Nonvogliomicalaluna

Quel pomeriggio di un giorno da (girl) geek

Posted in In punta di penna by maracinque on maggio 18, 2010

Incurante della pioggia che si abbatte su Bologna e dintorni da innumerevoli ore e munita di un discretissimo k-way fucsia (in periodo di saldi c’è poco da scegliere…), sabato 15 maggio ho sfidato le intemperie per trascorrere un pomeriggio da girl geek.

Per chi mastica poco le nuove tecnologie e dintorni le girl geek sono le ragazze appassionate di internet e new media. A Bologna le GGD sono Linda Serra , Antonella Napolitano, Cecilia Pedroni, Simona Lombardo , Daniela Bortolotti, Enza Capobianco, Aurora Chisté e Alice Marras.

Le avevo contattate mesi fa per un’intervista, poi abbiamo pensato che sarebbe stato meglio farla in occasione di una loro iniziativa, una girl geek dinners.

Ed eccomi qua. Alle ore 18 in punto sono a Capodilucca12, la suggestiva location scelta per il GGD# 7. Il tema di questo settimo incontro è “Mamme sempre on line”, dedicato alle mamme blogger.

Prima di entrare nel vivo dell’incontro Ladra di caramelle , una delle GG di Bologna, si propone/sottopone all’intervista.

Chi sono le girl geek.

E’ un fenomeno nato in Inghilterra nei primi anni di questo decennio. In Italia sono arrivate prima a Milano, poi a Roma. A Bologna le ha portate Linda Serra, che era nel team Roma, insieme ad Antonella Napolitano. Così a fine 2008 è nato il GGD Bologna che ha organizzato il suo primo evento nel 2009. Siamo un gruppo di amiche che si sono conosciute per questo motivo e ci divertiamo. La nostra mission è aggregare e far conoscere, fare in modo che le donne “tecnologiche” facciano rete.

Come si diventa girl geek?

Il nostro è un gruppo eterogeneo, siamo diverse e complementari. C’è uno “zoccolo duro” e alcune new entry, le più recenti Aurora e Alice. Non bisogna avere caratteristiche particolari, se non una certa predisposizione all’informatica in tutte le sue sfumature, dalla comunicazione alla programmazione vera e propria. Insomma, basta essere smanettone e aver voglia di partecipare.

Donne e new media. Dall’indagine Istat 2009 su cittadini e tecnologie emerge che ci sono ancora forti differenze di genere sia nell’uso del pc che in quello di internet: il 52,8% degli uomini usa il pc contro il 42,5% delle donne; il 49,8% degli uomini naviga in internet contro il 39,4%. La vostra esperienza conferma questi dati?

Le donne partono da una condizione svantaggiata. Ad esempio basta digitare “donna” in Google e vedere quali sono i risultati. Penso che stiamo arrivando ad occupare un qualcosa che è stato appannaggio maschile fino ad ora.

Avete mai pensato/gridato/scritto “non voglio mica la luna”?

Vogliamo quello e anche di più. Per carattere sono sicura che ognuna di noi vuole la luna e non solo.

Altre curiosità su come diventare Geek Girl e molto di più le svela Linda Serra, una delle “anziane” del gruppo:

Per diventare una di noi si entra nei team di organizzazione sposando la causa, partecipando agli incontri e dedicando il proprio tempo libero alla organizzazione e promozione degli eventi, alla manutenzione del blog, alla continua ricerca di argomenti nuovi. Insomma per essere una Geek Girl c’è bisogno di entusiasmo e voglia di fare.

Torniamo un momento a quei dati su donne e new media che ha commentato Daniela. Cosa ne pensi?

Di certo il gap fra uomini e donne rispetto all’utilizzo delle nuove tecnologie si sta colmando. Le donne navigano di più degli uomini e risultano essere degli heavy user (utenti che navigano per più di quattro ore al giorno) più degli uomini. Le donne sono ascoltate molto di più in rete e spesso divengono delle opinion leader. E’ per questo che le donne in rete sono il target più ricercato del momento ed è per questo che abbiamo dedicato il nostro ultimo evento alle mamme in rete.

Chi partecipa di solito ai vostri incontri?

Le persone interessate al topic, molti blogger, donne che per lavoro o per passione si nutrono di new media e a volte i curiosi.

A quando il prossimo appuntamento? Su quale tema?

La prossima GGD il 30 ottobre, il topic è ancora top secret.

Note a margine

Questa intervista è stata realizzata non solo grazie alla disponibilità e alla cortesia delle GG, ma anche grazie al mio bloc-notes e alla mia biro, due strumenti assolutamente preistorici per il contesto in cui mi trovavo.

A un certo punto, guardandomi intorno, ho scoperto di essere circondata da Mac e Iphone (ma quanto tempo ancora resisterò senza?) ed ho capito perché certe mie coetanee e non solo comprano maxi bag.

Allora mi sono autointervistata: cosa ho nella borsa per essere geek?

La risposta è:

  1. bloc-notes + penna (i ferri del mestiere del giornalista, all’occorrenza utili anche per la lista della spesa)
  2. Ipod (comprato di recente solo perché la musica mi faccia compagnia mentre combatto i segni dell’età che avanza in palestra)
  3. fotocamera digitale (è fucsia come il k-way l’ho comprata in questo colore solo perché l’alternativa era un verde acidissimo)
  4. cellulare (quando l’ho comprato era di ultima generazione!!!)

Occhio e croce ho le carte in regola per essere una geek girl visto che Linda e le altre mi hanno detto che basta essere un po’ smanettone, quindi, nel piccolo dei mie due blog lo sono anch’io.

Nelle foto di Mara Cinquepalmi due momenti del GGD#Bologna.

Non è un Paese per mamme

Posted in Eva contro Eva by maracinque on aprile 16, 2010

Ieri dalla prima pagina del Corriere della Sera Ilaria D’Amico, ovvero il calcio per antonomasia targato Sky, ha dichiarato: “In Italia se fai un bambino devi quasi giustificarti”.

Prima di lei era stata Antonella Clerici, regina della “Prova del cuoco” su Rai 1, a denunciare il fatto che la Rai, appresa la notizia della sua gravidanza, l’aveva sostituita con un’altra conduttrice (una volta la Rai allontanava le ragazze madri, come accadde per Mina nel 1962. Oggi per fortuna non è più così, ma per la tv di Stato la maternità sembra essere ancora un tabù).

Qualche tempo fa il ministro all’Istruzione Maria Stella Gelmini, commentando la sua imminente maternità, aveva affermato con padana fierezza: “A casa neanche un giorno” , scatenando, tra le altre, persino una dura reazione dell’Avvenire.

L’esternazione del Ministro ricalcava quella fatta nel gennaio 2009 dalla collega francese Rachida Dati che, cinque giorni dopo il parto, tornò a lavorare.

Non commento queste notizie con parole mie. Preferisco affidarmi all’indagine multiscopo “Le difficoltà nella transizione dei giovani allo stato adulto e le criticità nei percorsi di vita femminili, pubblicata nel dicembre 2009 e che ho già avuto modo di utilizzare per il mio post “E non se ne vogliono andare”.

Quelli che seguono sono estratti dell’indagine, ma i grassetti sono miei. Forse è abbastanza lungo, ma ne vale la pena:

Rilevanti differenze di genere emergono dall’analisi della condizione lavorativa che non riguardano tanto la propensione di uomini e donne ad avere figli ma che mettono in luce l’esistenza di difficoltà a mantenere lo status occupazionale iniziale nel caso delle donne. L’arrivo di un figlio incide, infatti, sulla stabilità occupazionale delle donne in maniera rilevante. (pag.10)

Lo svantaggio che l’arrivo di un figlio comporta per la condizione femminile riguarda la continuità lavorativa: più di un quarto (27,1%) delle occupate in età feconda al 2003 che intendevano avere figli e l’hanno avuto in seguito ha interrotto il proprio lavoro e di queste, il 56,8% attribuisce la causa dell’interruzione proprio alla maternità (26,5% in corrispondenza del primo figlio, 32,7% del secondo figlio). In modo analogo, anche a prescindere dall’intenzione di avere un figlio, il 26,2% delle donne che lavoravano ed hanno avuto un figlio, ha interrotto il proprio lavoro confermando una tendenza osservata già da tempo, ormai strutturale che non accenna a ridursi. (pag.11)

L’analisi retrospettiva dei percorsi lavorativi mette in luce, da un lato, le difficoltà che incontrano le generazioni più giovani nell’entrare nel mondo del lavoro e nell’avviare il processo di transizione alla vita adulta e dall’altro, le difficoltà delle donne a partecipare al mercato del lavoro e, una volta entrate, a conciliare l’attività lavorativa con gli impegni domestici e familiari. (pag.13)

I percorsi lavorativi femminili osservati in un arco temporale limitato a 10 anni dal primo impiego fanno emergere che il numero di figli avuti condiziona fortemente la capacità di gestire la famiglia e mantenere il proprio lavoro. A dieci anni dal primo impiego se si tiene conto anche del vissuto familiare in termini di figli avuti si osserva che tra le casalinghe è minore la quota di chi si ferma al più al primo figlio (20,5% rispetto al 41,4% delle occupate a 10 anni dall’ingresso nel mercato del lavoro). Le casalinghe, infatti, nel 55,1% dei casi hanno raggiunto il secondo figlio entro 10 anni dal primo lavoro, contro il 42,4% di quelle che mantengono l’occupazione (Tavola 8). Si tratta di un aspetto cruciale per il nostro Paese, caratterizzato da un moderato tasso di partecipazione femminile al mercato del lavoro e, contemporaneamente, da un basso livello di fecondità. (pag.14)

Infatti, su 100 occupati nel 2003, a permanere nell’occupazione alla fine del triennio sono più uomini che donne, mentre a perderla diventando inattivi sono più donne che uomini (Tavola 9); tale svantaggio si accentua per i livelli di istruzione più bassi. (pag.15)

Anche le lavoratrici temporanee hanno difficoltà a mantenere l’occupazione o a stabilizzarsi: la dinamica dei flussi evidenzia che le occupate a termine hanno una probabilità più alta di rimanere con un’occupazione temporanea (32,7% contro il 20,5% degli uomini) o di passare all’inattività (16,7% contro il 9,1%). Sono le donne del Mezzogiorno a pagare il prezzo più alto (una su tre contro due uomini su tre). (pag.15)

I tragitti occupazionali femminili sono segnati da maggiori discontinuità. Più donne che uomini hanno interrotto almeno una volta nel corso della vita la propria attività lavorativa (il 58,2% contro il 42,4%) (Tavola 10). (pag.15)

Inoltre, anche nel corso del triennio l’esame dei motivi dichiarati dalle persone occupate nel 2007, che hanno avuto almeno un’interruzione lavorativa dopo il 2003, fa emergere che i motivi familiari condizionano prevalentemente i tragitti lavorativi femminili e non riguardano quasi la popolazione maschile. La nascita di un figlio è causa di interruzione soprattutto per le donne dai 25 ai 34 anni (15,6%) (Tavola 11). (pp.15-16)

 A buon intenditor poche parole.

E non se ne vogliono andare

Posted in Tutta la vita davanti by maracinque on dicembre 29, 2009

 Ho letto i risultati dell’indagine multiscopo dell’Istat che ha messo a confronto un rapporto svolto nel 2007 sui ‘comportamenti e gli aspetti della vita quotidiana delle famiglie e dei loro cambiamenti’, con l’analisi ‘Famiglia e soggetti sociali’, svolta sempre dall’ Istat nel 2003.

Cosa è emerso? Che dal 2003 al 2007 il 72,9% degli italiani, tra i 18 e i 39 anni, vive ancora con i propri genitori. Bamboccioni!!! Ha sentenziato stamattina sul Corriere della Sera un docente di demografia. Eppure il 47,8% dichiara che il motivo per cui vive con la famiglia di origine è la presenza di problemi economici, il 44,8% sta bene così mantenendo comunque la sua libertà e il 23,8% sta ancora studiando.

Le ultime pagine dell’indagine sono dedicate alle donne che lavorano, alle loro attese come madri e alle criticità connesse ai percorsi professionali. Forse i bamboccioni fanno più notizia (solo l’Avvenire – ed è tutto dire – ha preferito un taglio di genere) delle difficoltà delle donne a partecipare al mercato del lavoro e a conciliare l’attività lavorativa con gli impegni familiari.

E voi, bamboccioni, lo avete lasciato il nido?

E per te, wonder mamma, è difficile lavorare e comandare quel manipolo di monelli che hai a casa?

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