Nonvogliomicalaluna

Una città nel pallone

Posted in Punti di (s)vista by maracinque on agosto 20, 2010

Un post dedicato al calcio e alla mia città. Fatto insolito per chi non mi conosce abbastanza. Torno a scrivere di calcio, come tanti anni fa quando ero una liceale alle prime prove con la carta stampata. Torno a scrivere di calcio solo perché credo nei corsi e ricorsi storici. E questa potrebbe essere la volta buona.

Sarà un fischio di inizio molto particolare quello che risuonerà domenica per il Foggia Calcio. Un fischio che riporterà un’intera città indietro nel tempo. Indietro fino agli anni ’90.

Formidabili quegli anni – calcisticamente parlando – per Foggia. Una parabola di successi e speranze che si consumò più o meno nel corso di un decennio. L’Italia calcistica scoprì una città di provincia, per di più del Sud, in grado di proporre un calcio nuovo e sorprendente non solo per gli schemi tattici.

Foggia diventò una città nel pallone. Ubriaca di calcio, dove non si parlava d’altro da lunedì a lunedì, come se quel pallone fosse la cura dei suoi cronici mali. Una città ipnotizzata da un allenatore, quello Zdeněk Zeman che la dizione foggiana vuole che si pronunci rigorosamente con l’accento sulla a (cosa che ispirò anche il titolo di un libro), così distante dal cliché dell’allenatore del calcio italiano come poi dimostrò anche nelle esperienze successive.

Ormai lontana da Foggia e dedicandomi ad altro tipo di giornalismo, mi sono appassionata al ritorno della triade Casillo-Zeman-Pavone, gli artefici di quel miracolo, che ha riportato Foggia alla ribalta mediatica: quotidiani e tv nazionali (ultimo in ordine di tempo il resoconto alquanto snob e vagamente radical chic di una giornata nel ritiro della squadra che il Manifesto ha proposto il giorno di Ferragosto) hanno riacceso sogni e illusioni grazie ad una operazione nostalgia  in grande stile.

Non a caso sulla homepage del sito della società campeggia un primo piano di Zeman affiancato dallo slogan “I sogni diventano realtà”. Come se la città avesse continuato a cullare il desiderio di un ritorno della premiata ditta Zeman & co. per riscattarsi, per fare il salto di qualità, come se il calcio fosse la boccata d’ossigeno necessaria a rianimarla. O la droga che stordisce. Fino all’amaro risveglio.

Presa da un inarrestabile flusso di coscienza, come se Zemanlandia fosse la mia madeleine, mi sono tornati in mente alcuni aneddoti: l’autografo che chiesi a Zeman nel corridoio del mio liceo di buon’ora, prima dell’inizio delle lezioni (suo figlio frequentava la mia stessa scuola, ma in classi diverse); la mia prima censura giornalistica, quando in un articolo espressi giudizi poco positivi sull’intoccabile Presidente ed il direttore del giornale si affrettò a limare il pezzo; le interviste alle squadre ospiti nell’affollatissima hall dell’Hotel Cicolella, rimaste impresse su un vecchio registratore finito chissà dove.

2 Risposte

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  1. anna potito said, on agosto 23, 2010 at 4:17 pm

    anch’io son tornata indietro nel tempo, come avrai visto è andata bene.
    brava Mara
    a presto anna Potito

  2. [...] Una città nel pallone [...]


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