Nonvogliomicalaluna

#buoneprassi, una questione di famiglia

Pubblicato in Ciao, sono io da maracinque il dicembre 11, 2011

 Due anni fa (era l’11 dicembre 2009) nasceva questo blog.

Nel mio primo post  scrivevo a proposito del nome:

E perché poi scegliere il titolo di una canzone? “Non voglio mica la luna” è quella che comunemente definiamo una “canzonetta”, eppure quel titolo mi ha fatto riflettere.

Era il febbraio 1984. Io avevo otto anni e dal palco di Sanremo Fiordaliso cantava – tanto per citare alcuni versi – “Vorrei due ali d’aliante/Per volare sempre più distante/E una baracca sul fiume/Per pulirmi in pace le mie piume”.

Io non voglio pulirmi le piume, voglio soltanto creare uno spazio di condivisione e/o di confronto (si sarebbe detto qualche anno fa) sulle questioni di genere, sulla generazione ”bamboccioni” con un occhio di riguardo alla comunicazione (ma questa è deformazione professionale).  

Il mio “Non voglio mica la luna” è un tentativo di ritorno alla normalità in tutte le cose del nostro quotidiano.

Da allora sono passati due anni, appunto, e 116 post, ma soprattutto il blog – come ho avuto occasione di scrivere più volte – mi ha dato la possibilità di fare rete con altre donne. Oggi voglio festeggiare questo compleanno 2.0 con una riflessione per “Commuoviamoci, correggiamoci“, il nuovo blogging day nato da un’idea di mammamsterdam per la rete di #donnexdonne come contributo alla manifestazione odierna di SNOQ – Se non ora quando.

Il tema è quello delle #buoneprassi e la mia testimonianza tocca più di una generazione della mia famiglia.

Posso affermare, quasi con precisione matematica (ma io ho fatto il classico, quindi andiamoci piano…), che le #buoneprassi in e di famiglia mi accompagnano sin dalla nascita.

Sono nata, infatti, in una famiglia dove le donne costituivano una rete fortissima di welfare. Ho vissuto per molti anni a strettissimo contatto con i nonni ed i bisnonni (esperienza che, nel suo rovescio della medaglia, mi ha fatto conoscere sin da piccola i dolori della vecchiaia).

Le donne della mia famiglia sono state una nonna che oggi definirei vintage, ma che da giovane sembrava Antonella Ruggiero quando cantava Vacanze Romane con i Matia Bazar (questa, però, è un’altra storia che meriterebbe uno spazio ad hoc) ed una bisnonna silenziosa, dai capelli lunghissimi che io ricordo sempre in cucina. Erano loro che aiutavano mia madre nell’accudirmi, ma è stata poi mia madre a prendersi cura di loro quando una si è ammalata troppo presto e l’altra è svanita nella nebbia della vecchiaia. Nessuna di loro lavorava se non in casa. Molto meridionale come stile di vita. Quella rete col tempo ha coinvolto anche gli uomini di casa che, in tempi diversi, hanno curato e accudito chi ne aveva bisogno.

Per me è naturale aiutarsi in casa, quindi mi è sembrata la cosa più scontata del mondo applicare quel “sistema” anche quando sono stata io a metter su famiglia. Non ho dovuto spiegare a mio marito come vanno certe cose perché c’era sintonia anche su questo. Non abbiamo fatto compromessi quando si è trattato di alzarsi in piena notte per dare il latte a Fabrizio, cambiargli il pannolino o preparare la pappa quando io ero al lavoro.

Una rete di #buoneprassi che stiamo insegnando a nostro figlio perché anche per lui la famiglia sia un posto dove imparare a stare bene insieme.

Una Risposta

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  1. [...] #buoneprassi, una questione di famiglia [...]


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