Pensieri e ricordi in ordine sparso dalle vacanze, prima che vengano travolti dalla routine casa-lavoro.
Un libro dopo l’altro – Complici i lunghi pisolini pomeridiani di Fabrizio, in questi giorni ho divorato tre libri – uno più diverso dell’altro – che mi piace segnalare. Il primo è I doni della vita di Irène Némirovsky, scrittrice russa di famiglia ebraica che morì ad Auschwitz nel 1942. Attraverso la storia della famiglia Hardelot l’autrice ripercorre trent’anni di storia francese, da quelli che precedettero la prima guerra mondiale a quelli dell’occupazione della Francia da parte dei tedeschi. Poi è stata la volta di Bartleby lo scrivano di Herman Melville, nella traduzione di Gianni Celati, con la sua ossessiva frase “Avrei preferenza di no”. Infine, Un’estate fa di Camilla Baresani: ruffianissimo romanzo non solo perché nel titolo cita la famosa canzone, ma anche per le ambientazioni della vicenda (Roma, Cortina, Capalbio, Milano, Venezia) in un turbinio molto patinato di mondanità, bella gente, amori (im)maturi e struggimenti del tipo “lei ama lui, ma lui ama un’altra”.
Giggi er bullo – Una insolita sfida Bologna-Roma (con tanto di andata e ritorno) si è consumata all’ombra della Val di Sole. Gara di andata: un bimbo romano sui cinque anni si avvicina a Fabrizio puntandogli contro le manine a mo’ di pistola. Fabrizio non si scompone e inizia a rincorrerlo senza sosta. Gara di ritorno: sempre il solito bimbo si avvicina a Fabrizio, ma questa volta quel tortellino del mio bimbo gli dice – tentando la via diplomatica – che “non si fanno i giochi con le manine”. Giggi er bullo (nome di convenienza, ma che identifica bene il personaggio) non si scoraggia e continua a puntargli le manine/pistola fino a quando Fabrizio capisce che il dialogo non porta alla pace e inizia a fare le pernacchie. Giggi er bullo alza il tiro e sputa. Bologna-Roma 1 a 1.
Tormentone 1- Ogni estate ha il suo tormentone musicale. Spesso sono i viaggi ad essere ricordati per una canzone. I nostri ultimi viaggi (ma capita anche durante gli spostamenti in città) hanno le note dei Viaggi di Gulliver, quelli che Fabrizio De Andrè e Giampiero Reverberi musicarono nel 1968 per l’omonima trasmissione tv. Quindici canzoni che abbiamo ascoltato senza sosta da casello a casello e anche oltre. In particolare, il morale della truppa saliva e si surriscaldava quando partivano i brani La grancassa e L’inno della scienza.
Tormentone 2- Lo ammetto. Ho ceduto e più di una volta. Contravvenendo a tutte le buone regole pedagogico-salutiste, ho ceduto alle insistenti richieste di Fabrizio per avere il Chupa chups . Naturalmente, doveva essere solo quello al gusto coca-cola: ho scoperto così che è uno dei gusti meno diffusi, in nove giorni abbiamo comprato tutti quelli (pochi per la verità) in vendita nel bar-pub-gelateria della via principale di Pejo Fonti, siamo riusciti a trovarlo anche in uno dei bar-ristoranti che costellano il sentiero che porta alla cascata di Nardis, in Val di Genova, nel bel mezzo del Parco Adamello-Brenta.
Arrivederci – “Signora mia, è stato un piacere. Mi trova sull’elenco. Sono l’unica con questo cognome”. Questo frammento di conversazione – realmente ascoltato in sala ristorante all’ora della colazione – mi ha fatto pensare a quando i villeggianti si scambiavano promesse di arrivederci in città scambiandosi numeri di telefono (quello fisso) o indirizzi (di casa, mica quelli con la chiocciolina).
E poi ancora la stecca di cioccolato (100 gr.) acquistata a Madonna di Campiglio alla Casa del cioccolato alla modica cifra di 6 euro e divorata da Fabrizio nel viaggio di ritorno a Pejo, la pioggia caduta ininterrottamente negli ultimi giorni che non ha impedito la gita alla cascata di Nardis, dove Fabrizio ha chiesto se le cascate “vanno a pile”, i cervi ed i caprioli dell’area faunistica di Pejo, le chiacchierate del dopocena tra mamme, il doppio arcobaleno dalla finestra della nostra camera.

Se la mente corre già ai ricordi, vuol dire che l’estate sta finendo.
Foto di Mara Cinquepalmi
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