C’era un ragazzo che come me
C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones
Nel 1966 quando Gianni Morandi portava al successo questa canzone, un altro Gianni lavorava in un negozio di abbigliamento a Foggia.
Era un negozio per signori, come diceva sua madre.
girava il mondo veniva da gli Stati Uniti d’America
Gianni, sempre quello di Foggia, non ha mica avuto il tempo di fare il ’68. Ha iniziato a lavorare subito dopo la scuola.
Non era bello ma accanto a sé
Poi nel 1970 lasciò il giallo della Puglia per l’azzurro della Liguria. Era l’ora di servire la Patria. Finì anche quella stagione, poi arrivò Torino, la città buia degli anni di piombo. Non deve essere stato facile lavorare sui treni, in una grande stazione, in un periodo difficile come quello.
aveva mille donne se
Dieci anni dopo quella canzone sono nata io.
Oggi, però, è il compleanno di Gianni, quello che ha trascorso gran parte della sua vita a bordo di un treno.
cantava «Help» e «Ticket to ride»
Auguri, papà!
Il (mio) lato b
Se entro l’ora di pranzo partorisco, le offro da bere.
Cinque anni fa, più o meno a quest’ora (era una domenica, proprio come oggi), mi rivolgevo così all’infermiere che stava per accompagnarmi in sala parto dopo una notte insonne e molto di più (i particolari pulp preferisco risparmiarveli).
Poco dopo l’ora pranzo ho partorito (finalmente), ma non ho mai offerto da bere a quell’infermiere.
Per i cinque anni di Fabrizio ho deciso di ricordare questo buffo episodio perché, a volte, nei momenti difficili viene fuori il mio lato buffo, un lato b decisamente particolare come testimonia anche questa foto (si capisce che mi scappa da ridere, vero?):
Auguri Fabrizio!
La mia ragazza sempre
Domenica mia madre compie 60 anni.
Qualche sera fa mi dice al telefono: “Sai che papà vuole organizzarmi la festa?”.
La festa? E di che?
“Dice che i 60 vengono una volta sola”.
Sessanta? Ha detto proprio sessanta.
Sono tanti? Sono pochi? Il fatto è che non riesco a pensare che li abbia.
In fondo è la mia ragazza.
Quella della foto scattata a Roma, quando aveva 18 anni, e che mi ha sempre mostrato con orgoglio o quella della foto che papà le ha scattato al mare, quando io avevo un anno.
In fondo è la mia ragazza, sempre.
Te lo leggo negli occhi
C’è una cosa che non avrei mai creduto potesse accadermi, prima della nascita di Fabrizio.
Che nei suoi occhi potessi ritrovare la mia storia (non solo quella di questi ultimi quattro anni) e quella (nostra) non ancora vissuta.
Quando i suoi occhietti mi interrogano, senza parlare, esigono una risposta ben precisa. Che non sempre sono in grado di dare.
Una bella sfida, ogni giorno.
Come mamma, come persona.
Buon compleanno, Fabrizio!!!
Che i tuoi occhi possano guardare sempre con la speranza di chi osserva per la prima volta.
Di sana e robusta Costituzione
Giovanni è mio padre. Per i suoi anni è ancora di sana e robusta Costituzione.
Mio padre oggi compie gli anni. Tanti quanti la nostra Carta costituzionale.
Lunga vita a Giovanni e alla Costituzione.
Tre piccoli passi
Tre piccoli passi sono tanti per te. E sono pochi per me per doverti spiegare tante cose: la Storia di questi anni e la nostra storia.
Un quadernetto con la copertina rigida ed un blog. Due oggetti lontani nel tempo, due modi di raccontare diversi. Eppure è lì che troverai la tua memoria, anzi la nostra.
Idee e appunti in ordine sparso stanno dando vita ad un album di famiglia insolito. Non sono mai riuscita a tenere un diario, perché ho sempre avuto la sensazione che una volta fissato un pensiero, un ricordo sulla pagina, quelle parole rimanessero intrappolate perdendo la loro bellezza.
Il quadernetto non è un diario: è una traccia di me che dovrai ripercorrere.
E’ nata così anche l’idea di questo blog: raccontando altre storie racconto la mia.
Magari un giorno li leggeremo insieme oppure sarà da solo a ripercorrere queste storie.
Un piccolo esercizio per non dimenticare chi sono o chi ero, per aiutarti a scoprire tua madre da un altro punto di vista. Quello che sono stata prima dei tuoi ricordi.
Buon compleanno, Fabrizio.


1 comment