Nonvogliomicalaluna

Una bellissima rabbia

Posted in Carnet, Ciao, sono io by maracinquepalmi on gennaio 10, 2011

Copertina del libro - Immagine tratta dal sito di Babalibri

Non dolci e nemmeno carbone, ma un bel libro da leggere insieme.

Quest’anno la Befana ha arricchito la piccola biblioteca di Briz con un libro che mi ha sorpreso. In realtà, lo cercavo da tempo perché è uno di quelli che mi avevano segnalato in biblioteca nell’ambito di “Nati per leggere“, il progetto di promozione alla lettura per bambini da zero a sei anni.

Si intitola “Che rabbia!” e l’autrice è Mireille d’Allancé.

E’ la storia del piccolo Roberto che ha passato una bruttissima giornata, gli va tutto storto fino a quando…il resto è meglio scoprirlo leggendo la storia.

Parlo di questo libro non perché voglia pubblicizzarlo, ma perché nella storia c’è un aspetto interessante e poco diffuso nei libri per l’infanzia.

Il libro si apre con il piccolo Roberto che rientra a casa molto arrabbiato, poi nella seconda e terza scena spunta il papà, che non legge comodamente seduto in poltrona il giornale, né si dedica ad un particolare hobby, ma si affaccia dalla cucina dove sta cucinando.

E’ questa la novità, il fattore di rottura che mi è piaciuto. In cucina – e nel resto della storia – non c’è la mamma, che forse è al lavoro. E’ il papà che si prende cura di Roberto e gli prepara la cena, tanto che alla fine della storia il piccolo dirà: «Papà, è rimasto un po’ di dolce?».

Scaffali precari

Posted in Tutta la vita davanti by maracinquepalmi on aprile 22, 2010

Cosa succede se i precari vanno in libreria? Non come acquirenti, ma come protagonisti sugli scaffali.

Da qualche anno il tema del precariato è diventato (anche) un fenomeno letterario, che in qualche caso più fortunato è approdato persino al cinema.

L’ultimo in ordine di tempo si intitola Diario semiserio di una redattrice a progetto (Mondadori) di Sara Lorenzini, dove il tema del precariato è solo uno degli elementi della storia. Il libro è stato anche al centro di una vivace polemica su Facebook  in merito ad un presunto plagio ed il testo chiamato in causa è  Voglio scrivere per Vanity Fair di Enrica Vagliengo.

Operatori di call center, insegnanti e molti altri animano le pagine di romanzi e saggi.

Il mondo deve sapere di Michela Murgia, nato come blog, è diventato prima un libro e poi ha fornito il soggetto per il film Tutta la vita davanti di Paolo Virzì.

Nasce sul web anche Generazione mille euro . Il primo “reality book”, come lo definiscono gli autori, è approdato in libreria dopo quasi 24.000 download dal sito e poi sul grande schermo con la regia di Massimo Venier.

E ancora le interviste di Aldo Nove uscite sul quotidiano Liberazione tra il 2004 e il 2005, in seguito da Einaudi in Mi chiamo Roberta, ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese.

La bibliografia precaria è ricca per natura e quantità. Senza alcuna pretesa di recensione, ecco alcuni titoli in ordine sparso:

Sono come tu mi vuoi. Storie di lavori di autori vari, edito da Laterza nel 2009; Vita precaria e amore eterno  di Mario Desiati per Mondadori nel 2006; Adesso basta. Lasciare il lavoro e cambiare vita di Simone Perotti (Chiarelettere, 2009); Non sono un bamboccione di Giuseppe Carlotti (Fazi, 2009); Una vita da supplente di Vincenzo Brancatisano (Nuovi Mondi); La mia banda suona il porn di Paolo Baron e Raffaella R. Ferrè edito da 80144 nel 2009; Precari e contenti della giornalista Angela Padrone pubblicato da Marsilio nel 2007; Tu quando scadi? di autori vari uscito nel 2005 per la casa editrice pugliese Manni Editori; La donna è mobile, uno sguardo al precariato femminile a cura di Maria Teresa Cassini e Alessandro Castellari per Alberto Perdisa editore; Mi spezzo ma non m’impiego di Andrea Bajani (Einaudi, 2006), autore di altri lavori sul precariato.

Istruzioni per l’uso: gli autori saranno pure precari, ma almeno sugli scaffali queste storie non sono a termine.

Quattro chiacchiere con…Sarti Antonio, sergente

Posted in In punta di penna by maracinquepalmi on gennaio 5, 2010

Per lui Bologna non ha segreti. Così come i lettori sanno tutto di lui: soffre di una tremenda colite, beve il caffè, ma solo quello fatto con la sua moka, ama le belle donne.

Sarti Antonio, sergente, è il protagonista di questo nuovo appuntamento.

Con lui, grazie anche a Loriano Macchiavelli, ho parlato di letteratura, investigatori e tv.

Allora ispettore, soffre sempre di colite?

Intanto diciamo subito che ispettore non lo sono ancora e forse non lo sarò mai. Sono nato sergente e sergente sono rimasto per trent’anni.

La colite: se è vero quanto il mio medico va dicendo da trent’anni e più, la mia è colite spastica di origine nervosa. Unica cura: cambiare mestiere. Si può alla mia età? Poi, che vado a fare? Se qualcuno ha un suggerimento, io sono qui.

E con le sigarette? Ha mai pensato di smettere di fumare?

Come lei sa, io non fumo e mi danno fastidio coloro che fumano, ma non ci posso fare niente, ho da fare sempre con qualcuno che fuma. Prendiamo Felice Cantoni, il mio collega autista. Gliel’ho detto: “Smettila di fumare sull’auto 28. Non mi va”. E lui, niente. Appena scendo, accende una sigaretta e poi, quando glielo rinfaccio, giura e spergiura di non aver fumato. “Allora cos’è la cicca che sta sotto i tuoi piedi?”

Il caffè lo fa sempre con la moka?

L’unico caffè degno di chiamarsi caffè, è quello fatto con la MIA moka e la MIA miscela. Certo, ci sono dei bar che fanno un caffè decente. Pochi, se devo essere sincero. Per questo quei pochi me li tengo cari.

In questo momento sta seguendo una indagine particolare o l’ispettore capo Raimondi Cesare la tiene in ufficio a sbrigare un po’ di pratiche?

Sto cercando di rintracciare tre ragazzi che sono scomparsi, un bel pomeriggio d’estate, e di loro non se ne sa più nulla. Sono usciti di casa per una gita sui colli di Bologna e nessuno li ha più visti. Un bel mistero.

Quali caratteristiche deve avere un buon investigatore?

Lo chiede a me? Lo chieda a un buon investigatore. O a una buona investigatrice tipo Giorgia Cantini. Sei lo sapessi, a quest’ora chissà dove sarei.

Cosa ne pensa dei suoi colleghi Montalbano e Coliandro? Li ha mai conosciuti? Le piacerebbe lavorare insieme a loro?

Mi è capitato di incontrarli e provo molta invidia. Per questo è meglio che ognuno di noi, io e loro, viaggi nel proprio mondo senza interferire con il mondo degli altri.

 Si riconosce nella Bologna di oggi? E’ molto cambiata dalle sue prime indagini?

La Bologna di oggi mi fa molto male. Mi capita di passeggiare per le strade del centro storico e di non riconoscere la gente che incontro. Tutti con un grugno così, incazzati, incattiviti, non un sorriso… Certo, viviamo in tempi bui e sorridere è uno sforzo sovrumano, ma un accenno, dio santo! Non riconosco nessuno, e sarebbe normale: non si può conoscere il mondo. Il guaio è che non riconosco neppure i luoghi. Cosa accidenti è accaduto? Sono invecchiato troppo in fretta? Forse è per questo che le mie ultime storie si svolgono fuori.

Pensa che nell’espressione “un poliziotto, una città” si possa racchiudere l’esperienza, il mondo di Sarti Antonio?

Direi di sì. Io credo di aver fatto conoscere profondamente Bologna a molti che la conoscevano superficialmente o che credevano di conoscerla. Sono arrivato a parlare di Bologna perfino in Giappone. Le sembra poco? Io, un poliziotto. Una città, Bologna.

Torniamo al suo privato. Che libri legge? Le piacciono i polizieschi?

A sentire il mio autore, io, inteso come Sarti Antonio, sergente, leggo poco e leggo male. Ma quello è solo invidioso. Vorrei chiedergli: quando ce l’ho il tempo? Tu ne hai e puoi permetterti Cervantes, la Bibbia, Buzzati, Ed Mc Bain e Calvino. E fin qui lo potrei seguire, se ne avessi il tempo. Ma Borges, Nietzsche, Nolte, Heidegger… Due palle!

E la tv? Cosa guarda? Cosa pensa dei telefilm made in Usa tipo Csi, Criminal minds?

Se potessi non al guarderei: mi guasta la digestione. Dei telefilm made in Usa penso che o quelli vivono in una altro mondo o sono due secoli avanti a noi. Il che poi è la stessa cosa.

Quattro chiacchiere con…Grazia Verasani

Posted in In punta di penna by maracinquepalmi on dicembre 30, 2009

Due donne, una penna. Le donne sono la scrittrice (e molto di più) Grazia Verasani e la detective Giorgia Cantini, la penna è quella della Verasani che ha dato vita all’investigatrice protagonista di “Quo vadis, baby?”, tanto per citare il libro più famoso.

Con Grazia (e con Giorgia) ho parlato di letteratura di genere, donne e televisione, investigatori e molto altro.

Questa l’intervista a Grazia Verasani:

Esiste una letteratura di genere in Italia?

Sì, esiste. Nel senso che io credo nel rispetto di alcune regole basilari che diversificano i generi tra loro. Ma credo anche che è la qualità del libro a renderlo un “bel” genere, e in questo momento, forse, i romanzi migliori sono quelli che mescolano più generi tra loro.

In tv imperversano le veline o le donne di plastica, come ha ben documentato il documentario Il corpo delle donne”. Quali donne, invece, popolano la nostra letteratura?

Non trovo nella narrativa italiana contemporanea molti esempi di personaggi femminili, raccontati da uomini, in grado di essere intensamente credibili. Soprattutto nel genere noir, o poliziesco, c’è un fossilizzarsi di donne sopra le righe, macchiettistiche, poco approfondite, proposte nella classica versione di dark lady o di wonder woman. Ma anche il romanzo borghese, in taluni casi, mi sembra risentire di una sorta di misoginia intellettuale, o solo di superficialità.  

E’ possibile un riscatto, almeno su carta, dallo stereotipo imposto dalla tv?

Certo che è possibile, almeno da parte di quelle forze intellettuali antagoniste ai modelli imperanti.

Questa l’intervista a Giorgia Cantini:

In questo momento sta seguendo una indagine particolare ?

Sono un po’ pigra ultimamente. Dopo l’indagine tutta al femminile di “Di tutti e di nessuno” appena uscito per Kowalski, sto raccogliendo materiale su un caso di omicidio nell’ambiente gay bolognese…  

Quali caratteristiche deve avere un buon investigatore?

L’istinto. L’umanità. La sospensione del giudizio.

Cosa ne pensa dei suoi colleghi Montalbano, Coliandro, Sarti? Li ha mai conosciuti? Le piacerebbe lavorare insieme a loro?

Con Montalbano lavorerei perché è allo stesso tempo sensuale e tutto d’un pezzo, con Coliandro perché è maldestro, ma soprattutto lavorerei con Sarti (di cui adoro l’autore) per l’ironia e la saggezza.

Si riconosce nella Bologna di oggi? E’ molto cambiata dalle sue prime indagini?

Dal 2004 (anno di “Quo vadis, baby?”) la città si è sempre più smarrita, in parallelo all’intero paese. Ma dopo tante nostalgie della Bologna che fu, sono diventata meno rancorosa. Ci sono cose di questa città che me la fanno ancora preferire a tutte le altre.

Che libri legge Giorgia Cantini? Le piacciono i polizieschi?

La Cantini legge Ellroy, Chandler, la Highsmith, ma anche Ingeborg Bachman, Celine, Cervantes, libri di filosofia e di politica…

E la tv? Cosa guarda? Cosa pensa dei telefilm made in Usa tipo Csi, Criminal minds?

Giorgia non ha tempo di guardare la tv… Ma se la guarda non è spocchiosa, guarda i tg, i vecchi film, Report ma anche X Factor… Penso che ascolti molto la radio, però. E soprattutto i programmi culturali e musicali di Rai 3 (sospetto che covi un amore segreto per Marino Sinibaldi)…

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