Parole e politica tra carta e web
Metti una mattina qualunque di giugno, proprio mentre – come tutti i santi giorni – stai facendo la rassegna stampa. E’ allora che l’occhio mi cade su un pezzo di Repubblica. Annuncia un convegno internazionale per i 60 anni della storica rivista Il Mulino dal titolo “Riviste e siti web di politica e cultura: una coesistenza difficile?“.
Accipicchia, questo proprio non devo farmelo scappare (però se non avessi letto il giornale, l’avrei perso. Sul web – a parte il sito del Mulino – non ne ho trovato traccia).
Metti un sabato qualunque di giugno, un sabato iniziato con la pioggia.
Voglia di uscire pari a zero, però a Palazzo Magnani c’è il convegno del Mulino. E così decido che vale la pena prendersi un po’ di pioggia.
La sessione del sabato ha per tema “Le nuove tecnologie e la promozione del dibattito politico-culturale“. Introduce Piero Ignazi e chiude Luigi Pedrazzi, che ha regalato qualche aneddoto curioso sui ragazzi che fondarono il Mulino.
Riportare tre ore e più di convegno è impresa alquanto difficile e rischierei di scrivere un post chilometrico (proprio quello che non si deve fare sul web). Preferisco riportare alcuni appunti così come li ho presi sul mio taccuino. Forse è una forzatura, ma penso ne valga comunque la pena per avere una idea di quella che è stato detto. Segnalo in grassetto le cose che mi sono piaciute, in corsivo quelle che mi sono piaciute meno.
Ho avuto l’impressione che per qualcuno il web è un mezzo di serie B, dove si annidano dilettanti dell’informazione e pericoli che attentano alla cultura accademica. Mi permetto di fare mia una frase di Loredana Lipperini, giornalista e blogger, per dire come la penso: “Perché l’insistenza sui pericoli di Internet costringe alla solita manovra di retromarcia, porta a difendere il tutto per la parte. E a ripetere ancora una volta che il sistema è innocente e anzi virtuoso (perché è proprio grazie alla rete che è possibile rielaborare e rovesciare contenuti mediocri e antichi stereotipi): e sono semmai coloro che vi inseriscono concetti e modelli molto simili reperibili a quelli off line, o reiterano comportamenti irridenti e offensivi, a confondere ancora una volta le acque. Sapendo che, nel web, è addirittura più facile” (Ancora dalla parte delle bambine, Universale Economica Feltrinelli, 2010, p.249).
Giusto per non farmi mancare nulla, ho fatto anche una cronaca in diretta su Twitter con i cinguettii un po’ meno istituzionali degli appunti.
Alberto Abruzzese – Iulm
grande tradizione novecentesca della rivista italiana
con il web siamo passati da un testo che giace ad una più rapida interfaccia
Angelo Agostini – Problemi dell’informazione
la politica di commercializzazione di un editore può essere un ostacolo alla versione on line
sono diversi i tempi di una redazione web e di una su carta
il giornalismo web è veloce e interattivo, ma queste caratteristiche permettono l’approfondimento?
manca la fatica, anche quella di fisica di fare le ricerche
Carlo Formenti – Università del Salento
non ha più senso parlare della rete come qualcosa di omogeneo
esempio della rivista Alfabeta2 su carta e su web
i ricercatori preferiscono pubblicare sul cartaceo. Quella on line è considerata una testata di serie b.
Alessandro Gilioli – L’Espresso
il problema è la qualità dell’informazione in rete
in rete sono controllato e, se sbaglio, vengo anche sbugiardato
per questo il valore delle informazioni deve essere più alto
fra i giornalisti, invece, il web non è considerata una testata di serie b.
Roberto Grandi – Università di Bologna
nella rete la società civile può esprimersi ed in alcuni casi influisce sull’agenda dei media tradizionali
caso Huffington Post: 3mila collaboratori volontari sono in causa per mancato pagamento
la categoria di sfera pubblica non c’è più
con la rete verifico nel breve periodo il dibattito
Paolo Madron – Lettera43
un punto di vista di un operatore dell’informazione
l’online è un poderoso passo verso la democratizzazioe dell’informazione
mi spaventa la cattiveria della rete
Facebook sta diventando troppo invadente
il modello di business è fondamentale: stare in piedi economicamente senza condizionamenti
Roberto Maragliano – Università Roma Tre
la rivista ha un compito di formazione
cercare il compromesso tra il cartaceo e le sue presenze in rete
meno male che c’è Facebook perché introduce alcuni utenti ad una alfabetizzazione primaria della rete
una rivista non può non porsi il problema di come diventare una nicchia, una community secondo le dinamiche della rete
Andrea Miconi – Iulm
la rete ha un modo di fare cultura schizofrenico
come è possibile che nella orizzontalità del web emergano figure carismatiche come Grillo o Travaglio?
Grillo impone una opinione
nella post-democrazia ci sono elementi di pre-democrazia
il problema del web è il trionfo del dilettantismo
se tutti parlano di tutto non si fa opinione e per questo è normale che si impongano autorità come Grillo
Luciano Paccagnella – Università di Torino
le riviste tradizionali hanno ancora senso
da una parte c’è bisogno di intermediari, dall’altra si innesta una competizione fortissima
non è vero che tutto ciò che viene pubblicato su carta sia più autorevole di quello pubblicato sul web
riviste online e su carta possono integrarsi
Mario Ricciardi - Politecnico di Torino
anche la rivista più di nicchia è entrata nella sfera pubblica, che oggi non esiste più
il modello internet dell’origine è all’opposto del modello dell’economia industriale. E’ qualità e non quantità
lo stato dell’informazione è un indicatore dello stato di salute di una democrazia
Se son mamme, fioriranno
Alla Brevi deve proprio piacere l’immagine della mamma-velina, se anche quest’anno per la pubblicità della linea passeggini Hello Kitty ci dipingono così:
Lasciati i biondi capelli, il tacco 12 ed il jeans attillato (questo il post che avevo scritto l’anno scorso), la nuova campagna propone una mamma cotonata di fiori che soffia – moderna Primavera di botticelliana memoria – baci alla sua piccola che dorme nella carrozzina total pink.
Se son mamme, fioriranno?
L’età dell’innocenza
Qualche settimana fa ho ricevuto una di quelle riviste per mamme, dove ad articoli più o meno scientifici e pseudo-pedagogici si alternano pagine di pubblicità dedicate a giochi, abbigliamento ed alimenti per i più piccoli.
Sfogliandola, mi sono imbattuta nella pubblicità di Sarabanda, una nota marca di abbigliamento per bimbi che si rivolge ad un target medio alto.
Nella foto – quella che pubblico a fondo pagina è l’immagine che compare sull’homepage del sito – due baby modelli pettinati e atteggiati come adulti indossano eleganti abiti della collezione primavera-estate.
Mi hanno colpito alcuni dettagli: i capelli cotonati della bimba tipo le sciagurate pettinature di Little Miss America e la posa simil romantica del bimbo col capo lievemente accostato a quello di lei.
Alcune considerazioni in ordine sparso: le pubblicità per e con i bambini assomigliano sempre più a quelle dei grandi, al punto che i più piccoli assumono quelle pose plastificate imperanti in tv; la famiglia “Mulino Bianco” è ancora nell’immaginario dei pubblicitari (in questo caso siamo anche oltre visto che gli interni della location, sfogliando il catalogo on line, lasciano intravedere ambienti raffinati); per alcuni genitori i bambini non sono più bambini.
Quink, il tarocco è il mio mestiere
L’ultima invenzione è “Facce da Q: il QuinKIT contro l’abusivismo”, ovvero come segnalare in modo originale i manifesti elettorali affissi abusivamente.
Loro sono i Quink, taroccatori ufficiali di manifesti elettorali e pubblicitari.
Vincitori morali delle regionali 2010, i Quink hanno animato quest’ultima campagna elettorale con trovate esilaranti. Ne è una prova il Creative Camp del loro sito.
Dopo aver letto l’intervista (con finale a sorpresa), suggerisco di guardare la videointervista che i Quink hanno rilasciato al portale Puglia Eccellente.
Cos’è Quink? Come è nato?
È un collettivo di adbusters. Significa che tarocchiamo manifesti (elettorali e pubblicitari), o addirittura li inventiamo ex novo. Però scriviamo anche freddure e realizziamo video. E a volte, se ci gira, prendiamo anche qualche iniziativa strana e cerchiamo di fare del mediattivismo. Le strade di Quink sono infinite e in continua evoluzione.
Da cosa nasce questa passione per la comunicazione?
Più o meno tutti i membri di Quink hanno alle loro spalle una serie di esperienze nel campo della comunicazione, soprattutto politica. Tuttavia, la passione per quello che si fa qui dentro nasce dal semplice desiderio di fare satira e divertire. Non siamo in missione per conto di Dio!
Il vostro è un approccio originale all’analisi del linguaggio politico. Se foste dei politici, assumereste Quink per curare la comunicazione della campagna elettorale?
I politici devono avere terrore di Quink! Sudorazione, vomito e convulsioni!
Quale slogan vorreste per il vostro impegno in politica?
“Non si parla di politica.”, ovviamente.
Puglia: un luogo da cui scappare, in cui tornare o rimanere?
Un luogo da continuare a migliorare.
Per voi la Puglia è…
Un nuovo centro dell’Italia, capace di generare risorse, idee e tendenze utili e nell’interesse dell’intera nazione.
Avete mai urlato/scritto/pensato “Non voglio mica la luna?”
Solo quando cantiamo nudi sotto la doccia. Tutti insieme, ovviamente. E tu, hai mai urlato/scritto/pensato “Non si parla di politica”? Noi scommettiamo di sì!
Son tutte belle le mamme del mondo
Paris Hilton e Shirley Temple? No, quelle della foto saremmo noi con le nostre figlie (Fabrizio, mi perdonerà!).
Da qualche settimana circola sulle riviste la pubblicità della nuova linea Brevi Hello Kitty , ovvero accessori e prodotti per bebè griffati con il faccione della gattina made in Japan.
Non sto a discutere quanto sia opportuno proporre passeggini e seggioloni firmati (piacciono più ai genitori che ai bimbi), ma mi ha fatto riflettere la comunicazione usata per l’operazione commerciale.
Lei, sorridente e compiaciuta, è alta, magrissima (una taglia 42 al massimo!), indossa jeans attillati, una maglia che mette in bella mostra il décolleté, scarpe con tacco 12 ed ha un fiore rosso appuntato tra i capelli lunghi, biondi e vaporosi. Proprio l’abbigliamento ideale per portare al parco i pargoli.
E la bimba? Ha in nuce tutte le caratteristiche della mamma: bionda, con i boccoli, vestita a festa (da quando i bambini vanno al parco col vestito buono?), felice e sorridente stringe nella mano paffutella il palloncino con Hello Kitty.
Ma noi siamo così? Andiamo al parco col tacco 12? I pubblicitari hanno mai visto delle mamme (quelle vere) alle prese con i loro bimbi?
Nella realtà di tutti i giorni siamo tendenzialmente incasinate, accerchiate dalla cellulite (chi più, chi meno) e non necessariamente biondo platino.
Il cliché della donna bella e impossibile, che imperversa nelle pubblicità di tutti i giorni (dal detersivo all’alta moda) viene proposto anche per le mamme, considerate dal mercato un ghiotto target da conquistare.
Non siamo la sora Lella, ma nemmeno Paris Hilton!



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