Nonvogliomicalaluna

Fuggi da Foggia

Posted in Dalla Puglia con... by maracinquepalmi on dicembre 31, 2010

Fuggi da Foggia, non per Foggia, ma per i foggiani che stanno a Foggia” è un antico detto popolare che molti di noi foggiani si sentono spesso dire (a me capitò a conclusione dell’esame di Letteratura italiana quando a pronunciarlo fu il mitico prof. Pazzaglia, quello del manuale di letteratura usato da generazioni di studenti).
E’ stato molto più colto, invece, il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola quando, qualche giorno fa, ha apostrofato i consiglieri regionali foggiani accusandoli di essere affetti da “foggianesimo“.
La sindrome, come diagnosticato da Vendola, consisterebbe in un “particolare atteggiamento vittimistico e concentrato sui propri, locali interessi“.
Sdegnata la reazione dei politici e dei foggiani famosi, anche se con qualche distinguo, richiesta di scuse ufficiali. C’è mancato poco che qualcuno lo sfidasse a duello o che l’indolente popolo foggiano dichiarasse l’indipendenza!!!
Vendola è uno che con le parole ci sa fare: è un abile oratore, un poeta, uno che per riavvicinare i giovani alla politica ha aperto le “Fabbriche di Nichi”, uno che non fa semplici comizi, ma comizi d’amore evocando quelli di pasoliniana memoria.
A onor del vero, la considerazione di Vendola non è del tutto infondata e lo dice una foggiana che da Foggia è fuggita, quando non era tempo di cervelli in fuga (per quanto io non lo sia…).
E’ difficile, però, far digerire quel “foggianesimo” al 47,20% degli elettori della circoscrizione Foggia che alle Regionali 2010 ha votato per lui. Se fossi il Presidente, non mi preoccuperei molto perché tra qualche giorno lo sdegno che qualcuno ha manifestato sarà un lontano ricordo: i miei concittadini si saranno già rifugiati nel caldo tepore dell’indolenza.

Angela e Francesca fanno Lebolleblu

Posted in Dalla Puglia con..., Tutta la vita davanti by maracinquepalmi on giugno 28, 2010

Mina, Calvino e due sorelle pugliesi con la passione per la letteratura e l’editoria sono gli ingredienti di una nuova scommessa nel panorama editoriale made in Bologna. Si chiama Lebolleblu edizioni, è nata da qualche mese, ma vanta già una partecipazione al Salone del libro di Torino.

Dopo aver letto tempo fa sull’edizione bolognese di Repubblica un pezzo in occasione della presentazione ufficiale della casa editrice, ho contattato Angela Castellano perché la storia delle Bolleblu mi incuriosiva molto. Così nel corso di una piacevole telefonata Angela mi ha parlato del progetto e non solo.

Le bolle blu è un nome curioso ed insolito per una casa editrice. Come lo avete scelto? Vi siete forse fatte ispirare dalla canzone di Mina?

L’abbiamo scelto perché la leggerezza è stata scelta come nostra linea editoriale. Non necessariamente intesa come umoristica e comica. La nostra è una leggerezza come quella delle Lezioni americane di Calvino. Inoltre, le bolle sono la forma più resistente e leggera in natura. E’ anche vero che la canzone di Mina ha avuto la sua influenza per il suo dinamismo musicale.

Lo spirito della vostra casa editrice è improntato alla leggerezza, riferita allo stile e ai contenuti, proprio come le bolle. Pensate che nel panorama editoriale attuale non ci sia spazio o sia troppo poco quello riservato ad una letteratura di qualità, ma leggera?

Il panorama letterario italiano ha un divario enorme tra la letteratura alta, quella di Eco per intenderci, e quella da supermercato, tipo istant book, commerciali o barzellette. Manca una fascia  intermedia. Ad esempio Camilleri propone una letteratura scorrevole e di consumo, ma più che dignitosa.

Tra le vostre prime uscite c’è stata anche la partecipazione al Salone di Torino.

Essendo piccoli e nuovi, avevamo troppo pochi libri per avere uno stand tutto nostro. Due titoli sono troppo pochi per poterci finanziare uno stand. Per questo siamo state ospitate dallo stand di Sugonews,  una rivista letteraria: è stata un’esperienza entusiasmante e molto proficua, anche perché affiancata da iniziative come aperitivi letterari con gli autori nello stand, reading-concerto all’interno del Salone e incontri presso la libreria Massena28.

Cosa ci fanno due pugliesi a Bologna che mettono su una casa editrice in tempo di crisi?

Io vivo a Bologna, mia sorella a Torino. Lavoriamo in remoto, ma siamo animate da una forte passione per i libri. In tutto questo è essenziale il supporto della famiglia. Dopo il master in editoria, abbiamo pensato che, piuttosto che essere precarie alle dipendenze di qualcuno, potevamo essere precarie in proprio.

Puglia: un luogo da cui scappare, in cui tornare o rimanere?

C’è il sogno lontano di tornare. Negli ultimi anni la Puglia è stata protagonista di un risveglio culturale che non ha precedenti. Penso al progetto “Bollenti spiriti” promosso dalla Regione.

Per te la Puglia è…

Le nostre radici.

Quink, il tarocco è il mio mestiere

Posted in Dalla Puglia con... by maracinquepalmi on marzo 29, 2010

L’ultima invenzione è “Facce da Q: il QuinKIT contro l’abusivismo”, ovvero come segnalare in modo originale i manifesti elettorali affissi abusivamente.

Loro sono i Quink, taroccatori ufficiali di manifesti elettorali e pubblicitari.

Vincitori morali delle regionali 2010, i Quink hanno animato quest’ultima campagna elettorale con trovate esilaranti. Ne è una prova il Creative Camp del loro sito.

Dopo aver letto l’intervista (con finale a sorpresa), suggerisco di guardare la videointervista che i Quink hanno rilasciato al portale Puglia Eccellente.

Cos’è Quink? Come è nato?

È un collettivo di adbusters. Significa che tarocchiamo manifesti (elettorali e pubblicitari), o addirittura li inventiamo ex novo. Però scriviamo anche freddure e realizziamo video. E a volte, se ci gira, prendiamo anche qualche iniziativa strana e cerchiamo di fare del mediattivismo. Le strade di Quink sono infinite e in continua evoluzione.

Da cosa nasce questa passione per la comunicazione?

Più o meno tutti i membri di Quink hanno alle loro spalle una serie di esperienze nel campo della comunicazione, soprattutto politica. Tuttavia, la passione per quello che si fa qui dentro nasce dal semplice desiderio di fare satira e divertire. Non siamo in missione per conto di Dio!

Il vostro è un approccio originale all’analisi del linguaggio politico. Se foste dei politici, assumereste Quink per curare la comunicazione della campagna elettorale?

I politici devono avere terrore di Quink! Sudorazione, vomito e convulsioni!

Quale slogan vorreste per il vostro impegno in politica?

“Non si parla di politica.”, ovviamente.

Puglia: un luogo da cui scappare, in cui tornare o rimanere?

Un luogo da continuare a migliorare.

Per voi la Puglia è…

Un nuovo centro dell’Italia, capace di generare risorse, idee e tendenze utili e nell’interesse dell’intera nazione.

Avete mai urlato/scritto/pensato “Non voglio mica la luna?”

Solo quando cantiamo nudi sotto la doccia. Tutti insieme, ovviamente. E tu, hai mai urlato/scritto/pensato “Non si parla di politica”? Noi scommettiamo di sì!

LiberAria, diamo respiro alla cultura

Posted in Dalla Puglia con... by maracinquepalmi on febbraio 27, 2010

Un modo nuovo di fare cultura. Una scommessa nel panorama culturale ed editoriale pugliese. LiberAria è una casa editrice on line nata dall’amore per i libri e la letteratura. Ne parla a Nonvogliomicalaluna Giorgia Antonelli, ideatrice del progetto.

Chi è Giorgia Antonelli.

Non l’ho ancora capito neppure io, ma appena lo scopro prometto che te lo faccio sapere! 

Come nasce LiberAria editrice.

LiberAria nasce da un amore viscerale per i libri e la letteratura. Abbiamo avuto la possibilità di realizzare questo progetto grazie ai finanziamenti della Regione Puglia, attraverso il bando Principi Attivi, finalizzato a finanziare giovani idee per il territorio pugliese.

Come si inserisce nel panorama culturale ed editoriale pugliese.

Il nostro progetto nasce con l’idea di creare qualcosa nel territorio e per il territorio, sebbene nella forma di un progetto telematico: vorremmo dare l’opportunità agli autori pugliesi di essere editati on line e di mettere in rete le loro conoscenze e i loro blog in modo da poter offrire sia una possibilità espressiva ai nostri talenti sia una forma di condivisione della conoscenza. Con questo scopo abbiamo voluto creare una sezione scientifica, in modo da poter editare i lavori di giovani dottori di ricerca e ricercatori che possono così consultare e usufruire del testo on line in qualsiasi momento, in un interscambio di saperi e conoscenze.

Il nostro logo è un gabbiano di carta proprio per questo: desideriamo trasmettere l’idea dell’amore per i libri e allo stesso tempo l’idea di libertà editoriale che la rete ci consente.

Che cos’è e quali obiettivi si propone.

E’ una casa editrice on line che edita in copyleft, un sistema di creative commons che lascia libero l’autore di concordare con noi il sistema di condivisione dell’opera che lui considera più opportuno. Il sito consta di quattro sezioni tematiche: letteratura, satira, saggi e pubblicazioni scientifiche e arti grafiche (foto, arte, fumetti, grafica). Inoltre è “diviso” in due domini: il sito vero e proprio www.liberaria.it e un aggregatore di blog letterari di e su la Puglia www.liberaria.puglia.it (entrambi i siti sono pronti, ma saranno ufficialmente on line per i primi di marzo) in cui offriremo ai nostri utenti un sistema di scambio telematico 2.0. Su richiesta dell’utente, forniamo inoltre un servizio di print on demand dei nostri testi utilizzando il sistema di pagamento pay pal o un vaglia postale.

Gli obiettivi sono molteplici, come già detto: offrire opportunità ai giovani scrittori e studiosi pugliesi di vedere pubblicate le proprie opere (naturalmente ci riserviamo il diritto di effettuare una selezione preventiva) e di mettere in condivisione saperi e conoscenze. L’aggregatore blog e il sistema di scambio 2.0 inoltre, consentono non solo un interscambio ma anche la possibilità di democraticizzare il processo di critica letteraria, dando voce agli utenti.

Per te la Puglia è…

Le mie radici, qualcosa che è dentro il mio modo di essere, una parte imprescindibile della mia identità.

Puglia: un luogo da cui scappare, in cui tornare o rimanere?

Molti scappano, certo non per poco amore di questi luoghi ma costretti dalla necessità. Io, la mia socia e tanti altri abbiamo deciso di restare, anche tra mille difficoltà. Come noi sono rimasti in Puglia tanti altri ragazzi che hanno avuto la possibilità, grazie alla Regione Puglia e al finanziamento di Principi Attivi, di provare a realizzare un piccolo sogno.

Viveur: così è, se vi pare

Posted in Dalla Puglia con... by maracinquepalmi on gennaio 29, 2010

Dal novembre 1993 a Foggia Viveur vuol dire “IL” settimanale del tempo libero. Ogni venerdì viene stampato in 6.000 copie e distribuito gratuitamente in oltre 3.000 luoghi di ritrovo della provincia di Foggia.

Il Viveur ha significato una svolta nell’editoria foggiana. A “Nonvogliomicalaluna” Tony di Corcia, attuale caporedattore, racconta il Viveur, la vita di redazione e molto altro.

Ps

Parlare del Viveur è come parlare della mia adolescenza. Lì è cominciato tutto, o quasi. Di quei giorni conservo molti bei ricordi, in particolare alcune risposte memorabili che ho ricevuto quando intervistavo qualcuno. Ad esempio:

«Salve, sono una giornalista del Viveur. Posso farle qualche domanda per il nostro giornale?»

Risposta:

  1. Ah, il giornale Vivere
  2. E chi siete?
  3. Siete di Foggia?
  4. Però, Viveur. E con Foggia cosa c’entra? 

Il Viveur è una realtà editoriale singolare, se non unica nel suo genere, nel nostro territorio. A 16 anni dalla sua nascita, oggi, come si inserisce nel tessuto culturale e informativo della Capitanata.

Viveur è nato da un’idea di Euclide Della Vista. Appena tornato da Bologna e fresco di Laurea in Economia, aveva notato che nella sua città natale mancava uno strumento capace di informare sulle iniziative culturali, sugli spettacoli e sulla vita notturna del territorio in modo veloce e piacevole. Viveur è nato così, assecondando un’intuizione che si è rivelata vincente.

Adesso siamo entrati nel 17° anno di attività del giornale, e abbiamo sempre lottato perché restasse intatto quello spirito di freschezza e positività che ha nutrito tutti i numeri del giornale, dalla sua fondazione a oggi. Attualmente, cerchiamo di rivolgerci ai lettori di Capitanata, ma senza immaginare delle mura intorno alla provincia: vogliamo essere un magazine nazionale, capace di affrontare temi che riguardano Foggia e la Puglia, ma anche l’intera nazione: Foggia fa parte dell’Italia come e quanto Firenze, Bologna, Roma, Milano. Anche qui ci sono talenti e fermenti meritevoli di attenzione, e anche qui arrivano i protagonisti della cultura e dello spettacolo: per questo, da un paio d’anni abbiamo la fortuna di contare sulla disponibilità di grandi personaggi che ci permettono di avere sempre delle belle “facce” sulla nostra copertina.

Come è cambiato il rapporto con la città?

E’ cambiato nella misura in cui i nostri primi lettori sono cresciuti: si sono laureati, sono entrati nel mondo del lavoro, si muovono nel territorio con ruoli nuovi e diversi rispetto a 17 anni fa. Quindi ci rivolgiamo alla città con un linguaggio che tenga conto di questo. La cosa che, però, ci rende orgogliosi è che anche i più giovani, i fratelli minori di chi leggeva Viveur negli anni Novanta, ci apprezzano e portano il magazine a casa per leggerlo e rileggerlo. Proprio come facevano i loro fratelli qualche anno fa.

 A chi non è di Foggia e a chi 16 anni fa non era ancora nato come presenteresti il Viveur

Lo presenterei come un giornale che va alla ricerca dei talenti e delle passioni, della voglia di fare e di dire cose nuove. Apparentemente, il nostro giornale si occupa del tempo libero e degli appuntamenti in programma durante la settimana; tra le righe, invece, passa un messaggio molto preciso: la vita non è nulla se non è vissuta con passione e investendo sul proprio talento. Chi finisce sulla nostra copertina non è soltanto un personaggio famoso, ma qualcuno che ha creduto nel proprio talento, che ha affrontato sacrifici e superato ostacoli per giungere dove è arrivato.

 La notizia più bella che avete dato e quella che vorreste dare.

Sinceramente, avrei l’imbarazzo della scelta sulla notizia più bella… Viveur privilegia le notizie positive, stimolanti, incoraggianti… Quanto a quella che vorremmo dare, saremmo felicissimi di pubblicare qualsiasi cosa si riferisse alla crescita culturale del nostro territorio o alla carriera di uno dei nostri concittadini più apprezzati a livello internazionale. Se qualche foggiano dovesse vincere l’Oscar o se Foggia dovesse giungere prima in una classifica che premia le città più generose o che investono sulle attività culturali, sappiate che la copertina di Viveur è a vostra disposizione!

 Il gruppo è sempre stato un elemento chiave nel successo del Viveur. Oggi da chi è composta la redazione.

Oggi la redazione è composta da me, che dirigo il giornale, e da due redattori: si chiamano Luigi de Martino e Luigi Lioce, hanno 25 anni, e li ho voluti al mio fianco perché sono due ragazzi dotati di grande passione, hanno talento, hanno il grande dono dell’educazione, e soprattutto condividono con me il rispetto per il lavoro e l’amore per questa testata. Poi ci sono circa otto collaboratori, diversi per età e per provenienza: abbiamo un ingegnere e un’archeologa, una ragazza che lavora per l’Università e un’insegnante… E poi ci sono, ovviamente, Euclide Della Vista che come editore ci lascia carta bianca (di questi tempi è cosa rarissima, credetemi) e Valentina Scuccimarra, coordinatore editoriale che ci offre continui stimoli, spunti e ci incoraggia col suo apprezzamento.

Credo che questo sia uno delle capacità più belle di Euclide: sa creare degli ambienti di lavoro in cui non c’è nulla dell’idea claustrofobica e opprimente che molti hanno del lavoro. Da quasi tre anni, provo la sensazione invidiabile e piacevolissima di svegliarmi con l’impazienza di recarmi in redazione, e non solo perché ho due milioni di cose da fare, ma anche perché so che mi attendono delle persone meravigliose. Con alcuni dei miei colleghi sono nati dei rapporti di amicizia estremamente profondi: trascorriamo insieme tutta la giornata per lavoro e, non contenti, proseguiamo uscendo insieme, andando a cena o in vacanza insieme… Tutto questo si riflette sul lavoro complessivo del giornale: il risultato finale è molto compatto, armonioso, proprio perché trasmette l’atmosfera positiva in cui il giornale viene realizzato.

La riunione del martedì sera era anche un momento di socializzazione (lì sono nate amicizie e non solo). Raccontaci come si vive la redazione.

Dal mese di maggio del 2009, lavoriamo in una nuova sede: si chiama Mediafarm, ed è una cittadella della comunicazione che raccoglie diverse realtà editoriali. Il mercoledì, alle 18.30, dalla sala riunioni di Mediafarm si sentono risate degne di un pub o di una riunione tra amici. E’ vero che ci incontriamo per progettare il numero della settimana successiva, ma inevitabilmente finiamo per parlare anche dei fatti nostri: vita sentimentale, incontri, esperienze, resoconti dei più vari, ma fatti nell’atmosfera goliardica e scanzonata tipica delle comitive di amici. E’ un momento molto catartico, allenta le tensioni accumulate durante la chiusura del numero. E mi ricorda che sono molto fortunato, perché sono circondato da amici e non solo da collaboratori.

Ma tu sei un viveur?

Per niente! Ripeto spesso che dirigo Viveur ma non sono un viveur! Vado a letto presto, sono pigrissimo e se la temperatura è troppo fredda o troppo calda è difficile che esca di casa senza brontolare. Insomma, sono un adorabile rompiscatole. Quindi, non so molto della vita notturna che si svolge fuori dal mio letto. Ma osservo delle eccezioni: se i miei amici/colleghi mi invitano a fare le ore piccole con loro, metto da parte le mie resistenze e mi abbandono a qualche ora di risate in buona compagnia.

Per te la Puglia è…

La Puglia è uno scrigno di colori, profumi, sapori, suggestioni. Qui puoi trovare la bellezza della natura incontaminata e le tradizioni della fede, la genuinità della cucina e l’atmosfera lenta di luoghi in cui il tempo sembra essere trascorso seguendo regole tutte sue. E poi respiri la storia, che è passata anche da questa regione. Che tu ti trovi sul Gargano o nella magia di Otranto, a Bari Vecchia o in Valle d’Itria, ti basterebbe chiudere gli occhi per farti raggiungere dal frastuono delle mille culture che si sono avvicendate nel corso dei secoli, per rivedere i colori che trasformano questa terra in uno spettacolo continuo, per risentire profumi che non riuscirai a trovare in nessun altro angolo della terra.

Frottole. A modo mio

Posted in Dalla Puglia con... by maracinquepalmi on gennaio 22, 2010

Massimiliano Martines  è attore, regista, autore di video, poeta. Insomma, un artista.

E’ pugliese, ma dal 1995 vive a Bologna.

A “Nonvogliomicalaluna” racconta di sé, delle sue frottole e della Puglia.

Chi è Massimiliano Martines

Innanzitutto un artista, dico ciò a scanso di equivoci. Ho sempre avvertito un certo disagio nel palesare con orgoglio questa mia natura, vuoi per la mia refrattarietà alle sovrastrutture sociali e alle sue semplificazioni, vuoi per la consapevolezza di non sentirmi mai all’altezza di me stesso. Sarò più chiaro. Io vengo da una media cittadina di provincia dove i titoli assumono una rilevanza spropositata, basta avere una laurea per essere dottore o professore, la storia ci insegna invece a dare poco conto ai ruoli assunti e ai titoli conferiti, perché ciò che conta è il percorso e l’ostinazione dell’individuo nel definirlo. Chiamarsi Massimiliano Martines per me è già qualcosa di ingombrante con cui ogni giorno mi trovo a fare i conti, non avrei il tempo di dare senso a ulteriori pleonastici appellativi. E poi tutte le persone che svolgono dei compiti nella società possono essere al contempo scienziati, pensatori, mistici, ecc. ecc. Dico dunque di essere un artista per la vaghezza del termine e per aver accettato di giocare consapevolmente un ruolo specifico nella comunità.

La seconda questione, ovvero la consapevolezza di non sentirmi adeguato a me stesso, nasce dalla precipua sensazione insita in ogni creatore, di avvertirsi superato dall’opera e di percepire nel momento esattamente successivo alla creazione che si può fare meglio e dare di più. Passata quindi l’eccitazione propria dell’atto, all’artista non rimane altro che sprofondare nella prostrazione dei propri limiti, aldilà dei consensi accumulati. Questa piccolezza contribuisce a renderlo grande e a proiettarlo in una dimensione che lo prescinde, per cui non è più lui demiurgo, ma si lascia in un certo senso creare, la sua stessa vita diventa la vera opera d’arte. Io credo molto nell’affermazione dell’individuo e nel contesto creativo credo sia necessario esserlo, rispetto agli altri campi dell’azione umana è anche il meno pericoloso e più fecondo. Da qui la mia diffidenza nei confronti dei gruppi e dei movimenti. L’ego dell’artista è smisurato e ha bisogno di essere continuamente imbrigliato da una ferrea disciplina che solo egli stesso può darsi. Al contempo credo anche nell’umiltà e nell’ascolto, fondamenti di crescita per tutti, non solo per un creativo. Da queste contraddittorie predisposizioni, dalla tensione che generano possono venire alla luce lavori di senso e altamente rappresentativi dei propri tempi.

Ultimamente sono irritato nel leggere le note biografiche di sedicenti autori, percepisco una sorta di gioco al ribasso, per cui uno scrittore in realtà non scrive ma fa il lavandaio, una pittrice non dipinge ma esercita le abluzioni della casalinga e di mamma di tot figli, e così discorrendo. Invece penso che occorra cominciare ad assumersi delle responsabilità, soprattutto rispetto al mondo in cui si vive. Non è che io non abbia il senso dello humour, penso solo che giocare (e l’aspetto ludico è apice nella creatività) sia una delle cose più serie che si possano decidere di fare. Mettiamola così: la mistificazione del sé o dell’arte è un danno di portata ecologica. Perché mai dovrei abbattere un albero per pubblicare cose in cui non credo fino in fondo, perché decine di persone dovrebbero prendere un mezzo e percorrere chilometri per venire a vedere i miei avvitamenti teatrali o le mie paturnie cantautorali, perché sprecare inchiostri, consumare preziose energie, distrarre, confondere, eludere,

 La poesia che avresti voluto scrivere.

Sicuramente Rimbaud, il maledetto tra i maledetti. Amo molto la sua “Une saison en enfer”, di cui ho fatto anche una riduzione teatrale. E’ il poeta che più si sposa alle mie corde. Ultimamente mi capita di leggere con trasporto molta poesia dell’est, soprattutto quella russa dei primi del novecento. Se mi dovessi collocare, mi piacerebbe farlo nel suo Olimpo tra Esenin, Majakovskij e la Cvateava. C’è un’urgenza e una complessità nei loro animi che è territoriale e universale allo stesso tempo, duplicità apparentemente antitetica, che si risolve nel minimo comune denominatore della vastità, dello sconfinamento, lo spazio e la steppa insieme, l’infinito e le ombre che la grande città proietta sui propri abitanti e viceversa.

Non amo molto la poesia italiana, benché ne legga tanta, ma la trovo irretita nelle forme, talvolta sterili divertissement, e in una compiaciuta retorica ermetica. Difatti da noi vende solo la Merini che io non amo particolarmente: le si deve comunque l’onore di aver parlato con la lingua che tutti noi parliamo, senza troppi panegirici. Quei russi invece, come anche Rimbaud del resto, ti arrivano alla pancia, al cuore e non credo sia solo questione di figure retoriche piegate o originalmente elaborate. La sostanziale verità è che essi hanno aderito profondamente alla vita assumendosi tutti i rischi in questa insiti, facile invece scrivere poesie in pantofole dietro alla propria scrivania!

Ungaretti ha prodotto le sue più belle liriche sul fronte, con poche essenziali taglienti parole, Pasolini è un altro grande inarrivabile e un fuoriclasse per tanti aspetti, le sue poesie in friulano (benché io ami il dialetto solo nelle conversazioni popolari) sono di una bellezza commovente.

Cosa sono le frottole che stai portando in giro per l’Italia?

“Frottole” sono le bugie propriamente definite, ma anche un genere musicale detto in altro modo “barzelletta”, molto simile ai madrigali e alle ballate. Esso nacque nel XV secolo e venne utilizzato perfino in alcune rappresentazioni teatrali, proprio per la sua peculiarità di unire poesia musica e rappresentazione. Da queste premesse, solo teoriche, nasce il mio primo cd, con il quale ho inteso coniugare le varie esperienze artistiche da me attraversate. E’ un lavoro che piace molto, soprattutto nella dimensione dal vivo. In effetti io sono un animale da palcoscenico, lì mi trasformo in quell’altro da me con cui cerco sempre un contatto, il mio dèmone può esprimersi al meglio.

Quando sei sul palco e fissi le persone negli occhi, queste sono obbligate a credere o meno in te come davanti a un dio, la fruizione è più diretta e selettiva, invece nelle manifestazioni mediate da un supporto, come il video, il cd, il libro, …, il rapporto è filtrato dal mezzo stesso, la ricezione diviene più complessa, il pensiero e lo stato d’animo del fruitore si prendono, come è giusto che sia, delle libertà esorbitanti, per cui lo spirito critico si fa più penetrante, sfiorando spesso la pignoleria.

Sin da quando ero bambino la musica ha rappresentato il sogno nel cassetto, ho cominciato a studiarla da poco e proprio questa inesperienza mi ha consentito di assumere l’atteggiamento di ascolto e umiltà di cui parlavo poc’anzi, senza mai privarmi della possibilità di operare scelte individuali.

 Hai mai urlato/scritto “Non voglio mica la luna?”

Più che urlato o scritto, l’ho spesso intonata. Penso che il canto sia espressione capace di liberare l’anima nella sua nuda verità. La luna non voglio possederla ma mirarla, come sempre, alla notte tra ululati e silenzi.

Dalla Puglia si scappa, si torna o si rimane

Io sono scappato, ho deciso di vivere a Bologna, città che continuo ad amare moltissimo. La Puglia è il mare, lì si rimane in contemplazione, nel sogno e a questo si torna sempre, ma con disillusione di volta in volta crescente. Qualcosa cambia talvolta per inerzia, talvolta per l’ostinazione di certi individui. La Puglia rimane, comunque, una delle regioni più interessanti d’Italia, paga lo scotto della sua peninsularità, la mancanza di scambi geografici diretti ne rallenta le propulsioni di sviluppo, più culturale che economico.

Per te la Puglia è…

Come la fine corsa di un autobus e il suo ricominciare, un luogo di confine, di passaggio, ma al contempo il termine surreale dove la vita approda agli ultimi suoi contorcimenti, come in quei grandi dormitori che sono le periferie delle città del nord, ma qui è l’anima che sale le scale, si concede in solitudine una frugale cena e poi spegne la luce per andare a dormire. Nulla di ieratico, semmai il crudele ripetersi della storia con la esse minuscola, la comune vicenda di tante persone.

Poi in realtà io non conosco la Puglia, a mala pena ho coscienza di cosa sia il Salento, i miei conterranei (come buona parte degli italiani del resto) sono pigri e stanziali, frequentano gli stessi posti abitudinariamente, non hanno curiosità, il massimo che si concedono è la vacanza nelle proprie località balneari o il giro dei presepi durante le feste natalizie. Le nuove generazioni viaggiano di più, ma non in Puglia. Avendo vissuto i miei primi vent’anni in quel territorio e in quella mentalità, posso dire di conoscere più l’Emilia-Romagna che non la mia regione. Manca consapevolezza del patrimonio culturale e questo è un gap che andrebbe colmato, con investimenti nelle strutture e un rilancio che parta da una scelta più oculata dei responsabili politici preposti.

Anche la scoperta del tarantismo è solo di facciata, ciò non consente di collocare nella giusta dimensione un fenomeno del passato che tale deve restare, non può una sottocultura sostituirsi al presente né tanto meno al futuro, oppure oscurare paradossalmente le migliori espressioni del passato. Bisogna chiarire i termini allora e chiamare le cose col proprio nome. Il tarantismo oggi è un fattore legato al turismo, non può assorbire le risorse destinate alla cultura, sia essa intesa come conservazione che come promozione di nuovi fermenti e linguaggi artistici. Il salentinismo è già come il partenopeismo, c’è stata solo una sostituzione di termini: al posto della sacra trimurti di pizza, sole e mandolino abbiamo qui le orecchiette con le cime di rapa, il mare e la pizzica. Io sto dalla parte del progresso, dell’evoluzione della specie, con Rimbaud che diceva: “Bisogna essere assolutamente moderni”.

Trenta righe

Posted in Dalla Puglia con... by maracinquepalmi on gennaio 1, 2010

 “Ernesto, trenta righe sopra la Gazzetta sono sempre trenta righe sopra la Gazzetta“.

Letta così, la frase non ha la forza della battuta pronunciata da Maurizio Micheli ne “L’uomo nero” , l’ultimo film di Sergio Rubini uscito nelle sale da poche settimane.

Per chi non è pugliese è difficile spiegare quel “trenta righe”. Perché dal Tavoliere al Salento la Gazzetta è per tutti la Gazzetta del Mezzogiorno, ovvero il giornale per eccellenza, la “Pravda delle orecchiette” (non me ne vogliano i colleghi).

Per artisti, letterati e politici “made in Puglia” quelle “trenta righe sopra la Gazzetta” sanciscono la legittimazione del proprio talento agli occhi di vicini, parenti e detrattori, sono il passaporto verso il successo.

La battuta di Micheli (che nel film veste i panni dell’avvocato Pezzetti, sempre in coppia con il professor Venusio, insegnante e giornalista a tempo perso) restituisce un mondo, quello della provincia del Sud, dove il riscatto dalla propria condizione passa attraverso il riconoscimento da parte dei notabili del paese. Negli anni ’60 come oggi.

La prima classe costa mille lire, la seconda cento, la terza dolore e spavento.

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.