Quattro chiacchiere con…Sarti Antonio, sergente
Per lui Bologna non ha segreti. Così come i lettori sanno tutto di lui: soffre di una tremenda colite, beve il caffè, ma solo quello fatto con la sua moka, ama le belle donne.
Sarti Antonio, sergente, è il protagonista di questo nuovo appuntamento.
Con lui, grazie anche a Loriano Macchiavelli, ho parlato di letteratura, investigatori e tv.
Allora ispettore, soffre sempre di colite?
Intanto diciamo subito che ispettore non lo sono ancora e forse non lo sarò mai. Sono nato sergente e sergente sono rimasto per trent’anni.
La colite: se è vero quanto il mio medico va dicendo da trent’anni e più, la mia è colite spastica di origine nervosa. Unica cura: cambiare mestiere. Si può alla mia età? Poi, che vado a fare? Se qualcuno ha un suggerimento, io sono qui.
E con le sigarette? Ha mai pensato di smettere di fumare?
Come lei sa, io non fumo e mi danno fastidio coloro che fumano, ma non ci posso fare niente, ho da fare sempre con qualcuno che fuma. Prendiamo Felice Cantoni, il mio collega autista. Gliel’ho detto: “Smettila di fumare sull’auto 28. Non mi va”. E lui, niente. Appena scendo, accende una sigaretta e poi, quando glielo rinfaccio, giura e spergiura di non aver fumato. “Allora cos’è la cicca che sta sotto i tuoi piedi?”
Il caffè lo fa sempre con la moka?
L’unico caffè degno di chiamarsi caffè, è quello fatto con la MIA moka e la MIA miscela. Certo, ci sono dei bar che fanno un caffè decente. Pochi, se devo essere sincero. Per questo quei pochi me li tengo cari.
In questo momento sta seguendo una indagine particolare o l’ispettore capo Raimondi Cesare la tiene in ufficio a sbrigare un po’ di pratiche?
Sto cercando di rintracciare tre ragazzi che sono scomparsi, un bel pomeriggio d’estate, e di loro non se ne sa più nulla. Sono usciti di casa per una gita sui colli di Bologna e nessuno li ha più visti. Un bel mistero.
Quali caratteristiche deve avere un buon investigatore?
Lo chiede a me? Lo chieda a un buon investigatore. O a una buona investigatrice tipo Giorgia Cantini. Sei lo sapessi, a quest’ora chissà dove sarei.
Cosa ne pensa dei suoi colleghi Montalbano e Coliandro? Li ha mai conosciuti? Le piacerebbe lavorare insieme a loro?
Mi è capitato di incontrarli e provo molta invidia. Per questo è meglio che ognuno di noi, io e loro, viaggi nel proprio mondo senza interferire con il mondo degli altri.
Si riconosce nella Bologna di oggi? E’ molto cambiata dalle sue prime indagini?
La Bologna di oggi mi fa molto male. Mi capita di passeggiare per le strade del centro storico e di non riconoscere la gente che incontro. Tutti con un grugno così, incazzati, incattiviti, non un sorriso… Certo, viviamo in tempi bui e sorridere è uno sforzo sovrumano, ma un accenno, dio santo! Non riconosco nessuno, e sarebbe normale: non si può conoscere il mondo. Il guaio è che non riconosco neppure i luoghi. Cosa accidenti è accaduto? Sono invecchiato troppo in fretta? Forse è per questo che le mie ultime storie si svolgono fuori.
Pensa che nell’espressione “un poliziotto, una città” si possa racchiudere l’esperienza, il mondo di Sarti Antonio?
Direi di sì. Io credo di aver fatto conoscere profondamente Bologna a molti che la conoscevano superficialmente o che credevano di conoscerla. Sono arrivato a parlare di Bologna perfino in Giappone. Le sembra poco? Io, un poliziotto. Una città, Bologna.
Torniamo al suo privato. Che libri legge? Le piacciono i polizieschi?
A sentire il mio autore, io, inteso come Sarti Antonio, sergente, leggo poco e leggo male. Ma quello è solo invidioso. Vorrei chiedergli: quando ce l’ho il tempo? Tu ne hai e puoi permetterti Cervantes, la Bibbia, Buzzati, Ed Mc Bain e Calvino. E fin qui lo potrei seguire, se ne avessi il tempo. Ma Borges, Nietzsche, Nolte, Heidegger… Due palle!
E la tv? Cosa guarda? Cosa pensa dei telefilm made in Usa tipo Csi, Criminal minds?
Se potessi non al guarderei: mi guasta la digestione. Dei telefilm made in Usa penso che o quelli vivono in una altro mondo o sono due secoli avanti a noi. Il che poi è la stessa cosa.
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