Nonvogliomicalaluna

Frattocchie 2.0, un anno dopo

Posted in In punta di penna by maracinquepalmi on settembre 5, 2011

A volte ritornano, diceva un vecchio film. Io sono tornata a Frattocchie 2.0, terza edizione del seminario su comunicazione, web e politica organizzato dal Partito Democratico nell’ambito della Festa nazionale Informazione a Firenze.

Sul mio taccuino, provando a ripercorrere i tre giorni (una cronaca dettagliata è sul profilo @MaraCinquepalmi di Twitter) in una sorta di “best of” come ho fatto l’anno scorso in questo post), rimangono le parole ed i pensieri di: Juan Carlos de Martin e la costruzione del senso sempre più dal basso, ovvero compongo sullo schermo del mio pc il palinsesto che mi interessa e ancora la sua riflessione sull’innovazione come distruzione, nel senso che è dirompente, la necessità per il nostro Paese di una agenda digitale; l’intelligenza collettiva e l’analfabetismo funzionale secondo Luca De Biase (adotto la sua frase: ci muoviamo secondo gli algoritmi del gruppo); i politici e Facebook secondo l’osservatorio di Stefano Epifani; le buone pratiche dei circoli presentate al barcamp (fantastici i video con i “cinni” bolognesi di Insiemeperilpd); la dottissima lezione su cultura e creatività di Marino Sinibaldi; l’esperienza della rivolta egiziana nel racconto di Giovanna Loccatelli; i referendum 2011 ed il web secondo Dino Amenduni; l’Obama scettico del web nelle parole di Marilisa Palumbo.

Sulla mia pelle, invece, rimane il temporale che mi ha sorpreso prima della partenza. Molto cinematografica come situazione, una pioggia che nemmeno James Ivory in Camera con vista (l’ho visto 12 volte)…Etciù, etciù.

Nota a margine

Piccolo spazio dedicato ai ringraziamenti perché mi vengono meglio per iscritto: Francesco per la fiducia, Francesca e Marco per aver condiviso tweet compulsivi, Valentina e Luca per aver scoperto una Firenze gustosissima (in attesa di conoscere il verdetto della bilancia), Roberta perché abbiamo scoperto di essere un po’ bolognesi.

Frattocchie 2.0

Posted in In punta di penna by maracinquepalmi on settembre 6, 2010

Internet non è la politica, ma può aiutare a fare politica. In un modo nuovo.

Se ne è parlato lo scorso fine settimana a Frattocchie 2.0, seconda edizione del seminario organizzato dal Partito Democratico nell’ambito della Festa nazionale Informazione a Pesaro.

Come lo scorso anno ho pensato di iscrivermi perché è una occasione di confronto che fornisce spunti ed idee molto interessanti (proprio sulla scia delle sollecitazioni di Frattocchie 2009 è nato il mio saggio L’informazione televisiva in Italia: da RaiSet al citizen journalism e chissà che anche questa edizione non contribuisca ad illuminarmi su alcuni miei progetti in cantiere).

Rileggendo gli appunti del mio quadernetto (lo so, non sono ancora così geek da prenderli sul portatile) e ripensando a questi tre giorni così intensi, provo a trascrivere alcune sensazioni e riflessioni: la cittadinanza competente ed il ruolo del territorio nell’intervento di Carlo Carboni, la frizzantissima relazione di Carlo Mezza su internet come sistema sociale per ascoltare, il socialnetworking di Alberto Castelvecchi, l’intervento di Vincenzo Vita sulla neutralità della rete, le regole per la rete libera secondo Guido Scorza, il bisogno di nuove narrazioni secondo Massimiliano Panarari (domani sera, però, lo intervisto a Bologna quindi approfondirò la cosa), il giornalismo partecipativo e il caso Madrid nella testimonianza di Gennaro Carotenuto, la nuova opinione pubblica di Luca De Biase (mi ha colpito la sua domanda sul futuro dei nostri figli, accrescendo così la mia ansia di madre trentenne), le proposte del PD sul digitale nella relazione di Paolo Gentiloni, l’inarrestabile Carlo Freccero con la sua dottissima lezione sulla tv tra vecchi e nuovi media (pur non essendolo anagraficamente, Freccero si è mostrato molto più giovane di molti miei coetanei).

Frattocchie 2.0 è stato questo e molto di più.
Nota a margine

Il viaggio di ritorno ha avuto un risvolto quasi apocalittico: per coprire i chilometri che separano Pesaro da Bologna ho impiegato quasi cinque ore (in tempi normali basta poco più di un’ora) ed ho rischiato il divorzio. Code ovunque, in autostrada e sulla via Emilia, causa rientro tifosi della MotoGP e grandinata che si è abbattuta nel bolognese nel pomeriggio. Reduce da una tre giorni dove il piatto forte sono state le nuove tecnologie, a un certo punto ho invocato il teletrasporto, ma la mia preghiera ha avuto come unico effetto quello di essere preceduti al casello Telepass da un automobilista, targato Milano, che non aveva il Telepass. Piove sempre sul bagnato.

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