Donne, rete e territorio
Le donne fanno rete sulla Rete a partire dal proprio territorio.
E’ questo il tema che ha animato sabato scorso la GGD10. Lo so, scrivo questo post con una settimana di ritardo, ma certe volte la vita off line ti intrappola…
Bella serata (come solo le Ggd Bologna sanno fare), interventi interessanti, buona musica (che non guasta mai). Qui ho pubblicato il mio speech e qui potete vedere il video che ha girato Silvia Storelli.
A dimostrazione di come le donne fanno rete, Ggd, Donne Pensanti ed il mio blog Articolo37 organizziamo sabato 15 ottobre (a partire dalle ore 9.30) alle Officine Minganti “Le nuove professioni delle donne“, una iniziativa – patrocinata dalla Provincia di Bologna - dedicata alle donne per discutere insieme ad esperte e professioniste del settore sulle opportunità che le tecnologie aprono alle donne: lavoro, relazioni, nuove professioni, discriminazione di genere, supporto e amicizie.
Nuova Agenda Politica delle Donne – parte prima
Un lavoro lungo 7 mesi, 139 donne intervistate (94% italiane, 6% straniere), 45 anni l’età media, studentesse, lavoratrici, pensionate, precarie, operaie, insegnanti, professioniste, artiste il loro profilo professionale.
E’ da qui che nascerà la Nuova Agenda Politica delle Donne, il lavoro che ha messo insieme nel Centro delle Donne un gruppo di singole di diverse età, idealità, formazione, competenze e professioni impegnato in un processo partecipato.
Nuova Agenda - spiegano le promotrici - perché nel 2003/2004 ne fu costruita una, Una Città Desiderabile, che coinvolse tante donne differenti, fu diffusa in migliaia di copie e presentata ai candidati sindaci. Obiettivo del percorso partecipato è quello di tradurre idee e principi della prima Agenda in concreti progetti da presentare a chi si candida al governo cittadino, da negoziare e monitorare in seguito affinché quel governo assuma il punto di vista di genere e faccia tesoro dell’elaborazione e delle pratiche attuate negli anni da moltissime donne capaci e attive.
Ho fatto parte anche io di questo gruppo e in attesa di partecipare domani, sabato 30 aprile, all’OST – Open Space Tecnology, l’incontro aperto alle donne per ripensare la città che cambia, uso il mio blog per pubblicare le interviste che ho realizzato.
Quando lo scorso novembre ci siamo divise i compiti, ho proposto di intervistare le donne appassionate di tecnologia che vivono sotto le Due Torri: Francesca Sanzo, Cecilia Pedroni, Linda Serra, Daniela Bortolotti, Enza Capobianco, Giulia Lippolis. Ero sicura che avrebbero restituito uno sguardo particolare sulla città.
Comincio con la pubblicazione della (fedele) trascrizione dell’intervista a Francesca, conosciuta in rete come Panzallaria e ideatrice dell’Associazione Donne Pensanti.
Un particolare ringraziamento a Raffaella Lamberti, che mi ha coinvolto nel progetto, Fernanda Minuz e Giovanna Casciola.
Buona lettura!!!
Mi racconti:
una tua esperienza positiva [una cosa che ti piace, un luogo dove ti senti a tuo agio, un episodio bello che ti è capitato] di Bologna
Nella gestione di una bimba di quasi quattro anni, in un periodo di grande crisi per la scuola, con i genitori della classe, abbiamo creato una rete solidale per aiutare l’asilo in un momento di difficoltà in cui mancano tante cose. Per esempio acquistiamo libri piuttosto che cerchiamo di proporre ognuno secondo le proprie specificità, le proprie inclinazioni, delle cose per contribuire al programma, a migliorarlo, a rendere più interessante, più ricco e più vario, anche se non c’è il portato economico. Credo sia una esperienza di solidarietà bella, anche nell’ambito del quartiere e direi che questa è una cosa bella, che mi piace e mi fa essere contenta di essere bolognese.
Un luogo dove mi sento a mio agio? Mi piace molto Sala Borsa. Mi piace perché è una biblioteca che ha più dimensioni, una tipologia di dimensione che mi appartiene molto, quella della lettura, ma anche un luogo non così tanto istituzionale. Cioè la lettura alla portata di tutti.
Una tua esperienza negativa [una cosa che non ti piace, un luogo dove ti senti a disagio, un episodio sgradevole che ti è capitato] di Bologna
Un episodio sgradevole mi è capitato di recente e mi è molto dispiaciuto. E’ un po’ il contraltare sulla solidarietà di cui parlavo prima. Lavoro in una struttura ospedaliera con un accesso non facile, l’ospedale Rizzoli, e mi è capitato di offrire un passaggio ad una signora anziana che aveva bisogno di arrivare all’ospedale. Io ero in macchina, l’ho vista sbracciarsi. Mi sono fermata e la signora mi ha detto “Ho una protesi all’anca, sono stata operata da poco ed è mezz’ora che mi sto sbracciando, ma nessuno si è fermato”. Erano le nove del mattino e passavano tante macchine. Questa cosa mi è dispiaciuta molto. L’ho trovata molto triste.
Che cosa manca e che cosa vorresti in città
A livello culturale c’è tanta offerta, ma non è molto valorizzata da un punto di vista generale. Esistono già dei luoghi, appunto come Sala Borsa, ma mi piacerebbe che si prestasse più attenzione alla tantissima offerta che arriva dai luoghi non istituzionali, e che fa molto bene a Bologna e può essere fruita da tutti. Questo credo che sia un po’ una mancanza in questo momento, ma che in passato c’era. Più luoghi anche liberi, cioè non a pagamento. Un tempo queste cose c’erano. Quando io avevo vent’anni c’era più possibilità anche per i giovani di andare in luoghi che non fossero strettamente a pagamento e potersi divertire.
Poesia all’attacco
Nonvogliomicalaluna aderisce al Poetry Attack promosso da Vita da steghe e Attacchi di poesia insieme a Donne Pensanti per vivere in maniera diversa (e ne abbiamo tanto bisogno) l’8 marzo.
Per il mio attacco poetico ho scelto questa poesia di Alda Merini.
Bologna per le donne
Un wiki aperto a tutte e a tutti per raccogliere proposte ed elaborare un manifesto in 10 punti da proporre a chi ci governa e si occupa di politica in città, senza la preoccupazione di scadenze elettorali, ma nella consapevolezza che ognuno di noi può contribuire, come cittadino attivo, alla città.
L’idea di Bologna per le donne – questo il nome del progetto – è dell’associazione Donne Pensanti che fino a domenica 1 maggio 2011 terrà aperto il wiki. Dopo quella data le donne 2.0, già attive sul territorio e on line, si prenderanno un mese per elaborare le proposte e definire il Manifesto, che verrà poi presentato alla città.
Crediamo che Bologna abbia bisogno anche del nostro pensiero, femminile creativo e collettivo. La nostra città, al pari del nostro paese, non può più permettersi di fare a meno dei talenti e delle idee delle donne.
Non staremo sedute ad aspettare soluzioni calate dall’alto che rendano la città più “a misura di donna”.
Chiediamo la partecipazione di tutti, cittadini e associazioni, per formulare le nostre proposte e rivolgerle a tutti i candidati, perché siamo convinte che Bologna vada ripensata col contributo delle donne e della società civile.
Cerchiamo di individuare insieme un nucleo di azioni positive che ci permetterebbero di dare un effettivo contributo alla crescita di questa città.
Così scrivono le Donne Pensanti e da parte mia riprendo parte di quanto già scritto lo scorso luglio nel post Per fare il Sindaco ci vuole:
È così difficile pensare ad un programma elettorale dove si parli anche delle donne?
Noi donne viviamo la città. Ne siamo una parte importante: lavoriamo, ci prendiamo cura dei figli e della casa, accudiamo gli anziani. Siamo come le uova nell’impasto per i tortellini.
È chiedere troppo ai partiti – soprattutto al centro-sinistra più sensibile a certi argomenti per la sua storia culturale – di pensare a noi, al valore aggiunto di una città a misura di donna, in termini di servizi, di politiche a sostegno della famiglia e del lavoro, di spazi per i nostri figli?
Certo, non possiamo solo chiedere. E allora cosa possiamo fare noi per Bologna?
Studiare da cheer leader. A Bologna ci pensa il Comune
Se la notizia non fosse vera, sarebbe facile pensare alla trama di un filmetto americano per adolescenti.
Invece, non è così. In un momento in cui il ministro Tremonti apostrofa il collega dei Beni Culturali con la frase “Non è che la gente la cultura se la mangia” per giustificare tagli indiscriminati, la scuola italiana è in bancarotta, i Comuni fanno i conti con una manovra da lacrime e sangue, a Bologna succede che l’Amministrazione propone alle scuole corsi da cheer leader, ovvero come imparare a diventare una perfetta “ragazza pon pon”.
La cheer leader non è una atleta. E’ una figura che “impreziosisce” la gara. Insomma, un addobbo in carne e ossa che non ha nulla a che vedere con lo sport.
L’associazione Donne Pensanti ha inviato una lettera al Comune di Bologna per avere chiarimenti in merito all’iniziativa.
Intanto, si può sottoscrivere la lettera qui.
Io l’ho fatto. E tu?
Donne che pensano. Di nuovo.
Stamattina su Repubblica on line si parla di donne. E che donne!!!
Un articolo è dedicato a Donne Pensanti , il network bolognese, fondato da Francesca Sanzo, sul web più nota come Panzallaria, che propone alternative al modello univoco di donna diffuso oggi nel nostro Paese, un altro parla di Di nuovo , il manifesto dell’anti-velina che ha tra le sue promotrici la regista e scrittrice Cristina Comencini.
Peccato che lo stesso quotidiano, sempre oggi, dedichi uno spazio al dilemma delle celebrità tacco a spillo vs ballerine ed uno alla prima uscita di Elisabetta Canalis in costume, cosa che avrebbe scatenato i commenti dei blog americani.
Io non ci sto
Nonvogliomicalaluna aderisce alla campagna Io non ci sto. Per una tv libera dagli stereotipi , promossa da Maria Grazia Verderame – Un altro genere di comunicazione, Francesca Sanzo – Donne Pensanti, Giorgia Vezzoli – Vita da streghe e Lorenza Garbolino – Una nuova Era.
La campagna consiste in una mobilitazione pacifica e con gli strumenti del dialogo e dell’approfondimento per dire NO al programma tv “La pupa e il secchione” e al degrado televisivo imperante.
Fino al 25 maggio si può sostenere Io non ci sto partecipando alla mail bombing alla redazione de “La pupa e il secchione”.
Gli stereotipi di quel programma non mi piacciono e lo voglio dire agli autori.

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