Fumo di Londra
Cento giorni (e cento notti…no, quelle le cantava Caterina Caselli) alle Olimpiadi di Londra, un evento sportivo di grande impatto mediatico ed economico.
Le mie estati sono state spesso scandite dai Giochi: chissà dove è finito il poster di Mosca ’80, quando sognai di saltare in alto insieme a Sara Simeoni, e poi Los Angeles ’84 o Seuol ’88, quando invece mi svegliai all’alba per seguire la cerimonia di apertura e qualche gara (la cosa destò non poca preoccupazione in famiglia, visto che non sono mai stata una sportiva. al massimo una sportiva da divano e telecomando).
Sono passati gli anni, sono cresciuta, ma quella passione per i cinque cerchi non è mai passata e, negli ultimi giorni, sono rimasta molto colpita da tre diversi modi (per tre diversi segmenti di mercato) di comunicare le Olimpiadi:
- Sky, tv ufficiale dei giochi, accompagna gli abbonati verso gli ultimi cento giorni con una serie di approfondimenti ed una copertura informativa da grande abbuffata (se vi è sfuggito, leggete qui);
- Federica Pellegrini, nuotatrice molto amata anche dalla cronaca rosa, posa per la campagna pubblicitaria di una nota marca di intimo sollevando qualche pettegolezzo. Proprio lei che fece il “gran rifiuto” diventa nella pubblicità la portabandiera dello stile italiano caricando, secondo me, il corpo dell’atleta di altri significati che non siano quelli che di solito gli attribuiamo (negli ultimi anni le atlete – Sharapova e Williams solo per fare i nomi più noti – hanno dimostrato che essere sportive non vuol dire necessariamente non essere femminili).
- Procter & Gamble commissiona uno spot punta sulle mamme degli sportivi (ha ragione Loredana Lipperini, qualche lacrimuccia è scappata anche a me e sono d’accordo con quello che scrive oggi Giovanna Cosenza a proposito della quasi non presenza dei padri nello spot).
leave a comment