Nonvogliomicalaluna

Tutta colpa di Eupalla

Posted in Punti di (s)vista by maracinquepalmi on giugno 23, 2012

Tutta colpa di Futbologia. Forse è che così che avrei dovuto intitolare il post senza disturbare l’immaginaria dea inventata da Gianni Brera, perché, da quando ho scoperto questa iniziativa che si terrà a Bologna il prossimo ottobre, sono tornate a galla così tante cose che non ho resistito. Gli ho scritto per condividere alcune cose, ultima il mio storify su Zeman, ho iniziato a seguirli sui social, poi mi sono persa nel loro blog fino a quando ho trovato questa storia e, allora, mi sono fatta coraggio e ho deciso di raccontare anche io una storia che assomiglia per certi aspetti a quella di Silvia.

Io non so nemmeno come è iniziata questa passione per il calcio. O forse sì e sembra fatto quasi apposta scriverlo oggi, a 30 anni di distanza da quella notte.

«Palla al centro per Muller, ferma Scirea, Bergomi, Gentile, evviva è finita!Campioni del mondo, Campioni del mondo, Campioni del mondo!!!».

Luglio 1982, avevo compiuto sei anni da qualche giorno.

Le domeniche della mia infanzia sono scandite dalla sigla di Tutto il calcio minuto per minuto, da 90esimo minuto fino alla Domenica sportiva. E poi non so come mi sono ritrovata a sfogliare il Corriere dello Sport di mio padre, che odorava di treno perché gli faceva compagnia nelle lunghe notti di lavoro in treno.

Forse è così che è cominciato tutto. Qualche anno più tardi, la prima collaborazione giornalistica fu proprio con un giornale sportivo della mia città. Eravamo già a metà degli anni ’90. Foggia stava vivendo quella fortunata e incredibile stagione che passò alla cronaca come Zemanlandia (ne ho parlato già qui).

Faceva un certo effetto tra i conoscenti e gli amici che una ragazza scrivesse di sport. La cosa suscitò non poca meraviglia anche in famiglia. Persino mio nonno, che pure mi sosteneva sempre, mi guardava stupito e poi diceva: «Ma una femmina che ne capisce di pallone?».

Io non mi scoraggiavo, ma le difficoltà non mancavano.

All’inizio tenevo una rubrichetta che si intitolava On/Off, una sorta di promossi e bocciati della domenica. Una volta finì tra i bocciati anche il presidente Casillo, ma il solerte direttore mi spiegò che certe cose vanno scritte in un certo modo. Cioè come poi le aveva riscritte lui.

Poi arrivarono anche le interviste. Il sabato sera mi appostavo nella hall dell’Hotel Cicolella, dove le squadre ospiti andavano in ritiro quando venivano a giocare a Foggia. Non era facile. Ero femmina, come diceva mio nonno, poco più che adolescente e timida.

Dovevo essere veloce e piantarmi davanti a qualche giocatore, magari all’uscita dell’ascensore, dovevo districarmi tra tifosi scalmanati che affollavano l’ingresso dell’albergo (una volta fui anche cacciata dalla hall, ma nonostante il fisico non proprio longineo, riuscii a rientrare) per qualche autografo.

La storia del calcio in Italia l’ho imparata da mio nonno e da mio padre. Uno mi raccontava del grande Torino, di Foni e Rava, di Meazza e Boniperti, l’altro mi raccontava di Rivera e Mazzola, di quell’estate del 1970 quando era militare a Genova e c’erano i Mondiali. Le donne della famiglia guardavano al calcio con altri occhi o non lo guardavano affatto.

Poi arrivò un altro giornale, dove mi non mi occupavo di calcio (ma intanto continuavo a seguirlo), l’Università, un’altra città. Mi allontanai e non solo fisicamente da quel mondo. Non ho mai più scritto di sport nelle mie successive esperienze giornalistiche.

Ho scelto altro, però quella palla…

Nota a margine

Mia nonna era convinta che un giorno io avrei sposato Antonio Cabrini o almeno qualcuno che gli somigliasse. Come è andata a finire lo sappiamo tutti, però quando molti anni più tardi arrivai a Bologna per l’Università e incrociai il celebre terzino non potei fare a meno di sorridere ripensando a quello che diceva la nonna.

Seconda nota a margine

Potevo non condividere il manifesto di Futbologia?

Eccolo qua:

Annusiamo calcio da quando eravamo bambini. L’odore di muffa dello spogliatoio, il grasso per ungere le scarpe, il sudore delle maglie. Intere formazioni mandate a memoria.

Lo giochiamo. Lo abbiamo giocato.. Abbiamo numi tutelari. Epiche figure mondiali, insieme a piccole divinità locali. E con loro una costellazione, una spoon river  di campioni, compagni e amici da ricordare. Eppure lo sappiamo. Il livello del discorso sul calcio in Italia è molto basso. E il sistema del business globale del calcio è nella merda fin sopra i capelli. Da tempo ci divertiamo meno. Però abbiamo un piano. Attaccare. Con una squadra forte. Ci allena Zeman, movimenti rapidi in campo, gradoni in allenamento. La squadra la facciamo noi, ma si gioca tutti insieme. Alziamo l’asticella, fondiamo, dal basso, l’Università del Pallone.

Diecieventicinque

Posted in Dauovaedalatte by maracinquepalmi on agosto 2, 2011

Il 2 agosto 1980 avevo quattro anni.
A Foggia era una giornata caldissima, come al solito.
Alle 10.25 probabilmente stavo giocando.
La notizia mi arrivò dalla televisione.

#ioricordo lo sgomento dei miei nonni, il terrore negli occhi di mia madre sapendo che per mio padre, ferroviere, la stazione di Bologna era un passaggio obbligato. Per fortuna non quel giorno.

#ioricordo la bambola che spunta tra le macerie.

 
Il 2 agosto 2011 Fabrizio, mio figlio, ha quattro anni.

E’ una giornata afosa, come al solito.

Alle 10.25 è al parco con mia suocera.

Io, invece, mi trovo nel piazzale antistante la stazione. Al riparo dal sole che picchia in testa, insieme ad altre donne e uomini, ho cercato riparo sotto una pensilina dell’autobus.

E’ la prima volta (perché ho paura della folla e perché certe situazioni mi emozionano troppo), da quando sono a Bologna, che partecipo alla commemorazione.

Per ricordare, per non dimenticare, perché – come hanno detto questa mattina i bambini di Marzabotto con le parole di Roberto Roversi – non accada “Mai più”.

 

Nota a margine

#ioricordo è l’hashtag ufficiale per lasciare su Twitter un pensiero sulla strage. Lo spiega bene Linda Serra in questo suo post.

 

Foggia, esercizi di resistenza

Posted in Ciao, sono io, Dalla Puglia con... by maracinquepalmi on giugno 11, 2011

Ogni mio ritorno a Foggia è un esercizio di resistenza. Ai ricordi, alla città, al modo di vivere, al cibo, al traffico, al vento e al sole. Questo è il diario – in pillole - del mio ultimo esercizio:

Vento

E’ il benvenuto della città. Che sia estate o inverno, è la prima cosa che ti accoglie quando scendi dal treno.

Foggia è chella musica ca nasce int’e paise e ca more int’e ccase

addò se ferma o viento c’attraversa la campagna tutta spine e tutta rose

Troccoli

Tipico formato di pasta fresca. I troccoli stanno a Foggia come i tortellini stanno a Bologna. E di troccoli Fabrizio ha deciso di nutrirsi, a pranzo e a cena, per tutta la durata della nostra vacanza. Non c’era altra pasta che volesse mangiare. Piccolo terrunciello cresce…

Umberto Giordano

Per me il compositore di Fedora, Andrea Chenier e Siberia (solo per citare alcune tra le sue opere più famose) è il foggiano per eccellenza. Mica quell’altro che gira il mondo facendo il napoletano…

Tu che viene ‘a Foggia e vuò fa’ o napulitano tu nun te si’ accorto ‘e niente

e Napule se sape tene o core e tene o mare e fa a fortuna ‘e chi s’a vende

e Foggia è sulamente terra antica e terra amara de rose e de canzone mai sentute

tu che viene ‘a Foggia e vuò fa’ o napulitano forse nun l’e conosciute

Il Conservatorio, il Teatro comunale ed una piazza portano il suo nome.

Quelle che vedete nella foto sono le panchine “metafisiche”, frutto di un azzardato e contestato restyling, dove gli anziani (i “papanonni” foggiani sono l’equivalente degli “umarells” bolognesi) si ritrovano. Faccio fatica ad immaginarli seduti lì sopra, poco riparati dal sole, mentre un tempo il giardino era molto più umbratile.

 

 

 (Piazza) Padre Pio (pensaci tu…)

Dalle panchine metafisiche di piazza Giordano a quelle circondate dall’immondizia di piazza Padre Pio. La foto vale più delle parole.

 

 

 

 

 

 

 

C’è qualcuno, però, che meglio di me ha scritto e cantato di Foggia:

Bianco, rosso e…

Posted in Ciao, sono io by maracinquepalmi on marzo 17, 2011

Se un foggiano vi dice: “Oggi mangio la bandiera”, non preoccupatevi.

Non è un rigurgito borbonico, né una conversione leghista. Sta semplicemente parlando di un primo piatto che, dalle mie parti, per i suoi ingredienti ricorda il nostro tricolore e per questo è noto anche come “la bandiera”.

Così nel mio piccolo voglio celebrare questi celebratissimi 150 anni dell’Unità con la ricetta della “bandiera”, una ricetta molto speciale, che ha il sapore di Foggia e della mia famiglia. Per l’occasione ho pensato di ripescare uno dei miei primi post pubblicati su questo blog: si intitola “La bandiera di Pasquale“.

Nota a margine

Stamattina mi sento molto patriottica. Sarà perché sul balcone sventola la bandiera, sarà perché oggi pomeriggio lavoro (ormai siamo nel vortice degli eventi per il 150° e durerà fino a fine anno), sarà perché si avvicina l’ora di mettersi ai fornelli…ma per me la bandiera non è solo il tricolore. E allora, w l’Italia…

Questa è la mia casa

Posted in Ciao, sono io, Dalla Puglia con... by maracinquepalmi on febbraio 28, 2011
Un particolare dell’arazzo Te-La Racconto – Scuola San Giovanni Bosco

Ogni viaggio è una sorpresa. Ancora di più quando quel viaggio ti riporta a casa e la mia casa è Foggia (non me ne vogliano gli amici bolognesi, ma è così). Quella Foggia che ho disprezzato da adolescente, compatito non poche volte.Questa volta sono tornata a casa per l’iniziativa del circolo La Merlettaia (ne ho parlato in questo post) ed ho riannodato fili – facendo mia l’espressione di Anna Potito – che credevo di aver perso.

Ho trovato il calore e l’affetto delle donne della Merlettaia, curiose quando ho parlato della mia esperienza di blogger, appassionate quando ho parlato della mia ricerca sugli stereotipi delle donne e delle mamme in pubblicità.

A proposito di fili ho scoperto, grazie a Donata Glori, il lungo nastro giallo dell’arazzo chegli alunni e le alunne della scuola primaria San Giovanni Bosco hanno realizzato, ispirandosi al lavoro di Maria Lai, per raccontare la storia della nostra città

Ho ritrovato Paolo, un caro amico del liceo, che mi ha raccontato la sua esperienza professionale, molto simile a quella di tanti coetanei, e che resiste in quell’avamposto che è ormai la nostra città perché, come mi ha detto, “io voglio restare a Foggia”.

Un giorno perfetto

Posted in Ciao, sono io by maracinquepalmi on febbraio 21, 2011

Leggere attentamente le avvertenze

Questo post è molto autoreferenziale. Anzi, probabilmente, il più autoreferenziale di questo blog.

Questo genere di lettura può produrre effetti indesiderati. Assumere con moderazione e solo se interessati.

Mercoledì 23 febbraio sarà per me un giorno davvero speciale, anzi un giorno perfetto.

Il circolo La Merlettaia di Foggia mi ha invitato ad un incontro pubblico per parlare del mio lavoro, dei miei blog e per anticipare un piccolo saggio che sto scrivendo sugli stereotipi femminili nella pubblicità.

Accipicchia, chi l’avrebbe mai detto!!! La Merlettaia è una istituzione nella mia città.

Sono talmente emozionata che faccio fatica a mettere ordine tra i pensieri che si affastellano nella mia testa.

Per una fuori sede ormai storica è molto più di un ritorno. Spero di cavarmela e di non emozionarmi troppo.

Però, la locandina (qui accanto) ed i giornali (Viveur e Foggia & Foggia) che hanno dato notizia dell’iniziativa mi hanno fatto un certo effetto.

Se siete a Foggia, vi aspetto alle ore 18.30.

Fuggi da Foggia

Posted in Dalla Puglia con... by maracinquepalmi on dicembre 31, 2010

Fuggi da Foggia, non per Foggia, ma per i foggiani che stanno a Foggia” è un antico detto popolare che molti di noi foggiani si sentono spesso dire (a me capitò a conclusione dell’esame di Letteratura italiana quando a pronunciarlo fu il mitico prof. Pazzaglia, quello del manuale di letteratura usato da generazioni di studenti).
E’ stato molto più colto, invece, il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola quando, qualche giorno fa, ha apostrofato i consiglieri regionali foggiani accusandoli di essere affetti da “foggianesimo“.
La sindrome, come diagnosticato da Vendola, consisterebbe in un “particolare atteggiamento vittimistico e concentrato sui propri, locali interessi“.
Sdegnata la reazione dei politici e dei foggiani famosi, anche se con qualche distinguo, richiesta di scuse ufficiali. C’è mancato poco che qualcuno lo sfidasse a duello o che l’indolente popolo foggiano dichiarasse l’indipendenza!!!
Vendola è uno che con le parole ci sa fare: è un abile oratore, un poeta, uno che per riavvicinare i giovani alla politica ha aperto le “Fabbriche di Nichi”, uno che non fa semplici comizi, ma comizi d’amore evocando quelli di pasoliniana memoria.
A onor del vero, la considerazione di Vendola non è del tutto infondata e lo dice una foggiana che da Foggia è fuggita, quando non era tempo di cervelli in fuga (per quanto io non lo sia…).
E’ difficile, però, far digerire quel “foggianesimo” al 47,20% degli elettori della circoscrizione Foggia che alle Regionali 2010 ha votato per lui. Se fossi il Presidente, non mi preoccuperei molto perché tra qualche giorno lo sdegno che qualcuno ha manifestato sarà un lontano ricordo: i miei concittadini si saranno già rifugiati nel caldo tepore dell’indolenza.

Viveur: così è, se vi pare

Posted in Dalla Puglia con... by maracinquepalmi on gennaio 29, 2010

Dal novembre 1993 a Foggia Viveur vuol dire “IL” settimanale del tempo libero. Ogni venerdì viene stampato in 6.000 copie e distribuito gratuitamente in oltre 3.000 luoghi di ritrovo della provincia di Foggia.

Il Viveur ha significato una svolta nell’editoria foggiana. A “Nonvogliomicalaluna” Tony di Corcia, attuale caporedattore, racconta il Viveur, la vita di redazione e molto altro.

Ps

Parlare del Viveur è come parlare della mia adolescenza. Lì è cominciato tutto, o quasi. Di quei giorni conservo molti bei ricordi, in particolare alcune risposte memorabili che ho ricevuto quando intervistavo qualcuno. Ad esempio:

«Salve, sono una giornalista del Viveur. Posso farle qualche domanda per il nostro giornale?»

Risposta:

  1. Ah, il giornale Vivere
  2. E chi siete?
  3. Siete di Foggia?
  4. Però, Viveur. E con Foggia cosa c’entra? 

Il Viveur è una realtà editoriale singolare, se non unica nel suo genere, nel nostro territorio. A 16 anni dalla sua nascita, oggi, come si inserisce nel tessuto culturale e informativo della Capitanata.

Viveur è nato da un’idea di Euclide Della Vista. Appena tornato da Bologna e fresco di Laurea in Economia, aveva notato che nella sua città natale mancava uno strumento capace di informare sulle iniziative culturali, sugli spettacoli e sulla vita notturna del territorio in modo veloce e piacevole. Viveur è nato così, assecondando un’intuizione che si è rivelata vincente.

Adesso siamo entrati nel 17° anno di attività del giornale, e abbiamo sempre lottato perché restasse intatto quello spirito di freschezza e positività che ha nutrito tutti i numeri del giornale, dalla sua fondazione a oggi. Attualmente, cerchiamo di rivolgerci ai lettori di Capitanata, ma senza immaginare delle mura intorno alla provincia: vogliamo essere un magazine nazionale, capace di affrontare temi che riguardano Foggia e la Puglia, ma anche l’intera nazione: Foggia fa parte dell’Italia come e quanto Firenze, Bologna, Roma, Milano. Anche qui ci sono talenti e fermenti meritevoli di attenzione, e anche qui arrivano i protagonisti della cultura e dello spettacolo: per questo, da un paio d’anni abbiamo la fortuna di contare sulla disponibilità di grandi personaggi che ci permettono di avere sempre delle belle “facce” sulla nostra copertina.

Come è cambiato il rapporto con la città?

E’ cambiato nella misura in cui i nostri primi lettori sono cresciuti: si sono laureati, sono entrati nel mondo del lavoro, si muovono nel territorio con ruoli nuovi e diversi rispetto a 17 anni fa. Quindi ci rivolgiamo alla città con un linguaggio che tenga conto di questo. La cosa che, però, ci rende orgogliosi è che anche i più giovani, i fratelli minori di chi leggeva Viveur negli anni Novanta, ci apprezzano e portano il magazine a casa per leggerlo e rileggerlo. Proprio come facevano i loro fratelli qualche anno fa.

 A chi non è di Foggia e a chi 16 anni fa non era ancora nato come presenteresti il Viveur

Lo presenterei come un giornale che va alla ricerca dei talenti e delle passioni, della voglia di fare e di dire cose nuove. Apparentemente, il nostro giornale si occupa del tempo libero e degli appuntamenti in programma durante la settimana; tra le righe, invece, passa un messaggio molto preciso: la vita non è nulla se non è vissuta con passione e investendo sul proprio talento. Chi finisce sulla nostra copertina non è soltanto un personaggio famoso, ma qualcuno che ha creduto nel proprio talento, che ha affrontato sacrifici e superato ostacoli per giungere dove è arrivato.

 La notizia più bella che avete dato e quella che vorreste dare.

Sinceramente, avrei l’imbarazzo della scelta sulla notizia più bella… Viveur privilegia le notizie positive, stimolanti, incoraggianti… Quanto a quella che vorremmo dare, saremmo felicissimi di pubblicare qualsiasi cosa si riferisse alla crescita culturale del nostro territorio o alla carriera di uno dei nostri concittadini più apprezzati a livello internazionale. Se qualche foggiano dovesse vincere l’Oscar o se Foggia dovesse giungere prima in una classifica che premia le città più generose o che investono sulle attività culturali, sappiate che la copertina di Viveur è a vostra disposizione!

 Il gruppo è sempre stato un elemento chiave nel successo del Viveur. Oggi da chi è composta la redazione.

Oggi la redazione è composta da me, che dirigo il giornale, e da due redattori: si chiamano Luigi de Martino e Luigi Lioce, hanno 25 anni, e li ho voluti al mio fianco perché sono due ragazzi dotati di grande passione, hanno talento, hanno il grande dono dell’educazione, e soprattutto condividono con me il rispetto per il lavoro e l’amore per questa testata. Poi ci sono circa otto collaboratori, diversi per età e per provenienza: abbiamo un ingegnere e un’archeologa, una ragazza che lavora per l’Università e un’insegnante… E poi ci sono, ovviamente, Euclide Della Vista che come editore ci lascia carta bianca (di questi tempi è cosa rarissima, credetemi) e Valentina Scuccimarra, coordinatore editoriale che ci offre continui stimoli, spunti e ci incoraggia col suo apprezzamento.

Credo che questo sia uno delle capacità più belle di Euclide: sa creare degli ambienti di lavoro in cui non c’è nulla dell’idea claustrofobica e opprimente che molti hanno del lavoro. Da quasi tre anni, provo la sensazione invidiabile e piacevolissima di svegliarmi con l’impazienza di recarmi in redazione, e non solo perché ho due milioni di cose da fare, ma anche perché so che mi attendono delle persone meravigliose. Con alcuni dei miei colleghi sono nati dei rapporti di amicizia estremamente profondi: trascorriamo insieme tutta la giornata per lavoro e, non contenti, proseguiamo uscendo insieme, andando a cena o in vacanza insieme… Tutto questo si riflette sul lavoro complessivo del giornale: il risultato finale è molto compatto, armonioso, proprio perché trasmette l’atmosfera positiva in cui il giornale viene realizzato.

La riunione del martedì sera era anche un momento di socializzazione (lì sono nate amicizie e non solo). Raccontaci come si vive la redazione.

Dal mese di maggio del 2009, lavoriamo in una nuova sede: si chiama Mediafarm, ed è una cittadella della comunicazione che raccoglie diverse realtà editoriali. Il mercoledì, alle 18.30, dalla sala riunioni di Mediafarm si sentono risate degne di un pub o di una riunione tra amici. E’ vero che ci incontriamo per progettare il numero della settimana successiva, ma inevitabilmente finiamo per parlare anche dei fatti nostri: vita sentimentale, incontri, esperienze, resoconti dei più vari, ma fatti nell’atmosfera goliardica e scanzonata tipica delle comitive di amici. E’ un momento molto catartico, allenta le tensioni accumulate durante la chiusura del numero. E mi ricorda che sono molto fortunato, perché sono circondato da amici e non solo da collaboratori.

Ma tu sei un viveur?

Per niente! Ripeto spesso che dirigo Viveur ma non sono un viveur! Vado a letto presto, sono pigrissimo e se la temperatura è troppo fredda o troppo calda è difficile che esca di casa senza brontolare. Insomma, sono un adorabile rompiscatole. Quindi, non so molto della vita notturna che si svolge fuori dal mio letto. Ma osservo delle eccezioni: se i miei amici/colleghi mi invitano a fare le ore piccole con loro, metto da parte le mie resistenze e mi abbandono a qualche ora di risate in buona compagnia.

Per te la Puglia è…

La Puglia è uno scrigno di colori, profumi, sapori, suggestioni. Qui puoi trovare la bellezza della natura incontaminata e le tradizioni della fede, la genuinità della cucina e l’atmosfera lenta di luoghi in cui il tempo sembra essere trascorso seguendo regole tutte sue. E poi respiri la storia, che è passata anche da questa regione. Che tu ti trovi sul Gargano o nella magia di Otranto, a Bari Vecchia o in Valle d’Itria, ti basterebbe chiudere gli occhi per farti raggiungere dal frastuono delle mille culture che si sono avvicendate nel corso dei secoli, per rivedere i colori che trasformano questa terra in uno spettacolo continuo, per risentire profumi che non riuscirai a trovare in nessun altro angolo della terra.

Da Foggia a Macondo, libri italiani in giro per il mondo

Posted in Carnet by maracinquepalmi on dicembre 12, 2009

Che cosa hanno in comune “Come Dio comanda” di Nicolò Ammaniti tradotto in polacco, “L’attenzione” di Alberto Moravia in ungherese e “Se una notte d’inverno un viaggiatore” di Italo Calvino in finlandese? Sono tutti, insieme ad altri 600 libri, cittadini di Macondo. Non il mitico villaggio dove si consuma la saga della famiglia Buendìa per mano di Gabriel Garcia Marquez in “Cent’anni di solitudine”, ma l’originale progetto nato da una collezione privata. Quella di Davide Grittani, giornalista e scrittore foggiano, che dal 1992 chiede ad amici e conoscenti di comprargli, durante i loro viaggi all’estero, libri italiani tradotti in tutte le lingue. Ai 239 titoli della collezione originaria si sono aggiunti testi donati da editori (Einaudi, Feltrinelli, ), scrittori – contattati personalmente da Grittani – (Fondo Alberto Moravia, Alessandro Baricco, Sandro Veronesi, Vincenzo Cerami, Graziella Chiarcossi, erede e cugina di Pier Paolo Pasolini, Raffaele Nigro, Niccolò Ammaniti, Dacia Maraini,  Angela Terzani Staude, vedova di Tiziano Terzani, ) e sedi diplomatiche (Istituto italiano cultura di Atene, quello di Berlino, il Consolato generale Italia Rosario – Argentina). La biblioteca al momento comprende circa 1185 volumi di letteratura italiana (narrativa, poesia, saggi, guide, antologie e varie pubblicazioni) in rappresentanza di 320 autori di ogni epoca. Sono 37 le lingue in cui i volumi raccolti sono tradotti (afrikaans, albanese, arabo, bosniaco, bulgaro, catalano, cinese, coreano,  danese, olandese, inglese, estone, finlandese, francese, dialetto friulano, tedesco, greco, ebraico, hindi, ungherese, giapponese, lettone, lituano, polacco, russo, slovacco, sloveno, spagnolo, svedese, turco, ucraino tanto per citarne alcune) in rappresentanza dei 5 continenti. Tra i titoli più curiosi della collezione il “Bollettino siderale” di Galileo Galilei in spagnolo, “I fuochi del Basento” di Raffaele Nigro in russo, “Il nome della rosa” di Umberto Eco in turco, “Il deserto dei Tartari” di Dino Buzzati in bosniaco, la “Grammatica della fantasia” di Gianni Rodari in greco e una guida turistica sull’Italia in hindi, scovata da un altro giornalista tra le bancarelle di Bombay.

La collezione è diventata anche un sito web, nato grazie all’intuizione dell’editore Euclide Della Vista. Su cittadinidimacondo.it è possibile consultare i titoli della collezione, visualizzare le copertine dei libri, diventare cittadini del progetto raccontando per immagini i luoghi visitati durante le vacanze, perdersi nei reportage di viaggio di giornalisti e scrittori. Come nell’albero genealogico della famiglia Buendìa si trova davvero di tutto, «così – spiega Davide Grittani – nell’albero genealogico dei cittadinidimancondo.it convivono e sono finiti per diventare affini e parenti viaggiatori perditempo o di professione, prodigiosi avventurieri o clienti di agenzie, talenti del low cost o frequentatori della business».

Cittadini di Macondo è diventata Written in Italy, una mostra che porta in giro per il mondo alcuni dei titoli del fondo. Ad oggi la mostra ha percorso 37959 km. e nei prossimi anni arriverà anche in Africa, Asia, Australia, Stati Uniti e America Latina. La collezione, infatti, è stata concessa in comodato all’Università di Foggia che si è fatta promotrice della mostra. Il progetto, curato dalla Facoltà di Scienze della Formazione e dall’Area Relazioni Internazionali dell’Università dauna, ha ricevuto il patrocinio di Unesco, Unione Europea, Ministero degli Affari Esteri e Ministero dei Beni culturali e non ha alcun precedente tra gli atenei italiani. Sarà un made in Italy insolito quello che la mostra porterà in tutto il mondo. Non la creatività della moda o le intuizioni del design industriale, ma il talento letterario di ogni epoca. Da Foggia a Macondo e oltre.

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