Nonvogliomicalaluna

Ciak, si paga

Posted in In punta di penna by maracinque on settembre 1, 2010

Oggi si alza il sipario sulla 67° edizione della Mostra del Cinema di Venezia.

In questi giorni faranno notizia le dive che sfileranno sul red carpet lagunare, i film più o meno scandalosi o impegnati, ma non certo il fatto che gli accrediti stampa costano 60 euro.

Non è un refuso. Avete letto benissimo: i giornalisti che hanno chiesto l’accredito per seguire la rassegna devono pagare.

A denunciare la pratica, a dir poco, insolita è l’Ordine nazionale dei giornalisti con un comunicato del vice presidente Enrico Paissan.

Mai Leone di Venezia fu così d’oro.

Giornalisti si nasce, precari si diventa

Posted in Tutta la vita davanti by maracinque on marzo 11, 2010

Si scrive free lance, si legge precari. Nel mondo del giornalismo c’è chi guadagna quattro o due euro (lordi) a pezzo, senza alcuna garanzia. Accade in Italia, nel 2010.

A Bologna è nato il Coordinamento giornalisti freelance Emilia Romagna . Valeria Tancredi, giornalista, è una delle promotrici del Coordinamento e ne parla a “Nonvogliomicalaluna”.

Ho raccolto volentieri la sua testimonianza perché – come cittadina e come giornalista – non penso possa esserci libertà di informazione, se chi fa informazione lavora sotto ricatto, in condizioni precarie (non solo dal punto di vista salariale), senza alcuna garanzia.

Cos’è e come nasce il Coordinamento?

È nato dall’esigenza molto diffusa tra precari, free lance e colleghi non garantiti da contratti a tempo indeterminato di colmare un vuoto dei diritti e delle regole per la categoria. Ci troviamo a lavorare in una giungla di situazioni, dove si arriva ad essere pagati 4 euro o anche 2 euro a pezzo. La FNSI (il sindacato unitario dei giornalisti, ndr) ha ignorato, trascurando, il problema per anni, mentre doveva lanciare l’allarme. Il nostro Coordinamento si pone all’interno al sindacato, dato che è l’unico modo per riuscire a far arrivare la nostra voce nei tavoli di contrattazione dove solo gli organismi riconosciuti sono accreditati, e mira a tutelare necessità ed esigenze della categoria. Abbiamo quindi contattato a maggio scorso i dirigenti dell’Aser (Associazione Stampa Emilia Romagna) per presentare il coordinamento che è partito da sei persone che sono tutt’ora lo zoccolo duro anche se il coordinamento e le riunioni sono aperti a tutti gli interessati. In cinque o sei siamo partiti per sensibilizzare i precari all’iniziativa, per fare fronte comune. Ed è questo che vogliamo fare.

Ci sono esperienze simili in Italia?

In Veneto ci sono i Refusi . Sono nati prima di noi ed hanno già fatto le elezioni per le cariche elettive. Altre esperienze, sempre all’interno del FNSI, ci sono in Friuli Venezia Giulia (http://giornalistiprecariefreelance-fvg.blogspot.com/) e in Lombardia, dove però la situazione è un po’ più complicata perché i Senza Bavaglio sono in contrasto con il sindacato. A noi interessa che ci sia un organismo all’interno del sindacato che faccia presente con forza i nostri problemi e lavori per risolverli. Nel nostro caso, in particolare, ci poniamo anche obiettivi a breve termine. Tra questi una sala stampa nella sede dell’Aser dove i colleghi freelance possono trovare gli strumenti per lavorare alcune ore, uno sportello free lance, sempre all’Aser, dove un giorno a settimana siamo a disposizione per consulenze telefoniche o dirette: i colleghi, ad esempio, non hanno consapevolezza su quando è opportuno o conveniente fare causa. Inoltre, siamo in contatto con Coop voce per una convenzione a tariffa agevolata destinata a giornalisti precari. Nelle scorse settimane abbiamo presentato il Coordinamento in altri capoluoghi, siamo stati a Piacenza, Parma, Ravenna, Modena.

Qual è stata la risposta da parte dei colleghi?

La risposta varia da provincia a provincia, ma ovunque emerge che con la scusa della crisi la situazione è peggiorata. Ad esempio “La nuova Ferrara” e tutti gli altri giornali dello stesso gruppo pagano 4 euro lordi a pezzo. Il problema principale sul quale ci stiamo concentrando con una certa urgenza è la paura di ritorsioni da parte degli editori, si teme, non del tutto infondatamente, che le denunce e le lotte sindacali possano ostacolare nel mantenimento delle pur scarne collaborazioni. Noi pensiamo che sia un cane che si morde la coda e che bisogna rischiare un minimo se si vuole ottenere qualche risultato. Tra l’altro noi abbiamo anche esempi positivi di come esserci imposti richiedendo il rispetto delle regole abbia alla fine pagato.

Il 15 febbraio scorso abbiamo incontrato a Bologna Daniela Stigliano vicepresidente della FNSI e responsabile della novella Commissione autonomi interna al sindacato ed è scaturito un bel dibattito di cui abbiamo dato conto nel nostro blog. Quello del 15 febbraio scorso a Bologna è stato un incontro molto partecipato e c’erano anche colleghi di altre province. Il nostro obiettivo è sensibilizzare la categoria per arrivare al tavolo con gli editori.

Qual è la situazione in Emilia Romagna?

Ci siamo fatti conoscere col passaparola tra colleghi ed un servizio di mailing list (freelance.emiliaromagna@gmail.com)e cerchiamo di monitorare la situazione con un questionario, che viene distribuito anche durante il giro delle province. Non ci sono dati ufficiali, ma un modo per quantificare i precari viene dalla lettura dei dati dell’Inpgi 2 (la gestione separata dell’Istituto di previdenza dei giornalisti, ndr).Questi dati ci dicono che i colleghi non contrattualizzati sono sempre di più, anzi si può dire che sono coloro che tengono in piedi le aziende editoriali e televisive. Questa cosa alle lunghe peserà sulle casse dell’INPGI, la nostra previdenza, dato che i contributi versati dai giovani giornalisti non basteranno a pagare le pensioni delle vecchie generazioni che avevano contratti con ben altre garanzie e tutele.

Dove c’è più precariato? Nei giornali, nelle free press, nelle radio o in tv?

Dappertutto. In Emilia Romagna soprattutto nei giornali. Le tv locali non sono molte, mentre fanno storia a sé i precari ipergarantiti della Rai.

I prossimi appuntamenti?

Intanto dobbiamo completare il giro delle province. Prossimamente saremo in Romagna e solo allora tireremo le fila. In primavera vogliamo indire le elezioni, prima quelle provinciali, poi quelle per i rappresentanti regionali e nazionali. Poi faremo una assemblea plenaria, durante la quale sarà sottoposto a tutti lo statuto, ora in corso di redazione.

Quante volte nelle redazioni si urla/scrive/pensa “Non voglio mica la luna?”

Non chiediamo la luna, vogliamo i diritti minimi. Vogliamo la normalità e non l’indecenza che ha regnato fino ad ora.

Il mestiere più antico del mondo

Posted in Tutta la vita davanti by maracinque on marzo 3, 2010

Ancora una volta la bacheca degli annunci di Prima Comunicazione mi offre la possibilità di scrivere un post sulla precarietà nel giornalismo.

Fresco di pubblicazione (è datato 2 marzo), leggo oggi questo annuncio (come al solito, i grassetti sono miei):

www.luimagazine.com. Rivista di tendenza free press, leader in Italia nel segmento. Prossimamente in edicola in Francia. Ricerchiamo giornalisti e collaboratori per sviluppo testata in Italia e Francia. Inizialmente collaborazione non retribuita. Possibilità di inserimento in azienda per i più meritevoli. Valutiamo inserimento rubriche.

Per quanto tempo gli aspiranti redattori dovranno scrivere gratis? Inizialmente vuol dire una settimana, un mese, un anno? Quali sono i requisiti per essere considerati “i più meritevoli” ed aspirare ad un inserimento in azienda? Quale sarà poi il misterioso inserimento? Un co.co.pro o due buoni pasto per Natale?

Ho poi fatto una ricerca, semplice semplice, sul gruppo editoriale che ha pubblicato l’annuncio. Si tratta della Gemeco Media Group, “leader indiscusso in Italia – cito testualmente dal sito – nel settore degli annunci erotici, con attività che spaziano dalla vendita on line di dvd, free press, siti web, distribuzione di prodotti nel canali edicola e gestione di servizi di telefonia a valore aggiunto”.

E’ proprio vero: il giornalismo è il mestiere più antico del mondo.

Giornalista (s)vendesi

Posted in Tutta la vita davanti by maracinque on febbraio 22, 2010

Che la professione sia svenduta è un dato di fatto (segnalo a tal proposito l’inchiesta pubblicata sull’ultimo numero della rivista dell’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia Romagna ). Che qualcuno pensi che si possa retribuire un giornalista (o aspirante tale) garantendogli buona visibilità è ridicolo e offensivo per la dignità di una persona.

Sul sito lavoricreativi.com ho letto questo annuncio (i grassetti sono miei):

DoppioSchermo – Nothing but cinema cerca collaboratori interessati a scrivere recensioni e articoli riguardanti il mondo del cinema. Se sei appassionato di cinema e ti piace scrivere contattaci inviando il tuo curriculum vitae e una recensione di massimo 3000 battute e potrai far parte della nostra redazione.

Non è previsto un compenso economico per l’attività svolta, ma è garantita una buona visibilità e la possibilità di proporre e trattare ogni argomento a tema cinematografico. Per chi abita a Roma e Milano c’è inoltre la possibilità di partecipare alle anteprime dei film in uscita.

Bisognerebbe spiegare a questi signori che non si vive di visibilità, magari anche buona come promettono. La spesa, le bollette e l’affitto si pagano ancora con i soldi.

Viveur: così è, se vi pare

Posted in Dalla Puglia con... by maracinque on gennaio 29, 2010

Dal novembre 1993 a Foggia Viveur vuol dire “IL” settimanale del tempo libero. Ogni venerdì viene stampato in 6.000 copie e distribuito gratuitamente in oltre 3.000 luoghi di ritrovo della provincia di Foggia.

Il Viveur ha significato una svolta nell’editoria foggiana. A “Nonvogliomicalaluna” Tony di Corcia, attuale caporedattore, racconta il Viveur, la vita di redazione e molto altro.

Ps

Parlare del Viveur è come parlare della mia adolescenza. Lì è cominciato tutto, o quasi. Di quei giorni conservo molti bei ricordi, in particolare alcune risposte memorabili che ho ricevuto quando intervistavo qualcuno. Ad esempio:

«Salve, sono una giornalista del Viveur. Posso farle qualche domanda per il nostro giornale?»

Risposta:

  1. Ah, il giornale Vivere
  2. E chi siete?
  3. Siete di Foggia?
  4. Però, Viveur. E con Foggia cosa c’entra? 

Il Viveur è una realtà editoriale singolare, se non unica nel suo genere, nel nostro territorio. A 16 anni dalla sua nascita, oggi, come si inserisce nel tessuto culturale e informativo della Capitanata.

Viveur è nato da un’idea di Euclide Della Vista. Appena tornato da Bologna e fresco di Laurea in Economia, aveva notato che nella sua città natale mancava uno strumento capace di informare sulle iniziative culturali, sugli spettacoli e sulla vita notturna del territorio in modo veloce e piacevole. Viveur è nato così, assecondando un’intuizione che si è rivelata vincente.

Adesso siamo entrati nel 17° anno di attività del giornale, e abbiamo sempre lottato perché restasse intatto quello spirito di freschezza e positività che ha nutrito tutti i numeri del giornale, dalla sua fondazione a oggi. Attualmente, cerchiamo di rivolgerci ai lettori di Capitanata, ma senza immaginare delle mura intorno alla provincia: vogliamo essere un magazine nazionale, capace di affrontare temi che riguardano Foggia e la Puglia, ma anche l’intera nazione: Foggia fa parte dell’Italia come e quanto Firenze, Bologna, Roma, Milano. Anche qui ci sono talenti e fermenti meritevoli di attenzione, e anche qui arrivano i protagonisti della cultura e dello spettacolo: per questo, da un paio d’anni abbiamo la fortuna di contare sulla disponibilità di grandi personaggi che ci permettono di avere sempre delle belle “facce” sulla nostra copertina.

Come è cambiato il rapporto con la città?

E’ cambiato nella misura in cui i nostri primi lettori sono cresciuti: si sono laureati, sono entrati nel mondo del lavoro, si muovono nel territorio con ruoli nuovi e diversi rispetto a 17 anni fa. Quindi ci rivolgiamo alla città con un linguaggio che tenga conto di questo. La cosa che, però, ci rende orgogliosi è che anche i più giovani, i fratelli minori di chi leggeva Viveur negli anni Novanta, ci apprezzano e portano il magazine a casa per leggerlo e rileggerlo. Proprio come facevano i loro fratelli qualche anno fa.

 A chi non è di Foggia e a chi 16 anni fa non era ancora nato come presenteresti il Viveur

Lo presenterei come un giornale che va alla ricerca dei talenti e delle passioni, della voglia di fare e di dire cose nuove. Apparentemente, il nostro giornale si occupa del tempo libero e degli appuntamenti in programma durante la settimana; tra le righe, invece, passa un messaggio molto preciso: la vita non è nulla se non è vissuta con passione e investendo sul proprio talento. Chi finisce sulla nostra copertina non è soltanto un personaggio famoso, ma qualcuno che ha creduto nel proprio talento, che ha affrontato sacrifici e superato ostacoli per giungere dove è arrivato.

 La notizia più bella che avete dato e quella che vorreste dare.

Sinceramente, avrei l’imbarazzo della scelta sulla notizia più bella… Viveur privilegia le notizie positive, stimolanti, incoraggianti… Quanto a quella che vorremmo dare, saremmo felicissimi di pubblicare qualsiasi cosa si riferisse alla crescita culturale del nostro territorio o alla carriera di uno dei nostri concittadini più apprezzati a livello internazionale. Se qualche foggiano dovesse vincere l’Oscar o se Foggia dovesse giungere prima in una classifica che premia le città più generose o che investono sulle attività culturali, sappiate che la copertina di Viveur è a vostra disposizione!

 Il gruppo è sempre stato un elemento chiave nel successo del Viveur. Oggi da chi è composta la redazione.

Oggi la redazione è composta da me, che dirigo il giornale, e da due redattori: si chiamano Luigi de Martino e Luigi Lioce, hanno 25 anni, e li ho voluti al mio fianco perché sono due ragazzi dotati di grande passione, hanno talento, hanno il grande dono dell’educazione, e soprattutto condividono con me il rispetto per il lavoro e l’amore per questa testata. Poi ci sono circa otto collaboratori, diversi per età e per provenienza: abbiamo un ingegnere e un’archeologa, una ragazza che lavora per l’Università e un’insegnante… E poi ci sono, ovviamente, Euclide Della Vista che come editore ci lascia carta bianca (di questi tempi è cosa rarissima, credetemi) e Valentina Scuccimarra, coordinatore editoriale che ci offre continui stimoli, spunti e ci incoraggia col suo apprezzamento.

Credo che questo sia uno delle capacità più belle di Euclide: sa creare degli ambienti di lavoro in cui non c’è nulla dell’idea claustrofobica e opprimente che molti hanno del lavoro. Da quasi tre anni, provo la sensazione invidiabile e piacevolissima di svegliarmi con l’impazienza di recarmi in redazione, e non solo perché ho due milioni di cose da fare, ma anche perché so che mi attendono delle persone meravigliose. Con alcuni dei miei colleghi sono nati dei rapporti di amicizia estremamente profondi: trascorriamo insieme tutta la giornata per lavoro e, non contenti, proseguiamo uscendo insieme, andando a cena o in vacanza insieme… Tutto questo si riflette sul lavoro complessivo del giornale: il risultato finale è molto compatto, armonioso, proprio perché trasmette l’atmosfera positiva in cui il giornale viene realizzato.

La riunione del martedì sera era anche un momento di socializzazione (lì sono nate amicizie e non solo). Raccontaci come si vive la redazione.

Dal mese di maggio del 2009, lavoriamo in una nuova sede: si chiama Mediafarm, ed è una cittadella della comunicazione che raccoglie diverse realtà editoriali. Il mercoledì, alle 18.30, dalla sala riunioni di Mediafarm si sentono risate degne di un pub o di una riunione tra amici. E’ vero che ci incontriamo per progettare il numero della settimana successiva, ma inevitabilmente finiamo per parlare anche dei fatti nostri: vita sentimentale, incontri, esperienze, resoconti dei più vari, ma fatti nell’atmosfera goliardica e scanzonata tipica delle comitive di amici. E’ un momento molto catartico, allenta le tensioni accumulate durante la chiusura del numero. E mi ricorda che sono molto fortunato, perché sono circondato da amici e non solo da collaboratori.

Ma tu sei un viveur?

Per niente! Ripeto spesso che dirigo Viveur ma non sono un viveur! Vado a letto presto, sono pigrissimo e se la temperatura è troppo fredda o troppo calda è difficile che esca di casa senza brontolare. Insomma, sono un adorabile rompiscatole. Quindi, non so molto della vita notturna che si svolge fuori dal mio letto. Ma osservo delle eccezioni: se i miei amici/colleghi mi invitano a fare le ore piccole con loro, metto da parte le mie resistenze e mi abbandono a qualche ora di risate in buona compagnia.

Per te la Puglia è…

La Puglia è uno scrigno di colori, profumi, sapori, suggestioni. Qui puoi trovare la bellezza della natura incontaminata e le tradizioni della fede, la genuinità della cucina e l’atmosfera lenta di luoghi in cui il tempo sembra essere trascorso seguendo regole tutte sue. E poi respiri la storia, che è passata anche da questa regione. Che tu ti trovi sul Gargano o nella magia di Otranto, a Bari Vecchia o in Valle d’Itria, ti basterebbe chiudere gli occhi per farti raggiungere dal frastuono delle mille culture che si sono avvicendate nel corso dei secoli, per rivedere i colori che trasformano questa terra in uno spettacolo continuo, per risentire profumi che non riuscirai a trovare in nessun altro angolo della terra.

Giornalista bella presenza cercasi

Posted in In punta di penna by maracinque on dicembre 21, 2009

Cercasi per nuovo magazine moda/tendenza (progetto giovane e in fase di start-up), una ragazza tra i 28-35 anni, bella presenza, giornalista pubblicista o professionista, che abbia un buon curriculum di collaborazioni importanti (Mondadori, Condé Nast, Hachette), che conosca molto bene il formato web (in quanto trattasi di web magazine) che sia ovviamente specializzata in moda e tendenze, life style e design/arte. Ruolo assegnato: direttore responsabile.

Quello che avete appena letto non è uno scherzo, ma l’annuncio che ho letto nelle offerte di lavoro proposte sul sito del magazine Prima Comunicazione.

Da quando una giornalista per fare il direttore responsabile di una testata deve essere di bella presenza? Il giornalismo non è un concorso di bellezza. Sono ben altre le doti che i lettori ci chiedono. Eppure pare che non tutti la pensino così.

Siamo donne oltre le gambe c’è di più.

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