Nonvogliomicalaluna

Di giornalismi, liocorni ed altre storie

Posted in Ciao, sono io, In punta di penna by maracinquepalmi on luglio 18, 2013

nuovi e vecchi mediaSolo non si vedono i due liocorni…Ecco il liocorno della discussione sul giornalismo che, partito dal post di Francesca Borri, sta impazzando in questi giorni sono io.

Io che volevo scrivere un post bellissimo e coltissimo su questo mestiere, che mi sono smarrita tra i commenti spesso più lunghi dei post. Insomma, alla fine non ce l’ho fatta, troppi pensieri da riordinare, troppi perché sospesi nel vuoto. Io credo che il bello di questo dibattito (si può usare ancora questa parola o è troppo desueta?) sia proprio questo: ci sono proprio tutti (o quasi) i giornalismi, si può essere più o meno d’accordo con quanto è stato scritto, possiamo arrabbiarci, sperare o disperare.

Sta a noi scegliere.

Sta a noi scegliere se vogliamo continuare a distinguere fra free lance (che è cosa ben diversa dall’essere precario, anche se negli ultimi anni le due figure spesso coincidono) di serie A e B. Allora saremo morti, morti per sempre e avremo perso tutte le nostre battaglie.

Sta a noi scegliere se credere a quelli che dicono che ci sono vecchi e nuovi giornalisti alimentando false illusioni e stupide rivalità: esistono vecchi e nuovi strumenti, ma il mestiere è sempre lo stesso. Deontologia compresa.

Sta a noi scegliere. Sempre.

Nota a margine

E’ stato uno dei post più difficili che abbia scritto in questi anni perché il rischio era di scrivere banalità (non escludo, però, di averlo fatto), indugiare in sentimentalismi da film in bianco e nero o, peggio, recitare la parte dell’incazzata. Ecco, certe volte, lo sono proprio.

Nato con la camicia (bianca)

Posted in In punta di penna by maracinquepalmi on novembre 20, 2012

Quando fra dieci, venti, trent’anni mio figlio mi chiederà di raccontargli cosa è stata quella storia delle primarie del centrosinistra nel lontano 2012, io lo guarderò fisso negli occhi e gli dirò che certo, me la ricordo proprio bene quella cosa lì.

Magari sarò un po’ rimbambita e farò fatica a mettere subito a fuoco i dettagli (tipo il camper in doppia fila, gli #scugnizzixbersani oppure i marxisti per Tabacci), forse non mi ricorderò chi le ha vinte, però di sicuro una cosa mi tornerà presto in mente e allora gli dirò con tono solenne: “La camicia. Fabrizio, quelle furono le primarie della camicia bianca“.

La camicia? Mamma, ma cosa stai dicendo. Ti ho chiesto delle primarie e tu mi parli della camicia?

Ed io insisterò (i genitori insistono sempre per convincere i figli o almeno ci provano) perché la camicia bianca del candidato Matteo Renzi fu proprio una cosa difficile da togliersi dalla testa in quei frenetici giorni dell’autunno 2012. Soprattutto per il fatto che il candidato la indossò per tutta la durata della campagna per le primarie. Con o senza cravatta, sotto il giubotto, con o senza giacca…Insomma un vessillo della sua furia rottamatrice (persino Omino Bianco è impallidito di fronte a cotanto ardore), come se con il candido indumento volesse dirci che quella era la strada del nuovo.

Fabrizio continuerà a non capire, mi guarderà con sospetto oppure mi biasimerà.

Io, però, continuerò a pensare a quella camicia perché forse un significato ce l’ha, forse è da lì che è iniziato tutto. La prima rottamazione deve essere stata quella del suo armadio, quando tra un cambio di stagione e l’altro ha pensato bene di disfarsi delle botton down che magari facevano troppo Veltroni o sinistra radical-chic.

E se va bene a lui, buona camicia a tutti.

Avviso ai naviganti

Questo post nasce per scherzo da un tweet di Francesca Minonne, alias Framino che così mi scriveva ieri sera:

Niente di personale nei confronti di chi indossa la camicia bianca. Però il dubbio mi rimane: ma cambiarla qualche volta con qualcosa di più ardimentosamente colorato?

Aggiornamento del 28 agosto 2013

Stamattina, leggendo il Corriere della Sera, mi sono imbattuta in una intervista ad Aldo Schiavone, docente di diritto romano all’Università di Firenze. Negli anni ’90 “un giovanotto in camicia bianca”, come scrive il quotidiano di via Solferino, sostenne con lui l’esame. Indovinate chi era…

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Comuni di carta tra la via Emilia e l’Appennino

Posted in In punta di penna by maracinquepalmi on settembre 26, 2012

Quando tutti i giorni lavori con la carta (anche quella fatta di byte) e le parole, succede che ti appassioni a quei fogli che raccontano storie, fatti e persone delle comunità che viviamo. E’ successo anche a me e questa ricerca, nata per una necessità, è la prova – o almeno il tentativo – che il nostro lavoro permette di studiare gli strumenti che realizziamo.

Comuni di carta” nasce dalla tesina da presentare all’esame di idoneità professionale dell’Ordine dei Giornalisti. Lavorando nell’ufficio stampa di un Comune, mi è venuto naturale scriverla sull’informazione della Pubblica Amministrazione tra carta e web, approfondendo in particolare il contesto bolognese. Ritornata al lavoro, dopo l’esame, ho deciso di approfondire l’argomento con una ricerca dedicata ai periodici dei Comuni nella Provincia di Bologna.

Per questo ho elaborato un breve questionario che ho inviato, lo scorso maggio, ai 60 comuni della Provincia di Bologna. Si tratta di venti domande formulate per conoscere una realtà editoriale poco nota. L’idea è cercare di restituire un quadro di come questi periodici interagiscono nel sistema dei media di un Comune, quali sono i modelli redazionali a partire da chi riveste la funzione di direttore responsabile e, quindi, quanto la parte politica influisce nella gestione della redazione. Con questo lavoro non ho la pretesa di restituire dati scientifici, né voglio soffermarmi sui contenuti dei periodici presi in esame.

Al questionario hanno risposto 34 Comuni. Nel file allegato – sono 20 pagine fitte, fitte – trovate i risultati di questa ricerca che, credo, sia la prima a raccontare i periodici dei nostri Comuni. E’ stato un lavoro lungo e spero possa essere argomento di riflessione e discussione.

Dalle risposte è emersa una situazione variegata sotto molti punti di vista: Sindaci che sono direttori del periodico, comitati di redazione misti (cioè rappresentanti del Consiglio o della Giunta e dipendenti), risorse sempre più scarse, mancanza di figure specialistiche (ad es. i grafici sono tutti esterni).

Non considero questo lavoro un documento chiuso, ma aperto a integrazioni, segnalazioni di altri periodici (caso mai mi fosse sfuggito qualcosa) e suggerimenti così come ritengo che il questionario si possa perfezionare e possa prendere in esame altri aspetti. Buona lettura!!!

AGGIORNAMENTO DEL 28 NOVEMBRE

Sabato 1 dicembre, alle ore 10, nella Sala Conferenze del Collegio di Spagna a Bologna, la ricerca sarà presentata nell’ambito di una iniziativa organizzata dall’Associazione Stampa Emilia-Romagna. Qui l’evento su Facebook. Per questa occasione la ricerca è stata aggiornata. 

 

Comuni di carta tra la via Emilia e l’Appenino – la ricerca

AGGIORNAMENTO DEL 5 DICEMBRE

Comuni di carta ora è anche un blog.

Le parole sono importanti

Posted in Eva contro Eva, In punta di penna by maracinquepalmi on settembre 20, 2012

Nanni Moretti aveva ragione. Le parole sono importanti. Accipicchia, se sono importanti. Soprattutto per noi giornalisti.

Negli ultimi giorni, solo per fare gli esempi più recenti, le cronache sulle primarie si occupano anche di due donne.
Una, Laura Puppato, è una candidata che Concita De Gregorio ha così descritto nell’incipit dell‘intervista:

Eccolo, l’ altro candidato alle primarie del Pd. Eccola, anzi. Laura Puppato è una bellissima donna di 55 anni, giovane alla politica.

L’altra, Alessandra Moretti, è portavoce del comitato pro Bersani che, nel giorno della presentazione, viene così descritta sempre su Repubblica:

E poi c’è lei, la portavoce dagli occhi verdi, Alessandra Moretti, classe 1973, avvocato e vicesindaco di Vicenza, particolarmente impegnata nelle politiche della scuola e dell’intercultura.

Ora, io dico, cara Repubblica, c’era proprio bisogno di dire che Puppato è una bellissima donna e che Moretti ha gli occhi verdi? Pareva proprio brutto dire solo che una è una donna che fa politica e l’altra è una portavoce?

Perché non scrivete che Bersani è il segretario quasi calvo?

Io, Oscar e la Costituzione

Posted in In punta di penna by maracinquepalmi on gennaio 29, 2012

La notizia del giorno mi riporta ad un tardo pomeriggio dell’8 settembre 2003, una domenica se non ricordo male.

Collaboravo al notiziario on line della Festa nazionale dell’Unità a Bologna.

Nel tardo pomeriggio mi toccò seguire il dibattito che celebrava l’anniversario dell’8 settembre. C’erano Oscar Luigi Scalfaro, Piero Fassino e Giglia Tedesco.

A fine dibattito il Presidente venne accerchiato dai cronisti. Io sbucai fra loro con il mio registratore (oggi, senza dubbio, un oggetto di modernariato) e riuscii a fargli una domanda.

Di quel pezzo, che ho riletto oggi, mi piace riprendere le sue frasi sulla Costituzione e sull’articolo 21 (i grassetti sono miei, come sempre:

Torna, però, subito serio quando gli viene chiesto se nel suo discorso, a tratti duro, era da cogliere un parallelismo tra alcune situazioni attuali del governo di centro destra e l’esordio del fascismo nel 1922.

“Non faccio questi studi storici difficili -spiega- mi fermo sulla realtà che viviamo e nella realtà che viviamo c’è molto della Carta costituzionale. Per quello che è costata e per quello che dice è una Carta fra le migliori al mondo. Quando vedo che l’articolo dell’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge è già indubbiamente in stato di sofferenza, e che l’articolo 21, quello sulla libertà di esprimere il proprio pensiero, è anche in condizioni di fatica, allora dico di fare attenzione, perché abbiamo come dei tarli che cercano di rodere questo legno formidabile che è la nostra storia. Io mi fermo semplicemente a citare i fatti”.

Donne, rete e territorio

Posted in Ciao, sono io, In punta di penna by maracinquepalmi on settembre 24, 2011

Le donne fanno rete sulla Rete a partire dal proprio territorio.

E’ questo il tema che ha animato sabato scorso la GGD10. Lo so, scrivo questo post con una settimana di ritardo, ma certe volte la vita off line ti intrappola…

Bella serata (come solo le Ggd Bologna sanno fare), interventi interessanti, buona musica (che non guasta mai). Qui ho pubblicato il mio speech e qui potete vedere il video che ha girato Silvia Storelli.

A dimostrazione di come le donne fanno rete, Ggd, Donne Pensanti ed il mio blog Articolo37 organizziamo sabato 15 ottobre (a partire dalle ore 9.30) alle Officine Minganti Le nuove professioni delle donne“, una iniziativa – patrocinata dalla Provincia di Bologna - dedicata alle donne per discutere insieme ad esperte e professioniste del settore sulle opportunità che le tecnologie  aprono alle donne: lavoro, relazioni, nuove professioni, discriminazione di genere,  supporto e amicizie.

Frattocchie 2.0, un anno dopo

Posted in In punta di penna by maracinquepalmi on settembre 5, 2011

A volte ritornano, diceva un vecchio film. Io sono tornata a Frattocchie 2.0, terza edizione del seminario su comunicazione, web e politica organizzato dal Partito Democratico nell’ambito della Festa nazionale Informazione a Firenze.

Sul mio taccuino, provando a ripercorrere i tre giorni (una cronaca dettagliata è sul profilo @MaraCinquepalmi di Twitter) in una sorta di “best of” come ho fatto l’anno scorso in questo post), rimangono le parole ed i pensieri di: Juan Carlos de Martin e la costruzione del senso sempre più dal basso, ovvero compongo sullo schermo del mio pc il palinsesto che mi interessa e ancora la sua riflessione sull’innovazione come distruzione, nel senso che è dirompente, la necessità per il nostro Paese di una agenda digitale; l’intelligenza collettiva e l’analfabetismo funzionale secondo Luca De Biase (adotto la sua frase: ci muoviamo secondo gli algoritmi del gruppo); i politici e Facebook secondo l’osservatorio di Stefano Epifani; le buone pratiche dei circoli presentate al barcamp (fantastici i video con i “cinni” bolognesi di Insiemeperilpd); la dottissima lezione su cultura e creatività di Marino Sinibaldi; l’esperienza della rivolta egiziana nel racconto di Giovanna Loccatelli; i referendum 2011 ed il web secondo Dino Amenduni; l’Obama scettico del web nelle parole di Marilisa Palumbo.

Sulla mia pelle, invece, rimane il temporale che mi ha sorpreso prima della partenza. Molto cinematografica come situazione, una pioggia che nemmeno James Ivory in Camera con vista (l’ho visto 12 volte)…Etciù, etciù.

Nota a margine

Piccolo spazio dedicato ai ringraziamenti perché mi vengono meglio per iscritto: Francesco per la fiducia, Francesca e Marco per aver condiviso tweet compulsivi, Valentina e Luca per aver scoperto una Firenze gustosissima (in attesa di conoscere il verdetto della bilancia), Roberta perché abbiamo scoperto di essere un po’ bolognesi.

La notte della rete

Posted in In punta di penna by maracinquepalmi on luglio 5, 2011

“La possibilità che attraverso Internet le informazioni siano disponibili a tutti, che lo scambio avvenga in modo diretto, non mediato, e interattivamente, non dall’alto verso il basso, apre grandi spazi alla democrazia…Io credo che ci sarà per tutti, a tutti i livelli socioeconomici, la possibilità di conoscere di più, di acculturarsi: e la cultura, la conoscenza, sono inevitabilmente fonte di benessere“.

Ho scelto le parole di Rita Levi Montalcini (lette su uno dei testi per l’esame da giornalista professionista) per aderire alla Notte della Rete, la manifestazione organizzata da associazioni e cittadini per dire “NO” alla delibera AgCom che “dovrebbe consentire alla stessa AgCom di oscurare dall’oggi al domani qualsiasi contenuto Internet che ritenga – a suo insindacabile giudizio – in violazione del diritto d’autore, arrivando (sempre a insindacabile giudizio di AgCom) a cancellare l’intero sito” (questo il pezzo sull’Espresso).

Parole e politica tra carta e web

Posted in In punta di penna by maracinquepalmi on giugno 12, 2011

Metti una mattina qualunque di giugno, proprio mentre – come tutti i santi giorni – stai facendo la rassegna stampa. E’ allora che l’occhio mi cade su un pezzo di Repubblica. Annuncia un convegno internazionale per i 60 anni della storica rivista Il Mulino dal titolo “Riviste e siti web di politica e cultura: una coesistenza difficile?“.

Accipicchia, questo proprio non devo farmelo scappare (però se non avessi letto il giornale, l’avrei perso. Sul web – a parte il sito del Mulino – non ne ho trovato traccia).

Metti un sabato qualunque di giugno, un sabato iniziato con la pioggia.
Voglia di uscire pari a zero, però a Palazzo Magnani c’è il convegno del Mulino. E così decido che vale la pena prendersi un po’ di pioggia.

La sessione del sabato ha per tema “Le nuove tecnologie e la promozione del dibattito politico-culturale“. Introduce Piero Ignazi e chiude Luigi Pedrazzi, che ha regalato qualche aneddoto curioso sui ragazzi che fondarono il Mulino.

Riportare tre ore e più di convegno è impresa alquanto difficile e rischierei di scrivere un post chilometrico (proprio quello che non si deve fare sul web). Preferisco riportare alcuni appunti così come li ho presi sul mio taccuino. Forse è una forzatura, ma penso ne valga comunque la pena per avere una idea di quella che è stato detto. Segnalo in grassetto le cose che mi sono piaciute, in corsivo quelle che mi sono piaciute meno.

Ho avuto l’impressione che per qualcuno il web è un mezzo di serie B, dove si annidano dilettanti dell’informazione e pericoli che attentano alla cultura accademica. Mi permetto di fare mia una frase di Loredana Lipperini, giornalista e blogger, per dire come la penso: “Perché l’insistenza sui pericoli di Internet costringe alla solita manovra di retromarcia, porta a difendere il tutto per la parte. E a ripetere ancora una volta che il sistema è innocente e anzi virtuoso (perché è proprio grazie alla rete che è possibile rielaborare e rovesciare contenuti mediocri e antichi stereotipi): e sono semmai coloro che vi inseriscono concetti e modelli molto simili reperibili a quelli off line, o reiterano comportamenti irridenti e offensivi, a confondere ancora una volta le acque. Sapendo che, nel web, è addirittura più facile” (Ancora dalla parte delle bambine, Universale Economica Feltrinelli, 2010, p.249).

Giusto per non farmi mancare nulla, ho fatto anche una cronaca in diretta su Twitter con i cinguettii un po’ meno istituzionali degli appunti.

Alberto Abruzzese – Iulm

grande tradizione novecentesca della rivista italiana
con il web siamo passati da un testo che giace ad una più rapida interfaccia

Angelo Agostini – Problemi dell’informazione

la politica di commercializzazione di un editore può essere un ostacolo alla versione on line
sono diversi i tempi di una redazione web e di una su carta
il giornalismo web è veloce e interattivo, ma queste caratteristiche permettono l’approfondimento?
manca la fatica, anche quella di fisica di fare le ricerche

Carlo Formenti – Università del Salento

non ha più senso parlare della rete come qualcosa di omogeneo
esempio della rivista Alfabeta2 su carta e su web
i ricercatori preferiscono pubblicare sul cartaceo. Quella on line è considerata una testata di serie b.

Alessandro Gilioli – L’Espresso

il problema è la qualità dell’informazione in rete
in rete sono controllato e, se sbaglio, vengo anche sbugiardato
per questo il valore delle informazioni deve essere più alto
fra i giornalisti, invece, il web non è considerata una testata di serie b.

Roberto Grandi – Università di Bologna

nella rete la società civile può esprimersi ed in alcuni casi influisce sull’agenda dei media tradizionali
caso Huffington Post: 3mila collaboratori volontari sono in causa per mancato pagamento
la categoria di sfera pubblica non c’è più
con la rete verifico nel breve periodo il dibattito

Paolo Madron – Lettera43

un punto di vista di un operatore dell’informazione
l’online è un poderoso passo verso la democratizzazioe dell’informazione
mi spaventa la cattiveria della rete
Facebook sta diventando troppo invadente
il modello di business è fondamentale: stare in piedi economicamente senza condizionamenti

Roberto Maragliano – Università Roma Tre

la rivista ha un compito di formazione
cercare il compromesso tra il cartaceo e le sue presenze in rete
meno male che c’è Facebook perché introduce alcuni utenti ad una alfabetizzazione primaria della rete
una rivista non può non porsi il problema di come diventare una nicchia, una community secondo le dinamiche della rete

Andrea Miconi – Iulm

la rete ha un modo di fare cultura schizofrenico
come è possibile che nella orizzontalità del web emergano figure carismatiche come Grillo o Travaglio?
Grillo impone una opinione
nella post-democrazia ci sono elementi di pre-democrazia
il problema del web è il trionfo del dilettantismo
se tutti parlano di tutto non si fa opinione e per questo è normale che si impongano autorità come Grillo

Luciano Paccagnella – Università di Torino

le riviste tradizionali hanno ancora senso
da una parte c’è bisogno di intermediari, dall’altra si innesta una competizione fortissima
non è vero che tutto ciò che viene pubblicato su carta sia più autorevole di quello pubblicato sul web
riviste online e su carta possono integrarsi

Mario Ricciardi - Politecnico di Torino

anche la rivista più di nicchia è entrata nella sfera pubblica, che oggi non esiste più
il modello internet dell’origine è all’opposto del modello dell’economia industriale. E’ qualità e non quantità
lo stato dell’informazione è un indicatore dello stato di salute di una democrazia

Tutto cambierà

Posted in In punta di penna by maracinquepalmi on dicembre 14, 2010

In questi giorni ho letto numerosi resoconti della manifestazione Pd di sabato scorso. Così mi è venuta voglia di scrivere il mio. Quello che state per leggere è  un punto di vista decisamente poco politico per i puristi della materia sulla giornata romana. Fino all’11 dicembre non ero mai scesa in piazza (non sai cosa ti sei persa in questi anni, potrebbe dire qualcuno), ma ho pensato che era arrivato il momento perché volevo proprio vedere l’effetto che fa.

Quando a novembre Bersani ha annunciato la manifestazione dell’11 dicembre, ho pensato che questa volta non mi sarei lasciata sfuggire l’occasione.

Con l’Italia che vuole cambiare” ha segnato il mio debutto ad una manifestazione politica. A 34 anni, cinque mesi e tre giorni. Non è mai troppo tardi, come diceva il maestro Manzi.

Così quando ho annunciato alla famiglia che l’11 sarei andata a Roma, mi sono sentita dire:

1. “Stai attenta!!!”, implora mia madre al telefono;

2. “Guarda, che è faticoso. Ti devi alzare presto, c’è tanto da camminare”, insinua mio marito, l’esperto di casa in fatto di politica e manifestazioni;

3. “Vengo anch’io”, propone mio figlio di tre anni;

4. “Stai attenta!!!”, sussurra mia suocera con grande pudore materno (giuro che non si era messa d’accordo con mia madre, che vive a 500 km di distanza).

Con grande sprezzo dei consigli di famiglia e, come al solito, di testa mia, prenoto il mio posticino e non faccio marcia indietro nemmeno quando mi dicono che si parte alle ore 6.02 e si rientra quasi alle due di notte.

Il giorno prima è tempo di preparativi. Faccio la spesa per il pranzo a sacco, organizzo il sabato per i due terzi della famiglia che rimangono a casa, preparo il kit di sopravvivenza (ovvero acqua, cerotti, Pocket coffee per tenermi sveglia e Mon cheri per non farmi mancare niente). Quando mio marito mi vede trafficare tra il bagno e la cucina intenta a riempire lo zainetto, mi guarda allarmato e dice: “Non vai in guerra. Inutile portarsi quella roba”.

Incurante del suo sarcasmo, gli faccio notare che quello zainetto è una felice sintesi della mia indole da ex fuorisede e della sindrome “non si sa mai” che colpisce prima o poi tutte le mamme.

Il venerdì sera punto tre sveglie (alle ore 4.30, alle 4.45 e alle 4.55 perché a una certa età bisogna darsi più di una chance) e mi accordo con i suoceri perché mi telefonino verso le cinque per avere una prova che io sia già sveglia. L’alba ha l’odore del cappuccino ed è avvolta dal freddo del giorno che sta per arrivare. L’appuntamento per una parte della delegazione bolognese è alla stazione di San Ruffillo. Qualche minuto dopo le 6 arriva il treno. Inizia l’avventura.

Cosa mi rimarrà di questa giornata? Una piccola lista, molto di moda a quanto pare, per restituire alcuni momenti di sabato:

  1. la fetta di panettone che alle ore 6.50 una gentile compagna di viaggio offre a chi non ha fatto colazione, innescando così un effetto domino. Lungo il vagone sarà un rincorrersi di caffè, raviole e crescenta (tipici prodotti ipercalorici della gastronomia bolognese: il primo un biscotto ripieno, il secondo molto più che una semplice focaccia);
  2. il nonnetto con la faccia scavata dagli anni, segno che ha visto il meglio e il peggio della nostra storia repubblicana che, affacciato alla finestra di un palazzo nel tratto di strada tra il Colosseo e piazza San Giovanni, applaude il corteo;
  3. la piazza gremita che per una come me, tendenzialmente agorafobica, mi ha lasciato senza fiato e ho impiegato qualche minuto per riprendermi.
  4. col calare della sera, però, non si alzerà la canzone popolare, ma un vento gelido tanto da far dire a Bersani, in apertura di discorso, “Sbrighiamoci, che fa freddo”. “Etciù, etciù” ho risposto dal mio metro quadro di marciapiede conquistato a fatica;
  5. Ettore Scola che si fa largo insieme ad altri manifestanti tra la folla, a due passi da me. Segno che per me è davvero una “Una giornata particolare”;
  6. il rumoreggiare di qualche manifestante, alle mie spalle, che, stanco dell’attesa, invita gentilmente (è un eufemismo, of course) Neffa a lasciare il posto a Bersani;
  7. l’evidente compiacimento di numerosi manifestanti quando Bersani si rivolge loro chiamandoli “compagne e compagni”.

Stroncata dall’amatriciana e dalle polpette mangiate a cena in un delizioso ristorante nei pressi della stazione Ostiense, mi accascio sul sedile del treno che mi riporta a casa.

Cala il silenzio, molti dormono, qualche temerario ha ancora la forza di chiacchierare. Io sono sveglia e penso a quello che un giorno racconterò al mio bimbo, di quel sabato che la sua mamma ha preso il treno per andare a Roma “con l’Italia che vuole cambiare”.

Anche per lui, per portarlo via da questi anni, da queste umiliazioni, da questa indignazione, da questa tristezza.

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