Foggia, esercizi di resistenza
Ogni mio ritorno a Foggia è un esercizio di resistenza. Ai ricordi, alla città, al modo di vivere, al cibo, al traffico, al vento e al sole. Questo è il diario – in pillole - del mio ultimo esercizio:
Vento
E’ il benvenuto della città. Che sia estate o inverno, è la prima cosa che ti accoglie quando scendi dal treno.
Foggia è chella musica ca nasce int’e paise e ca more int’e ccase
addò se ferma o viento c’attraversa la campagna tutta spine e tutta rose
Troccoli
Tipico formato di pasta fresca. I troccoli stanno a Foggia come i tortellini stanno a Bologna. E di troccoli Fabrizio ha deciso di nutrirsi, a pranzo e a cena, per tutta la durata della nostra vacanza. Non c’era altra pasta che volesse mangiare. Piccolo terrunciello cresce…
Per me il compositore di Fedora, Andrea Chenier e Siberia (solo per citare alcune tra le sue opere più famose) è il foggiano per eccellenza. Mica quell’altro che gira il mondo facendo il napoletano…
Tu che viene ‘a Foggia e vuò fa’ o napulitano tu nun te si’ accorto ‘e niente
e Napule se sape tene o core e tene o mare e fa a fortuna ‘e chi s’a vende
e Foggia è sulamente terra antica e terra amara de rose e de canzone mai sentute
tu che viene ‘a Foggia e vuò fa’ o napulitano forse nun l’e conosciute
Il Conservatorio, il Teatro comunale ed una piazza portano il suo nome.
Quelle che vedete nella foto sono le panchine “metafisiche”, frutto di un azzardato e contestato restyling, dove gli anziani (i “papanonni” foggiani sono l’equivalente degli “umarells” bolognesi) si ritrovano. Faccio fatica ad immaginarli seduti lì sopra, poco riparati dal sole, mentre un tempo il giardino era molto più umbratile.
(Piazza) Padre Pio (pensaci tu…)
Dalle panchine metafisiche di piazza Giordano a quelle circondate dall’immondizia di piazza Padre Pio. La foto vale più delle parole.
C’è qualcuno, però, che meglio di me ha scritto e cantato di Foggia:

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