Tutta colpa di Drive in
Il colpo di stato (perfetto) è stato realizzato e nessuno se ne è accorto. Quasi nessuno perché Massimiliano Panarari – docente all’Università di Modena e Reggio Emilia e collaboratore di Repubblica e altri quotidiani – l’ha messo nero su bianco nel pamphlet “L’egemonia sottoculturale in Italia. Da Gramsci al gossip” (il titolo alla maniera di una Lina Wertmuller d’annata potrebbe impaurire, ma non è così), uscito quest’anno per Einaudi.
L’autore racconta come dalla categoria gramsciana del nazionalpopolare siamo precipitati nel nazionalgossiparo di Maria De Filippi, Simona Ventura e Alfonso Signorini, solo per citare alcuni degli artefici della sottocultura odierna.
Come è potuto accadere? Che fine hanno fatto gli intellettuali? Queste e molte altre domande trovano una risposta nelle centotrentadue pagine del libro.
Per Panarari tutto ha inizio con Drive in, definito il “manifesto idealtipico degli anni Ottanta”, “l’apoteosi più inedita e impressionante dell’individualismo”.
A questo punto è doverosa una testimonianza dell’epoca. A quei tempi io ero una bimbetta molto food e poco fast che la domenica sera guardava le ragazze fast food dimenarsi senza troppi pudori.
E’ da lì che il corpo femminile ha cominciato ad essere considerato merce in televisione, ma abbiamo assistito anche a siparietti di questo genere, ignorando quello che sarebbe accaduto qualche anno più tardi:
E dire che ricordo, come fosse ieri, quando una amichetta di scuola, durante una festa di Carnevale, ci comunicò compiaciuta che lei vedeva i cartoni animati su Canale 5. Di lì a poco anche il mio condominio si attrezzò per ricevere i canali della tv commerciale. Da allora nulla fu come prima.
Non voglio farla troppo lunga, quindi torno al libro soffermandomi su alcuni passaggi interessanti: il populismo mediatico di Striscia la notizia, il neo-neorealismo targato Maria De Filippi, i reality dove nessun talento è richiesto, l’infomotion di Porta a Porta, lo storytelling come forma postmoderna di propaganda, i settimanali Tv Sorrisi e Canzoni e Chi usati come armi di distrazione di massa.
Una considerazione a parte merita il ruolo della sinistra in tutta questa faccenda. Dov’era la sinistra, mentre la destra imponeva i suoi modelli culturali? Forse dormiva, come spiega Panarari. Oppure, più semplicemente “provate pure a credervi assolti, siete lo stesso coinvolti”.
A questo punto non rimane che sperare nella costruzione di narrazioni alternative. Per fare questo, ci ricorda l’autore, “non c’è bisogno di sacerdoti o druidi a sinistra, ma di interpreti del mutamento dei tempi”. Di intellettuali onesti.
Nota a margine
Ho un motivo in più per parlare di questo libro. Lo scorso 7 settembre l’ho presentato alla Libreria della Festa dell’Unità di Bologna insieme all’autore e a Piero Ignazi, direttore della rivista “Il Mulino” e politologo della nostra Università.
Serata bella e partecipata, nonostante la concomitanza della partita della Nazionale e del dibattito con Walter Veltroni qualche stand più avanti.
La presentazione del libro ha sancito il mio debutto alla Festa dell’Unità. In realtà, è stato un ritorno, visto che nel 2003 avevo fatto parte della redazione web e dell’ufficio stampa della Festa nazionale. Di quel mese trascorso al Parco Nord conservo bellissimi ricordi, come le cene alla piazza del buon ristoro, l’unico stand gastronomico dove con il buono pasto per i volontari potevi fare un pasto completo (ne sa ancora qualcosa il mio fegato), le domeniche trascorse a fare la rassegna stampa prima in via della Beverara e poi di corsa al Parco Nord alle riunioni di redazione, i sette articoli scritti nell’arco di un pomeriggio, l’intervista a Giglia Tedesco e a Oscar Luigi Scalfaro sull’8 settembre.
Per questo sentir risuonare il mio nome e cognome dall’altoparlante della Festa è stata un’emozione non da poco.

[...] Tutta colpa di Drive in [...]
[...] sottoculturale: l’Italia da Gramsci al gossip” (del libro ne ho parlato già qui). I grassetti sono [...]