A Pa’
Oggi i giornali e il web ci ricordano l’anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini.
Oggi il caso ha voluto che mi imbattessi in queste parole che il sindacalista Giuseppe Di Vittorio pronunciò nel suo intervento al secondo congresso della cultura popolare, che si tenne a Bologna l’11 gennaio 1953. Mi sono piaciute ed ho pensato di utilizzarle per ricordare Pasolini, trentasei anni dopo:
Io non sono, non ho mai preteso, né pretendo di essere un uomo rappresentativo della cultura. Io credo di essere rappresentativo di quegli strati profondi delle masse popolari più umili e più povere che aspirano alla cultura, che si sforzano di studiare e cercano di raggiungere quel grado del sapere che permetta loro non solo di assicurare la propria elevazione come persone singole, di sviluppare la propria personalità, ma di conquistarsi quella condizione che conferisce alle masse popolari un senso più elevato della propria funzione sociale, della propria dignità nazionale e umana…La cultura non soltanto libera queste masse dai pregiudizi che derivano dall’ignoranza, dai limiti che questa pone all’orizzonte degli uomini: la cultura è anche uno strumento per andare avanti e far andare avanti, progredire e innalzare tutta la società nazionale…
“la cultura è anche uno strumento per andare avanti e far andare avanti, progredire e innalzare tutta la società nazionale…” Sarà per questo che in Italia si fa di tutto per affossarla.
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