A Pa’
Oggi i giornali e il web ci ricordano l’anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini.
Oggi il caso ha voluto che mi imbattessi in queste parole che il sindacalista Giuseppe Di Vittorio pronunciò nel suo intervento al secondo congresso della cultura popolare, che si tenne a Bologna l’11 gennaio 1953. Mi sono piaciute ed ho pensato di utilizzarle per ricordare Pasolini, trentasei anni dopo:
Io non sono, non ho mai preteso, né pretendo di essere un uomo rappresentativo della cultura. Io credo di essere rappresentativo di quegli strati profondi delle masse popolari più umili e più povere che aspirano alla cultura, che si sforzano di studiare e cercano di raggiungere quel grado del sapere che permetta loro non solo di assicurare la propria elevazione come persone singole, di sviluppare la propria personalità, ma di conquistarsi quella condizione che conferisce alle masse popolari un senso più elevato della propria funzione sociale, della propria dignità nazionale e umana…La cultura non soltanto libera queste masse dai pregiudizi che derivano dall’ignoranza, dai limiti che questa pone all’orizzonte degli uomini: la cultura è anche uno strumento per andare avanti e far andare avanti, progredire e innalzare tutta la società nazionale…
Parole e politica tra carta e web
Metti una mattina qualunque di giugno, proprio mentre – come tutti i santi giorni – stai facendo la rassegna stampa. E’ allora che l’occhio mi cade su un pezzo di Repubblica. Annuncia un convegno internazionale per i 60 anni della storica rivista Il Mulino dal titolo “Riviste e siti web di politica e cultura: una coesistenza difficile?“.
Accipicchia, questo proprio non devo farmelo scappare (però se non avessi letto il giornale, l’avrei perso. Sul web – a parte il sito del Mulino – non ne ho trovato traccia).
Metti un sabato qualunque di giugno, un sabato iniziato con la pioggia.
Voglia di uscire pari a zero, però a Palazzo Magnani c’è il convegno del Mulino. E così decido che vale la pena prendersi un po’ di pioggia.
La sessione del sabato ha per tema “Le nuove tecnologie e la promozione del dibattito politico-culturale“. Introduce Piero Ignazi e chiude Luigi Pedrazzi, che ha regalato qualche aneddoto curioso sui ragazzi che fondarono il Mulino.
Riportare tre ore e più di convegno è impresa alquanto difficile e rischierei di scrivere un post chilometrico (proprio quello che non si deve fare sul web). Preferisco riportare alcuni appunti così come li ho presi sul mio taccuino. Forse è una forzatura, ma penso ne valga comunque la pena per avere una idea di quella che è stato detto. Segnalo in grassetto le cose che mi sono piaciute, in corsivo quelle che mi sono piaciute meno.
Ho avuto l’impressione che per qualcuno il web è un mezzo di serie B, dove si annidano dilettanti dell’informazione e pericoli che attentano alla cultura accademica. Mi permetto di fare mia una frase di Loredana Lipperini, giornalista e blogger, per dire come la penso: “Perché l’insistenza sui pericoli di Internet costringe alla solita manovra di retromarcia, porta a difendere il tutto per la parte. E a ripetere ancora una volta che il sistema è innocente e anzi virtuoso (perché è proprio grazie alla rete che è possibile rielaborare e rovesciare contenuti mediocri e antichi stereotipi): e sono semmai coloro che vi inseriscono concetti e modelli molto simili reperibili a quelli off line, o reiterano comportamenti irridenti e offensivi, a confondere ancora una volta le acque. Sapendo che, nel web, è addirittura più facile” (Ancora dalla parte delle bambine, Universale Economica Feltrinelli, 2010, p.249).
Giusto per non farmi mancare nulla, ho fatto anche una cronaca in diretta su Twitter con i cinguettii un po’ meno istituzionali degli appunti.
Alberto Abruzzese – Iulm
grande tradizione novecentesca della rivista italiana
con il web siamo passati da un testo che giace ad una più rapida interfaccia
Angelo Agostini – Problemi dell’informazione
la politica di commercializzazione di un editore può essere un ostacolo alla versione on line
sono diversi i tempi di una redazione web e di una su carta
il giornalismo web è veloce e interattivo, ma queste caratteristiche permettono l’approfondimento?
manca la fatica, anche quella di fisica di fare le ricerche
Carlo Formenti – Università del Salento
non ha più senso parlare della rete come qualcosa di omogeneo
esempio della rivista Alfabeta2 su carta e su web
i ricercatori preferiscono pubblicare sul cartaceo. Quella on line è considerata una testata di serie b.
Alessandro Gilioli – L’Espresso
il problema è la qualità dell’informazione in rete
in rete sono controllato e, se sbaglio, vengo anche sbugiardato
per questo il valore delle informazioni deve essere più alto
fra i giornalisti, invece, il web non è considerata una testata di serie b.
Roberto Grandi – Università di Bologna
nella rete la società civile può esprimersi ed in alcuni casi influisce sull’agenda dei media tradizionali
caso Huffington Post: 3mila collaboratori volontari sono in causa per mancato pagamento
la categoria di sfera pubblica non c’è più
con la rete verifico nel breve periodo il dibattito
Paolo Madron – Lettera43
un punto di vista di un operatore dell’informazione
l’online è un poderoso passo verso la democratizzazioe dell’informazione
mi spaventa la cattiveria della rete
Facebook sta diventando troppo invadente
il modello di business è fondamentale: stare in piedi economicamente senza condizionamenti
Roberto Maragliano – Università Roma Tre
la rivista ha un compito di formazione
cercare il compromesso tra il cartaceo e le sue presenze in rete
meno male che c’è Facebook perché introduce alcuni utenti ad una alfabetizzazione primaria della rete
una rivista non può non porsi il problema di come diventare una nicchia, una community secondo le dinamiche della rete
Andrea Miconi – Iulm
la rete ha un modo di fare cultura schizofrenico
come è possibile che nella orizzontalità del web emergano figure carismatiche come Grillo o Travaglio?
Grillo impone una opinione
nella post-democrazia ci sono elementi di pre-democrazia
il problema del web è il trionfo del dilettantismo
se tutti parlano di tutto non si fa opinione e per questo è normale che si impongano autorità come Grillo
Luciano Paccagnella – Università di Torino
le riviste tradizionali hanno ancora senso
da una parte c’è bisogno di intermediari, dall’altra si innesta una competizione fortissima
non è vero che tutto ciò che viene pubblicato su carta sia più autorevole di quello pubblicato sul web
riviste online e su carta possono integrarsi
Mario Ricciardi - Politecnico di Torino
anche la rivista più di nicchia è entrata nella sfera pubblica, che oggi non esiste più
il modello internet dell’origine è all’opposto del modello dell’economia industriale. E’ qualità e non quantità
lo stato dell’informazione è un indicatore dello stato di salute di una democrazia
Quando la cultura è un X Factor
Capodanno generalista, a tratti televisivo, nazionalpopolare non certamente in senso gramsciano per Bologna.
Domani la città saluta il 2010 con il concertone dei concorrenti di X Factor, il talent show di Rai Due.
La notizia tiene banco sui giornali già da qualche giorno e forse io arrivo quasi dopo la puzza, come si dice da queste parti, ma spero comunque, nel mio piccolo, di contribuire a dare voce all’appello di Siamolacultura pubblicando il testo della mail che questa rete di persone, gruppi, associazioni e piccole imprese che producono e promuovono cultura a Bologna invita ad inviare al Commissario di Bologna all’indirizzo segreteriacommissario@comune.bologna.it.
Io l’ho fatto. E tu?
Abbiamo appreso dai quotidiani bolognesi che la gestione commissariale ha incaricato la Ballandi Entertainment S.p.a. di organizzare il capodanno 2010: la serata presentata da Francesco Facchinetti vedrà esibirsi sul palco di piazza Maggiore i concorrenti della nota trasmissione televisiva X Factor.
Inutile dire quanto la proposta ci lasci di stucco, dopo mesi di dibattito sul rilancio della cultura a Bologna quale punto di forza della città e motore per il rilancio dell’economia. Come rete Siamo la cultura già da mesi ci sforziamo di attirare l’attenzione sulle associazioni culturali che, nonostante la penuria di spazi e finanziamenti, giorno dopo giorno si impegnano per mantenere alto il livello e la quantità delle offerte culturali in città.
Il pubblico italiano è afflitto da una televisione spazzatura che non contribuisce ad affinarne il gusto e la capacità critica. È avvilente vederne riproposto il palinsesto nella piazza principale di Bologna, città che avrebbe ben altro da offrire ai suoi cittadini se volgesse lo sguardo alle mille realtà che la animano ogni giorno.
In un momento in cui vengono tagliati i fondi per i servizi e per le iniziative culturali di provata qualità, ci chiediamo da dove provenga il budget che servirà a finanziare questo spettacolo. Abbiamo appreso dalla stampa notizie discordanti sul costo: Repubblica parla di 150 mila euro coperti in parte dai privati, il Corriere di 250 mila coperti interamente dai privati.
Siamo decisi a compiere le pratiche necessarie per avere un esatto resoconto dei costi pubblici e privati di questa iniziativa e a informarne tutti i cittadini che sono normalmente utenti delle nostre numerose iniziative culturali
La somma prevista, pubblica o privata lo scopriremo a breve, è uno schiaffo a tutti e tutte coloro che in città sono costretti a sempre maggiori sacrifici, a vedere tagliati servizi essenziali e chiusi spazi e attività che svolgono, attraverso la cultura, una funzione di coesione sociale sul territorio. Non era possibile proporre ai privati una iniziativa che coinvolgesse le realtà creative cittadine, come accade ormai da anni con il bando – a nostro avviso troppo esiguo – per l’ideazione del vecchione rivolto ad artisti e artiste della città? Non si poteva convogliare parte di quei finanziamenti su attività e servizi fondamentali per la cittadinanza, come le piccole biblioteche di quartiere che sono a rischio di chiusura?
Una gestione differente della serata dell’ultimo dell’anno, realizzata con la collaborazione delle migliori risorse della città, avrebbe potuto offrire un segno di cambiamento alla cittadinanza Bolognese nella direzione del rilancio dell’immagine della città legata alla produzione culturale. Un’occasione mancata, e un’ulteriore conferma del dominio, nel campo delle politiche culturali, della logica del grande evento commerciale.
Prossima fermata cultura
Una mia amica mi ha segnalato Circolare 33, un web magazine che fa informazione culturale e approfondisce le iniziative del circuito bolognese.
C@ffè letterario 2.0
La Repubblica Bologna lancia sul suo sito un nuovo spazio. Si chiama “C@ffè letterario” ed è un blog curato da Alberto Sebastiani. Ogni lunedì un post annuncia gli avvenimenti della settimana in arrivo e l’agenda 2.0 si apre ai contributi dei lettori:
Quello che manca, lo segnalerete voi, commentando il post, per aggiornare il calendario e promuovere quel (tanto) che c’è in giro. E se qualcuno ha qualcosa da dire riguardo a un incontro a cui ha assistito, potrà mandare il suo commento. Una cronaca con degli spunti di riflessione, attorno ai quali si possa ragionare, discutere come in un caffè letterario.
Il blog nasce per sfatare la diceria che a “Bologna… succede mai gnente” (come si intitola il primo post). Invece, ogni giorno in città c’è un universo più o meno conosciuto, più o meno istituzionale che fa cultura. E per fare cultura di questi tempi ci vuole un gran coraggio. E tanta passione.
Nota a margine
Questo post non è sponsorizzato da Repubblica, né è una captatio benevolontiae nei confronti di C@ffè letterario nella speranza che segnali anche le iniziative che promuovo come ufficio stampa del Comune di San Lazzaro.

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