Nonvogliomicalaluna

Il Paese dei capelli tinti

Posted in Pensieri e parole by maracinquepalmi on gennaio 3, 2012

I capelli tinti (dei Pooh e di tutti gli altri) sono il simbolo più fatale di un Paese vecchio che finge però di essere giovane, la rappresentazione di un fermo immagine che ci incolla irrimediabilmente agli anni Settanta, un ritaglio di giornale ingiallito che parla di noi.

L’ho ha scritto stamattina Aldo Grasso sul Corriere della Sera (qui l’articolo da leggere fino in fondo) a proposito del consueto spettacolo di Capodanno che trasmette Rai1.

Ma i Pooh e tutti gli altri quando smetteranno di tingersi i capelli?

Non è un Paese per mamme

Posted in Eva contro Eva by maracinquepalmi on aprile 16, 2010

Ieri dalla prima pagina del Corriere della Sera Ilaria D’Amico, ovvero il calcio per antonomasia targato Sky, ha dichiarato: “In Italia se fai un bambino devi quasi giustificarti”.

Prima di lei era stata Antonella Clerici, regina della “Prova del cuoco” su Rai 1, a denunciare il fatto che la Rai, appresa la notizia della sua gravidanza, l’aveva sostituita con un’altra conduttrice (una volta la Rai allontanava le ragazze madri, come accadde per Mina nel 1962. Oggi per fortuna non è più così, ma per la tv di Stato la maternità sembra essere ancora un tabù).

Qualche tempo fa il ministro all’Istruzione Maria Stella Gelmini, commentando la sua imminente maternità, aveva affermato con padana fierezza: “A casa neanche un giorno” , scatenando, tra le altre, persino una dura reazione dell’Avvenire.

L’esternazione del Ministro ricalcava quella fatta nel gennaio 2009 dalla collega francese Rachida Dati che, cinque giorni dopo il parto, tornò a lavorare.

Non commento queste notizie con parole mie. Preferisco affidarmi all’indagine multiscopo “Le difficoltà nella transizione dei giovani allo stato adulto e le criticità nei percorsi di vita femminili, pubblicata nel dicembre 2009 e che ho già avuto modo di utilizzare per il mio post “E non se ne vogliono andare”.

Quelli che seguono sono estratti dell’indagine, ma i grassetti sono miei. Forse è abbastanza lungo, ma ne vale la pena:

Rilevanti differenze di genere emergono dall’analisi della condizione lavorativa che non riguardano tanto la propensione di uomini e donne ad avere figli ma che mettono in luce l’esistenza di difficoltà a mantenere lo status occupazionale iniziale nel caso delle donne. L’arrivo di un figlio incide, infatti, sulla stabilità occupazionale delle donne in maniera rilevante. (pag.10)

Lo svantaggio che l’arrivo di un figlio comporta per la condizione femminile riguarda la continuità lavorativa: più di un quarto (27,1%) delle occupate in età feconda al 2003 che intendevano avere figli e l’hanno avuto in seguito ha interrotto il proprio lavoro e di queste, il 56,8% attribuisce la causa dell’interruzione proprio alla maternità (26,5% in corrispondenza del primo figlio, 32,7% del secondo figlio). In modo analogo, anche a prescindere dall’intenzione di avere un figlio, il 26,2% delle donne che lavoravano ed hanno avuto un figlio, ha interrotto il proprio lavoro confermando una tendenza osservata già da tempo, ormai strutturale che non accenna a ridursi. (pag.11)

L’analisi retrospettiva dei percorsi lavorativi mette in luce, da un lato, le difficoltà che incontrano le generazioni più giovani nell’entrare nel mondo del lavoro e nell’avviare il processo di transizione alla vita adulta e dall’altro, le difficoltà delle donne a partecipare al mercato del lavoro e, una volta entrate, a conciliare l’attività lavorativa con gli impegni domestici e familiari. (pag.13)

I percorsi lavorativi femminili osservati in un arco temporale limitato a 10 anni dal primo impiego fanno emergere che il numero di figli avuti condiziona fortemente la capacità di gestire la famiglia e mantenere il proprio lavoro. A dieci anni dal primo impiego se si tiene conto anche del vissuto familiare in termini di figli avuti si osserva che tra le casalinghe è minore la quota di chi si ferma al più al primo figlio (20,5% rispetto al 41,4% delle occupate a 10 anni dall’ingresso nel mercato del lavoro). Le casalinghe, infatti, nel 55,1% dei casi hanno raggiunto il secondo figlio entro 10 anni dal primo lavoro, contro il 42,4% di quelle che mantengono l’occupazione (Tavola 8). Si tratta di un aspetto cruciale per il nostro Paese, caratterizzato da un moderato tasso di partecipazione femminile al mercato del lavoro e, contemporaneamente, da un basso livello di fecondità. (pag.14)

Infatti, su 100 occupati nel 2003, a permanere nell’occupazione alla fine del triennio sono più uomini che donne, mentre a perderla diventando inattivi sono più donne che uomini (Tavola 9); tale svantaggio si accentua per i livelli di istruzione più bassi. (pag.15)

Anche le lavoratrici temporanee hanno difficoltà a mantenere l’occupazione o a stabilizzarsi: la dinamica dei flussi evidenzia che le occupate a termine hanno una probabilità più alta di rimanere con un’occupazione temporanea (32,7% contro il 20,5% degli uomini) o di passare all’inattività (16,7% contro il 9,1%). Sono le donne del Mezzogiorno a pagare il prezzo più alto (una su tre contro due uomini su tre). (pag.15)

I tragitti occupazionali femminili sono segnati da maggiori discontinuità. Più donne che uomini hanno interrotto almeno una volta nel corso della vita la propria attività lavorativa (il 58,2% contro il 42,4%) (Tavola 10). (pag.15)

Inoltre, anche nel corso del triennio l’esame dei motivi dichiarati dalle persone occupate nel 2007, che hanno avuto almeno un’interruzione lavorativa dopo il 2003, fa emergere che i motivi familiari condizionano prevalentemente i tragitti lavorativi femminili e non riguardano quasi la popolazione maschile. La nascita di un figlio è causa di interruzione soprattutto per le donne dai 25 ai 34 anni (15,6%) (Tavola 11). (pp.15-16)

 A buon intenditor poche parole.

L’informazione televisiva in Italia: da Raiset al citizen journalism

Posted in In punta di penna by maracinquepalmi on gennaio 12, 2010

Questa volta parlo di me.

Sull’ultimo numero di Ocula, rivista on line di semiotica, è uscito “L’informazione televisiva in Italia: da Raiset al citizen journalism” , un mio (lungo) articolo sull’offerta informativa che propone la tv.

Non solo il tubo catodico, ma anche la web tv e quella on demand. Come è cambiata l’informazione televisiva in Italia con l’avvento delle nuove tecnologie e, in particolare, con il diffondersi del citizen journalism? Il saggio analizza l’attuale offerta informativa televisiva ed il rapporto tra tv ed internet, con un particolare approfondimento dedicato alla crossmedialità e al giornalismo partecipativo.

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