Le parole sono importanti
Nanni Moretti aveva ragione. Le parole sono importanti. Accipicchia, se sono importanti. Soprattutto per noi giornalisti.
Negli ultimi giorni, solo per fare gli esempi più recenti, le cronache sulle primarie si occupano anche di due donne.
Una, Laura Puppato, è una candidata che Concita De Gregorio ha così descritto nell’incipit dell‘intervista:
Eccolo, l’ altro candidato alle primarie del Pd. Eccola, anzi. Laura Puppato è una bellissima donna di 55 anni, giovane alla politica.
L’altra, Alessandra Moretti, è portavoce del comitato pro Bersani che, nel giorno della presentazione, viene così descritta sempre su Repubblica:
E poi c’è lei, la portavoce dagli occhi verdi, Alessandra Moretti, classe 1973, avvocato e vicesindaco di Vicenza, particolarmente impegnata nelle politiche della scuola e dell’intercultura.
Ora, io dico, cara Repubblica, c’era proprio bisogno di dire che Puppato è una bellissima donna e che Moretti ha gli occhi verdi? Pareva proprio brutto dire solo che una è una donna che fa politica e l’altra è una portavoce?
Perché non scrivete che Bersani è il segretario quasi calvo?
Scusi, dov’è il West?
C’è chi (Elle) pubblica un numero speciale dedicato al libro bianco delle donne, però poi non si accorge che a pag.185, nel bel mezzo delle quindici “proposte concrete per migliorare la vita delle donne”, campeggia a tutta pagina la pubblicità di una marca di abbigliamento con una modella di spalle che ha il vestito alzato all’altezza del sedere e – guarda un po’ – ha dimenticato la biancheria.
C’è chi (La Repubblica e non solo) sostiene le manifestazioni in piazza per difendere la dignità delle donne dagli amici del bunga bunga, poi però nell’homepage dell’edizione on line, in fondo in fondo o tra una notizia di musica ed una di cronaca, trovi il backstage hot di una nota campagna pubblicitaria o una fotogallery dedicata alle modelle del Motor Show (l’ho scritto anche qui).
E allora, dove sta la coerenza? E’ forse diventata il nostro piccolo West, una terra lontana da conquistare?
Donna de panza, donna de sostanza
Che il nostro non sia un Paese per giovani è cosa risaputa e molti di noi lo vivono sulla propria pelle ogni giorno, ma che non lo sia nemmeno per le mamme è una cosa che riguarda pochi, o meglio poche, e si fa fatica ad ammetterlo (l’ho scritto anche qui).
La maternità, sui giornali o in televisione, è legata soprattutto alla cronaca (meglio se nera: le mamme sono carnefici – come sostiene Susanna Tamaro, subito smentita da una telegrafica, ma eloquente Loredana Lipperini – o vittime della malasanità come abbiamo letto la scorsa estate molto spesso) o al mondo dello spettacolo (adesso ci mancavano solo i consigli di Gwyneth Paltrow e Stella Mc Cartney sulla conciliazione dei tempi vita-lavoro).
C’è una maternità rappresentata, ovvero quella che circola su periodici, più o meno specializzati, e su magazine di attualità, molto distante da quella reale. C’è una differenza sostanziale e poco percepita tra la maternità raccontata, rappresentata e la maternità vissuta.
Negli ultimi giorni il tema è tornato al centro del dibattito sui giornali grazie ad una mamma decisamente rock, quella Gianna Nannini che a 54 anni ha avuto una figlia. Notizia golosissima per i giornali, scandagliata fin nei minimi dettagli, analizzata da illustri studiosi, commentata da esperti della materia.
La notizia sarebbe finita prima o poi in archivio se la cantante senese non avesse scelto per la copertina del suo ultimo album una foto che la ritrae col pancione.
Apriti cielo!!! L’Avvenire la accusa di fare del suo pancione un oggetto di mercato, Maria Laura Rodotà storce il naso, il Diario di Repubblica si affida all’intelligenza di Michela Marzano e Natalia Aspesi.
Cosa risponde la Nannini alle critiche? «Faccio sempre le copertine nel periodo in cui registro e se non fossero impressioniste si vedrebbero pure le occhiaie. Io sono vera, se in quel momento ero così che ci potevo fare?».
Abile mossa di marketing o no, la risposta della Nannini è ineccepibile e mi ha ricordato un passaggio dell’intervista che qualche tempo fa Vanessa Incontrada ha rilasciato a Verissimo, poi ripresa anche da Repubblica (i grassetti sono miei): «Anche se ero la prima a prendermi in giro, quando ero incinta venni attaccata in maniera pesante. Era come se avessi commesso un reato solo per il fatto di essere ingrassata. Non capivo perché ce l’avessero tutti con me».
La Incontrada racconta anche che le facevano indossare delle terribili guaine di contenimento perché doveva apparire con la pancia piatta, come se i naturali cambiamenti che il corpo subisce dopo il parto potessero disturbare il telespettatore. Come se il corpo di una donna diventata madre fosse televisivamente improponibile, inopportuno, abituati come siamo alla quotidiana dose di plastica (nel senso di chirurgia) bellezza che passa la tv.
Donne che pensano. Di nuovo.
Stamattina su Repubblica on line si parla di donne. E che donne!!!
Un articolo è dedicato a Donne Pensanti , il network bolognese, fondato da Francesca Sanzo, sul web più nota come Panzallaria, che propone alternative al modello univoco di donna diffuso oggi nel nostro Paese, un altro parla di Di nuovo , il manifesto dell’anti-velina che ha tra le sue promotrici la regista e scrittrice Cristina Comencini.
Peccato che lo stesso quotidiano, sempre oggi, dedichi uno spazio al dilemma delle celebrità tacco a spillo vs ballerine ed uno alla prima uscita di Elisabetta Canalis in costume, cosa che avrebbe scatenato i commenti dei blog americani.
Articoloventuno
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
L’informazione televisiva in Italia: da Raiset al citizen journalism
Questa volta parlo di me.
Sull’ultimo numero di Ocula, rivista on line di semiotica, è uscito “L’informazione televisiva in Italia: da Raiset al citizen journalism” , un mio (lungo) articolo sull’offerta informativa che propone la tv.
Non solo il tubo catodico, ma anche la web tv e quella on demand. Come è cambiata l’informazione televisiva in Italia con l’avvento delle nuove tecnologie e, in particolare, con il diffondersi del citizen journalism? Il saggio analizza l’attuale offerta informativa televisiva ed il rapporto tra tv ed internet, con un particolare approfondimento dedicato alla crossmedialità e al giornalismo partecipativo.

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